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Cent’anni fa la guerra che ha determinato il mondo attuale

Cent'anni fa l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, concepito dalle èlites europee come il compimento della lotta per le indipendenze nazionali.

Percorsi: Italia - Militari - Pace
Parole chiave: Grande guerra (5)
Entrata in guerra dei solddati italiani il 24 maggio 1915

Il 28 giugno 1914, sotto i colpi della rivoltella di Gavrilo Princip rimasero colpite a morte l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono imperiale di Vienna, e la sua consorte. Fu l’occasione colta immediatamente dal governo austro-ungarico per dare una lezione alla Serbia, ritenuta la responsabile politica e morale dell’attentato. La Serbia era disposta a qualsiasi concessione che garantisse l’Austria: tutto fu inutile e fu la guerra. Russia, Francia ed Inghilterra da una parte; Austria, Ungheria e Germania dall’altra. L’Italia rimase neutrale per un anno e il 24 maggio 1915 entrò nel conflitto europeo dalla parte dei francesi e degli inglesi.

La Prima Guerra Mondiale fu concepita dalle èlites europee come il compimento della lotta per le indipendenze nazionali. Soprattutto in Italia il secolo diciannovesimo finì con questa guerra e con l’acquisizione di Trento, Trieste e delle città italiane della costa dalmata e croata al Regno d’Italia.

Ma chi furono i grandi sostenitori dell’entrata in guerra dell’Italia? Il 2 dicembre 1914 la prima armata austriaca occupò Belgrado. Il giorno successivo Antonio Salandra, Presidente del Consiglio, dichiarò in Parlamento: «L’Italia armata è pronta ad ogni evento». Pochi giorni prima, il 24 novembre dello stesso anno, un combattivo e anticonformista giornalista socialista, Benito Mussolini, venne espulso dal Psi. La sua colpa era l’aver attaccato il suo gruppo dirigente per aver sostenuto la neutralità dell’Italia. Mussolini era per la guerra. Così come gli intellettuali fiorentini che avevano segnato con i loro nomi il dibattito culturale dell’Italia nei primi anni del Novecento: Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, sindacalisti rivoluzionari come Filippo Corridoni e Alceste De Ambris. Pittori e scultori come Ottone Rosai, Ettore Ximenes, Pietro Canonica e il principe dei letterati del tempo Gabriele D’Annunzio. In Francia ci furono degli intellettuali e scrittori che parteciparono al conflitto, animati da un intenso amore patriottico, come Leon Bloy, che morì nei primi mesi di combattimento.
Perché molti intellettuali ed artisti appartenenti a fronti diversi (per esempio Thomas Mann in Germania) erano favorevoli allo scontro armato? La guerra era vista in quel contesto storico – come la definì Filippo Tommaso Marinetti – «l’igiene del mondo». Marinetti, fondatore della corrente artistica del Futurismo, aveva iniettato nel circuito intellettuale dell’Europa un modo di conquistare il rinnovamento delle classi dirigenti e dei costumi sociali molto simile alla «rottamazione». Praticamente le nuove generazioni erano bloccate nell’ascesa al potere. L’Europa era governata quasi totalmente dalle monarchie. Le classi dirigenti si rinnovavano per cooptazione. La guerra avrebbe frantumato il vecchio mondo per sostituirlo con giovani uomini in grado di fare meglio di chi li aveva preceduti.

In Italia molti di coloro che erano stati «scoperti» dal talento speculativo di Giuseppe Prezzolini – come Carlo Stuparich e Cesare Battisti – entrarono in armi con l’ardore del poeta e del patriota, con grande determinazione. Stuparich  nel novembre del 1915 descrive il luogo dove egli si trova al fronte con questi versi: «Foglie gialle cadute / per troppa secchezza / segnano l’asprezza / di grandi aree mute / il cielo è azzurro di profondità / le cose sono ferme e recise. / Passò un respiro d’eternità / in queste solitudini derise».

Anche Giuseppe Ungaretti fu un soldato che con la sua straordinaria vena poetica scrisse parole memorabili nella loro apparente semplicità: «D’improvviso / e alto / sulle macerie / il limpido / stupore / dell’immensità». Quasi a voler testimoniare una tragedia cosmica che costò alla fine  15 milioni di morti tra militari e civili. Aveva ragione Benedetto XV: «La guerra fu un’inutile strage. Tanto più che dalle trincee sorse un cataclisma politico che travolse l’impero austriaco, quello tedesco e quello russo». Il Papa aveva visto giusto, anche perché la prima guerra mondiale partorì il Comunismo (Russia- 1917), il Fascismo (Italia - 1922) e il Nazismo (Germania - 1933)

Stupirà sapere infine che tra gli interventisti ci furono due grandi politici democritici cristiani come Giovanni Gronchi, Attilio Piccioni e dei formidabili militari cattolici come Giuseppe Donati e Igino Giordani, decorati al valor militare. Tra i sacerdoti furono decorati di Medaglia d’argento al valor militare preti come don Giovanni Minzoni, don Primo Mazzolari ed il nostro don Giulio Facibeni. Il 24 maggio di cento anni fa iniziò una guerra che con l’intervento degli Stati Uniti d’America diventò mondiale. Una guerra che è all’origine della seconda Guerra Mondiale e, nel bene e nel male, del mondo in cui oggi viviamo.

Cent’anni fa la guerra che ha determinato il mondo attuale
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