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Summit di Singapore: vescovi coreani, «cambiamento di rotta per la pace nella penisola»

«Un vertice per la pace chiuso con successo». Lo scrive l'arcivescovo Igino Kim Hee-joong, presidente della Conferenza episcopale coreana. Il nunzio: «Una pagina molto importante per quest'area».

La stretta di mano tra Trump e Kim (Foto Sir)

«Attraverso questo vertice, i due Paesi hanno superato le loro lunghe relazioni ostili e firmato un passo storico per la denuclearizzazione della penisola coreana, nonché un cambiamento di rotta per la pace nella penisola coreana. Questo è veramente un traguardo meraviglioso». L'arcivescovo Igino Kim Hee-joong, presidente della Conferenza episcopale coreana, ringrazia Kim Jong-un e Donald Trump che hanno favorito il processo di pace e di unità «attraverso il dialogo»: «Apprezziamo anche gli sforzi del presidente Moon Jae-in e del nostro governo per aver sostenuto un grande vertice». «Sulla scia dei colloqui del vertice di oggi, ci auguriamo che la comunità internazionale promuova e sostenga la precedente dichiarazione della penisola coreana e la firma degli accordi di pace», aggiunge: «Accolgo con favore l'esito positivo del vertice e attendo con impazienza la soluzione pacifica della penisola coreana con tutto il nostro popolo attraverso questo incontro. La pace non è data mai per sempre, ma deve sempre essere costantemente raggiunta».

Commento positivo anche dal nunzio apostolico in Corea del Sud e Mongolia. «A Singapore è stata scritta una pagina molto importante che segna l'inizio di un cammino di pace», ha dichiarato mons. Alfred Xuereb, a Vatican News. «Potete immaginare con quanta trepidazione il popolo coreano e la Chiesa qui in Corea stia vivendo questi momenti davvero storici», racconta il nunzio, rilevando che si tratta dell'«inizio di un cammino ancora lungo e arduo ma abbiamo speranze, perché l'inizio è stato molto positivo, molto buono». «Siamo passati da parole forti, come ‘fuoco e furia', ‘devastazione completa' della Corea del Nord, a parole distensive, che parlano di pace, di relazioni basate sulla concordia, quindi siamo veramente pieni di speranza e di fiducia». «La Chiesa - prosegue mon. Xuereb - sta vivendo con grande fede questo momento. Come tutti ormai sanno, ogni martedì nella Cattedrale della città di Seoul c'è un momento di preghiera. Siamo fiduciosi che la Madre Celeste, a cui è dedicata la cattedrale, non potrà non ascoltare la preghiera accorata di questo popolo». Sottolineando come «è molto bella l'iniziativa dei vescovi coreani di lanciare una novena, una preghiera tra il 17 e il 25 giugno, ogni giorno con una diversa intenzione di preghiera», il nunzio ribadisce che «la Santa Sede vuole appoggiare qualsiasi possibile iniziativa a favore del dialogo e della riconciliazione, approfittando anche di portare la Buona Novella del Signore Gesù che è Signore di tutti». «La nostra speranza», conclude, è «permettere al popolo della Corea del Nord non solo di godere della prosperità, di benefici economici, ma in modo particolare di beneficiare della vita spirituale, di fede, che dà un po' la tonalità a tutto quello che si vive in seguito».

Fonte: Sir
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