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Città d'arte, degrado civile e degrado urbano

Dunque, anche il ministro Franceschini sembra essersi convertito ai «contatori per i turisti» nelle piazze d’Italia. Venezia, Firenze, Roma, non reggono più all’urto della massificazione dei visitatori. È ormai impossibile godersi la Fontana di Trevi, traversare il Ponte Vecchio, entrare in San Marco scendendo dal vaporetto.

Percorsi: Firenze - Lucca - Pisa - Siena - Turismo
Turisti in coda per la visita della Cattedrale di Firenze

Di una regolamentazione degli accessi, fra chi si occupa di conservazione delle città storiche, se ne parlava con preoccupazione predittiva fin dagli anni ’80 del secolo scorso. Giovanni Klaus Koenig, docente nella facoltà di architettura di Firenze, sulle pagine de «La Nazione» (1989) scrisse che «se non avessimo progettato e delineato nuove strategie alternative per il turismo, ne saremmo rimasti soffocati molto presto». Koenig studiava la città e i suoi mutamenti, progettava jumbotram a Milano e autobus speciali per fluidificare la mobilità urbana. Già allora erano maturi i sintomi sui difficili destini delle città che puntavano sulle culture «monovalenti» della rendita di posizione (il turismo per Venezia e Firenze).

Più tardi, nell’ormai lontano 1998, proprio a Firenze, all’Accademia delle arti del disegno, organizzammo il primo Colloquio internazionale sul «degrado urbano», concludendo così: «Da più parti e con motivazioni diverse, l’allarme per il degrado dei monumenti e dello spazio urbano si è fatto intenso e martellante. Le istituzioni deputate al contenimento del fenomeno sembrano sempre più ìmpari alla dimensione e alla gravità del degrado, che appare oggi davvero irreversibile. È certo, comunque, che sembra mancare un soggetto capace di riassumere i tanti segmenti istituzionali contemporaneamente operanti (spesso in direzioni e con prospettive divergenti) e persino di registrare e comprendere un fenomeno così vistosamente offensivo».

Tornare oggi sul problema, a distanza di anni, addolora profondamente e irreversibilmente per l’ulteriore aggravarsi del fenomeno che non può non ricondursi all’insufficienza di «governance», intesa, appunto, come inadeguatezza dell’insieme di principi, di regole e di procedure che riguardano la gestione della realtà del fenomeno turistico.

Come si è giunti a tanto degrado, a tanta insensibilità, a tanta volgarità? Se il turismo (sostanzialmente cancellata la tradizione industriale meccanica, elettronica, di telecomunicazioni, che era pur nobilmente presente nell’area toscana) è diventato la ricchezza monovalente della città e tutti vi emungono - direttamente o con l’indotto - è forse il caso di ricordare che allora va governato, studiandolo, analizzandolo, curandolo; fors’anche con provvedimenti specifici di «indirizzo» e di «polizia turistica» che abbiano autorevolezza e capacità prescrittive. Cosa significa ormai, se non un inutile slogan, «tolleranza zero»? Carabinieri e polizia di stato sono oggettivamente più presenti nel cuore della città, ma hanno altre funzioni istituzionali rispetto alla maleducazione, alla volgarità, alla strisciante offesa del monumento, del decoro, della perdita di civiltà. Né si dica che che si tratta solo di un problema di generale decadimento di civiltà contro cui nulla è possibile se non una diversa educazione e civilizzazione: certo, c’è anche questo. Ma, ripetiamo, nel cuore della città, ove saturo e allarmante è il fenomeno turistico (che ha espropriato il centro ai cittadini) occorre provvedere con qualcosa di specifico che sembra afferire ad una specializzazione della polizia urbana. Se le risorse del turismo son cresciute - e son cresciute, per pubblica ammissione - si studino provvedimenti e investimenti ad hoc. Per quanto riguarda la Toscana Firenze è allo stremo, ma presto toccherà a Pisa, Siena, e poi San Gimignano, Volterra, Cortona, Pienza...

Certo, non è con le secchiate d’acqua, con le sistole, che si risolve il problema; e la «Carta del turista», summa di buone regole sembra pleonastica per quei princìpi che dovrebbero stare alla base della civile convivenza. Mentre un nuovo comportamento si affaccia nella complessa dinamica del fenomeno: il pericoloso «fai da te» della gente, a difendere la propria piazza e il proprio spazio. Gli «appelli» (come quello fiorentino per piazza Indipendenza) si faranno sempre più frequenti, con potenziali pericolosi risvolti per l’ordine pubblico. Il problema non è da sottovalutare e va affrontato con approccio progettuale con più competenze, specialistiche, prescrittive e repressive. Ma due cose essenziali vanno messe immediatamente in agenda: la regolamentazione dei flussi turistici (rendendo obbligatorie le prenotazioni e controllando gli arrivi dei bus turistici; l’adeguamento della polizia urbana preposta al turismo, le cui risorse aggiuntive dovrebbero esser trovate, diffusamente, da tutte le presenze turistiche in area urbana. Insomma, il «consumo della città» va risarcito!

Si ricordi: lo spazio urbano, le vie, le piazze, funzionano come organo di trasmissione sociale, di vita di relazione, di integrazione, di senso comunitario.

Ancora una volta, la «città dell’umanesimo» rischia seriamente la barbarie. È troppo aspettarsi un po’ più di coraggio dalle autorità centrali e cittadine? Chiediamo dunque al ministro Franceschini di approfondire il tema: meglio tardi che mai. Non potremmo a Firenze, invitando anche Venezia, promuovere una «conferenza» specifica sul tema, chiamando al tavolo le varie competenze che convergono sul problema?

Città d'arte, degrado civile e degrado urbano
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