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Caso Loris, distogliamo la sguardo...

Tace perché è stata lei ad uccidere il figlio. Tace perché «ha un'indole malvagia». Tace per la sua «cinica condotta». È una serie incalzante, quella che giunge dal verdetto del gip di Ragusa, Claudio Maggioni, sul silenzio di Veronica Panarello, che avrebbe «mentito sulla fondamentali circostanze» di aver accompagnato il figlio Loris a scuola il 29 novembre scorso.

Foto Sir

La mamma di Loris, dunque, resta in carcere e il suo legale, Francesco Villardita, preannuncia già il ricorso al tribunale di Catania. Nella sua ordinanza di custodia cautelare, con cui convalida il fermo della donna, il giudice per le indagini preliminari parla di «un quadro indiziario di rilevante gravità». Secondo la ricostruzione del Gip, Veronica Panarello «ha avuto il tempo e l'occasione per uccidere il figlio strangolandolo». «Ha avuto il tempo e l'occasione per gettare il corpo esamine del piccolo Loris nel canale di scolo dove è stato trovato» nel pomeriggio del 29 novembre scorso. Potrebbe avere il tempo e l'occasione, sentenzia inoltre l'accusa, non solo di tentare la fuga, ma anche di «commettere gravi delitti della stessa specie», visto che c'è un altro bimbo in casa.

Dopo il «vampirismo» delle televisioni, attraverso le quali l'omicidio del piccolo Loris continua ad essere vivisezionato dai soliti noti, «compagnie di giro» - così definite dal critico Aldo Grasso - che invece di cercare la verità sembrano infierire su tragedie come queste per cercare la propria sopravvivenza (come scrive Elias Canetti nel libro «Potere e sopravvivenza») - oggi, ad analizzare il linguaggio senza pietà che si è scelto di utilizzare, avvertiamo un disagio profondo. Fermo restando il dovuto rispetto per le conclusioni degli inquirenti, che non ci sogniamo neanche lontanamente di discutere, ci permettiamo sommessamente di ricordare che dietro certi «silenzi» c'è una coltre di impenetrabilità di fronte alla quale è opportuno, in certi momenti, distogliere lo sguardo e fare un passo indietro. Non solo per la presunzione di innocenza a cui ha diritto chiunque, fino all'ultimo grado di giudizio. Ma perché le parole sono pietre, e anche in caso di accertata colpevolezza degli imputati non potranno mai restituire il peso specifico di storie personali segnate dal dolore, dallo smarrimento, dalla fragilità e dalla solitudine a volte senza ritorno. La salma del piccolo Loris non sarà restituita alla sua famiglia prima della prossima settimanamani».

Sir

Fonte: Sir
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