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Aylan e Amro Salah, due testimoni di questo nostro tempo

Due bambini, due storie. Da un parte il piccolo curdo Aylan trovato morto sulla spiagga di Bodrum. Dall'altra un bambino malato di cancro, Amro Salah, che il generale al-Sisi ha voluto accanto a sé all'inaugurazione del nuovo Canale di Suez, lo scorso 6 agosto. La testimonianza del francescano egiziano padre Ibrahim Faltas, molto conosciuto anche in Toscana.

L'immagine del bambino curdo morto sulla spiaggia di Bodrum (Foto Sir)

L’immagine di Aylan, il bimbo siriano trovato privo di vita sulle spiagge di Bodrum, ha fatto il giro del mondo, sollevando una forte indignazione da parte di tutti, per una tragedia che sicuramente si poteva evitare. Ancora una volta un bambino, mette in discussione la coscienza di tutti,  che inevitabilmente ci pone dinnanzi all’interrogativo supremo di dove sia finita l’umanità?

Dinnanzi a migliaia di persone che fuggono dalla violenza della guerra, la cronaca giornaliera ci fornisce numeri e tragedie  che si ripetono quotidianamente, facendoci quasi dimenticare che dietro ad ogni uomo, ad ogni donna, ogni bambino c’è una storia di vita, un sogno di continuare a vivere nel diritto di ogni singolo uomo, nella rispetto della dignità di ciascuno.

Migliaia e migliaia di siriani, iracheni, curdi, afghani, palestinesi, fuggono dalle loro terre devastate dall’invasione dell’Isis, che ha trovato grandi spazi e possibilità di confermarsi nella loro cruenta violenza, durante gli anni precedenti, quando si inneggiava alla benvenuta Primavera Araba, che purtroppo ha portato  solo a questa situazione incontrollabile e ingestibile. L’Occidente dava una lettura della Primavera Araba, come una nuova ondata di democrazia e di libertà per tutte queste popolazioni, le stesse popolazioni che oggi chiedono aiuto all’Europa, la quale si trova impreparata e divisa nella sua stessa Unità Europea a far fronte a questo grido dell’umanità.  Le immagini dei reportage televisivi che arrivano dall’Europa, fanno rabbrividire, quando si vede gente ammassata nelle stazioni o marchiati con codici sulle loro braccia!

Se si pensa che paesi poveri in confronto ai paesi Europei come la Giordania e il Libano, hanno accolto milioni di iracheni, siriani e palestinesi, nelle loro terre!

Un grande gesto di solidarietà è arrivato anche dall’Egitto dal miliardario Naguib Sawiris, che si offre di acquistare un’isola nel mediterraneo, per dare una terra e un lavoro ai profughi. Non è un gesto che può apparire di megalomania, ma Sawiris, sa bene cosa poteva accadere al suo paese, l’Egitto, se il potere dei fratelli musulmani fosse continuato.

Io sono egiziano, e nei due anni dopo la caduta di Mubarak e il governo dei Fratelli Musulmani, che hanno trovato spazio di imporsi a seguito della primavera araba, ricordo molto bene l’oscurantismo, la violenza, che era presente in Egitto,  che è stata fermata con le nuove elezioni che hanno messo a capo della nazione egiziana il generale al-Sisi, che ha ripristinato ordine e rilancio del paese. Mi rammarico molto quando alcuni giornalisti europei leggono tutto ciò come un golpe di stato!

Oggi gli Egiziani, di fronte all’immagine di Aylan, pensano che quel bambino di tre anni, poteva essere il loro bambino!

Sono stati i bambini egiziani i grandi protagonisti della festa d’inaugurazione che c’è stata il 6 agosto scorso per l’apertura del Canale di Suez.

Nel 2014 quando mi trovavo in Egitto, nelle televisioni egiziane viene dato il comunicato che entro un anno ci sarebbe stata l’apertura del nuovo canale di Suez, una vera impresa faraonica! Il primo canale di Suez venne costruito nel 1300 a.c. da Ramsete II. Oggi si è  voluta costruire una corsia lunga 35 km, che affianca l’esistente per permettere alle imbarcazioni di navigare in entrambi le direzioni contemporaneamente.

