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Vescovi Centrafrica: coesione, dialogo, perdono e riconciliazione

«Coesione sociale, rispetto reciproco, dialogo, perdono, riconciliazione nella giustizia e nella verità». È l'auspicio espresso dai nove componenti della Conferenza episcopale centrafricana, nel messaggio di inizio anno, rivolto agli uomini e alle donne di buona volontà.

Dal 2013 ad oggi in Centrafrica «il dolore e la sofferenza proseguono, ma poco a poco stiamo imparando a non farci più la guerra, a rispettarci vicendevolmente, a intravedere un futuro comune», scrivono i presuli. Ai giovani esprimono l'incoraggiamento a «restare padroni del vostro destino» e a vincere, nonostante la mancanza di formazione adeguata e la disoccupazione, «la tentazione di raggiungere i gruppi armati». Ai genitori l'invito a «inculcare nei figli i valori essenziali della pace, dell'amore e del rispetto dell'altro» con il proprio esempio, e a lottare contro il lassismo. «Vi preghiamo di deporre le armi», chiedono ai combattenti dei gruppi armati, «insieme accogliamo la sfida dello sviluppo creando le condizioni adeguate per la libera circolazione dei beni e delle persone», la «promozione della sovranità e dell'unità nazionali». «Il Centrafrica muore», scrivono i vescovi ai leader politici, chiedendo loro di «superare gli interessi personali e di parte» e di «promuovere l'unità intorno ai valori repubblicani».

I presuli rivolgono inoltre la richiesta di «un dialogo nella verità» in vista delle «prossime elezioni». Il ringraziamento, infine, alla comunità internazionale e l'invito a «sostenere il governo di transizione nel ristabilimento della pace». Nel messaggio vengono evidenziati alcuni «segni di speranza». L'evoluzione positiva delle condizioni di sicurezza e umanitarie: «In alcune città sta gradualmente tornando la sicurezza»; lo «slancio verso la coesione sociale» per cui «le comunità musulmane e cristiane che si sono scontrate iniziano a parlarsi»; il risveglio spirituale, con una crescente partecipazione alle liturgie, e la ripresa del funzionamento dell'amministrazione, ancorché «con difficoltà», su tutto il territorio. «Questo impegno al servizio della nazione - osservano i vescovi - permetterà non solo il ristabilimento dell'autorità statale, ma anche la vicinanza ai cittadini».

Tuttavia, fanno notare, «le forze del male sono ancora all'opera». A partire dall'odio che «provoca divisione» in località come Bangui, Bambara, Bahala, Kabro etc. Grave anche il mancato rispetto per la vita umana. «Alcune persone accusate di stregoneria vengono sepolte vive». Troppi i delitti passionali e i regolamenti di conti. I presuli esprimono grave preoccupazione per i gruppi armati non convenzionali «che continuano a reclutare giovani che drogano e utilizzano contro la pace, l'unità e il bene comune».

Fonte: Sir
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