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«Buona scuola», no al muro contro muro

«No al muro contro muro». Partiamo da qui. Si tratta dell’invito di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, a proposito del procedere della riforma della scuola.

Manifestazione del 5 maggio contro la «buona scuola» (Foto Sir)

Costruire il consenso sulle riforme è sempre stato difficile

Un invito accompagnato da una preoccupazione fondamentale: al centro del processo di riforma ci sono e ci devono essere i ragazzi, da mettere «nelle condizioni più giuste per una formazione adeguata».

È un richiamo al buon senso e in questa direzione c’è da augurarsi che vada avanti l’iter parlamentare, già arrivato ad approvare alcuni articoli della «Buona scuola».

Per evitare il muro contro muro, però, è indispensabile qualche passo avanti. Da parte del governo, dando sostanza alle stesse parole del premier che si è detto a più riprese disponibile a discutere e a migliorare il testo e da parte di chi si oppone alla riforma annunciata, cogliendo l’opportunità di varare almeno alcuni, se non tutti, i possibili cambiamenti nel mondo della scuola.

Capire «chi ha ragione» nel dibattito in corso non è assolutamente semplice. Le semplificazioni, purtroppo, non aiutano. Ad esempio, che dire sul «preside sceriffo«? E chi lo vorrebbe? Messa in questo modo si tratta di dire sì o no a un dirigente scolastico plenipotenziario, che «stabilisce la legge«: così fa lo sceriffo. Alla larga! Ma il governo dice che non si tratta di questo. Piuttosto - spiega - si affidano più responsabilità al dirigente per dare finalmente sostanza all’autonomia. E chi non lo vorrebbe? Finalmente le scuole con un qualche potere decisionale, sganciate dalle complesse e viscose pastoie burocratiche. Certo, la «chiamata diretta» degli insegnanti qualche problema lo pone e non è nato con la Buona scuola. Se ne discute da anni. Il bilanciamento degli organi collegiali (in questa direzione sembra andare l’approvato articolo 2) dovrebbe aiutare.

Allo stesso modo la questione della valutazione dei docenti. Sul fatto che debba avvenire sono d’accordo tutti. Ma come? Davvero la formula della Buona scuola mette a repentaglio la libertà di insegnamento, bene prezioso tutelato dalla Costituzione? Sinceramente è difficile crederlo.

È evidente che per uscire dall’impasse di posizioni contrapposte l’ideale sarebbe trovare un compromesso. Anche se, nel caso della scuola, pare non esserci. Perché le posizioni sono radicalizzate - ed è così da sempre - e perché sono tante.

C’è anche chi dice che in realtà la discussione si è vista poco. La «concertazione» - per usare un termine che sembra diventato d’altri tempi - non c’è stata. Il Movimento studenti di Azione cattolica, ad esempio, punta il dito sul poco coinvolgimento degli studenti e sulla mancata creazione di un clima di consenso nel Paese.

Questo è probabilmente il nodo: il clima di consenso, al momento, non si intravede pienamente. In passato, forse, non ci si sarebbe mossi da qui e la riforma sarebbe stata congelata. Adesso, invece - e le valutazioni si faranno soltanto dopo, magari ricordandosi l’invito da cui siamo partiti, pensando cioè al «punto di vista» del bene dei ragazzi - sembra profilarsi una strada diversa, quella per cui chi ha il dovere di governare, si assume la responsabilità delle riforme, anche se il consenso non è unanime. Il buon senso suggerisce che non esiste una riforma perfetta, ma la vita democratica consente sempre di riformare le riforme. È il bello della democrazia.

Fonte: Sir
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