E l’impresa è riuscita, grazie alla grande determinazione a perseguire questo progetto che sicuramente rilancerà economicamente il paese. Ma la grandiosità di quest’opera sta nel fatto che è stata interamente realizzata da progettisti  ed ingegneri egiziani, migliaia e migliaia di operai hanno trovato lavoro nei cantieri e i finanziamenti sono stati raccolti dalla stessa popolazione egiziana, alla quale al-Sisi ha promesso un’interesse del 12% in cinque anni. In una settimana sono stati raccolti 62miliardi di ghinee, la gente si affollava davanti alle banche, bivaccando tutta notte, poiché volevano essere compartecipi di questa opera. Molte persone l’hanno fatto per interesse, ma molti di loro hanno contribuito per il bene del Paese.

Il 6 agosto 2015 è una data che ricorderò per sempre perché mai avevo visto il mio paese così in festa. Milioni di persone a seguire in televisione il discorso del Presidente al-Sisi, che ha voluto dare molti segni: ha ricevuto i capi di Stato, in abito civile, come segno di apertura e di dialogo, ha inaugurato il Canale di Suez con abito militare per dire al mondo che il canale è protetto dall’esercito egiziano contro il terrorismo.

Durante il suo discorso, seppure avesse uno scritto già pronto, si è rivolto alla popolazione e ai capi di stato presenti, con un discorso a braccio dove ha spiegato che questa opera viene inaugurata in una situazione  difficile per l’Egitto che si trova a combattere il terrorismo che vuole bruciare tutta la terra. È la costruzione di questo canale diventa una risposta bella a tutti quegli atti di ferocia e di terrorismo che vogliono annientare la popolazione egiziana. Gli egiziani vogliono vivere, lavorare essere protagonisti del nuovo Egitto, consapevoli della loro antica storia e civiltà.

Le immagini del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sull’ imbarcazione Mahroussa, tra le più antiche al mondo e che nel 1860 aveva già navigato nel canale di Suez, accompagnato da un bambino Amro Salah malato di cancro, ha fatto capire che quest’opera viene consegnata alla futura generazione e i bambini sono stati i protagonisti della festa, presenti all’evento con un coro formato dalle scuole di tutto l’Egitto, cristiani,  musulmani,  bambini di strada,  disabili, tutti insieme, a rappresentare il futuro volto della loro terra.

Tutta la popolazione al termine dell’inaugurazione si è riversata sulle strade, orgogliosi di essere egiziani, tutti sventolavano la bandiera con fierezza. Mai avevo visto in Egitto tanta gioia e felicità per un evento, tranne forse per qualche partita di calcio.

Anch’io con i miei nipotini mi sono mischiato tra la folla che in giubilo gridava: «Viva l’Egitto».

La popolazione si è sentita parte integrante della nazione e vuole bene al Suo presidente.

Questa mia breve testimonianza sulla risposta dell’Egitto al terrorismo, ci dovrebbe aiutare a riflettere sulla situazione di tutto il Medioriente. Lo ha detto bene Kinan Masalmeh, di 13 anni  un ragazzino siriano, dall’espressione  profonda dei suoi occhi e dalla gravità della sua voce, durante un'intervista in Ungheria ha lanciato un appello. «Fermate la guerra, la Siria ha bisogno di aiuto adesso».

L’appello di questo ragazzo rafforza la mia convinzione che oggi sia necessaria, più che in ogni altra epoca, un’economia «di solidarietà» la cui costruzione non può che provenire dal dialogo di tutti i popoli che condividono questo mondo. Dobbiamo lavorare per costruire  una nuova economia mondiale capace di saper interpretare il fabbisogno materiale delle popolazioni e rendere l’economia  in un senso più «umano».

Una sfida che ha urgenza di essere affrontata, per far cessare i tanti focolai di guerra e consegnare ai nostri giovani la visione in  un futuro, che possa guardare negli occhi di uno straniero e non chiamarlo più «nemico».

La comunità internazionale, tutti noi dobbiamo avere il coraggio che ebbe San Francesco: coraggioso da muoversi «dal necessario»  «al possibile» per poi ritrovarsi a fare «l’impossibile».

Aylan e Amro Salah, due testimoni di questo nostro tempo
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