Opinioni & Commenti
stampa

Cop21, al di là degli accordi tra i «grandi» per l’ambiente serve l’impegno di tutti

Mezzo pieno o mezzo vuoto? A guardare gli applausi che a Parigi hanno accompagnato la fine di COP21 si potrebbe dire che l’accordo fra quasi 200 Paesi per contrastare i mutamenti climatici raffigura un successo; il classico bicchiere riempito per oltre la metà: entusiasmo davanti a una conferenza che poteva fallire ma non è fallita. Cosa diversa, prospettiva meno entusiastica, per non pochi commentatori secondo cui prevale la delusione: per l’indeterminatezza degli impegni, il rallentamento dei tempi, l’assenza di meccanismi capaci di vincolare sul serio parole e scelte.

Percorsi: Clima
Ambiente

Scorso il documento finale, non mancano buone ragioni per sostenere sia la teoria del bicchiere ottimista sia quelle del bicchiere pessimista. Vedremo meglio solo con il passare degli anni, anche se di anni non è che ce ne siano poi molti.

Ma una cosa va comunque detta: l’edizione 21 della Conferenza delle Parti non è passata sotto silenzio. Non lo è stato in Italia dove, a differenza delle altre volte, i media hanno dato l’impressione di aver coperto bene, almeno in quantità, un appuntamento così decisivo per il futuro di tutti noi (meglio: dei nostri nipoti). Tante le analisi, tanti gli spazi in radio, tv carta stampata e nuovi media sul rischio concreto derivante dal clima che cambia e, soprattutto, dall’influenza dei nostri comportamenti quotidiani sul clima già cambiato.

Ed è forse questa la chiave di lettura più utile per il dopo COP21: non lasciare il dibattito (compresi gli aspetti nel confronto fra i pochi «negazionisti» e la massa, certo più numerosa e rappresentativa, dei «realisti»; che i primi definiscono «catastrofisti») alle esclusive riflessioni degli addetti, ma farlo diventare patrimonio comune.

E  qui, specie dopo l’enciclica di Papa Francesco, le religioni possono fare molto: ambiente, stili di vita, casa comune è terreno di naturale convergenza ecumenica e interreligiosa; non facile né scontata, ma immediata nella logica di un creato (Creatore e creature compresi). Per restare in ambito cattolico, pensiamo a quanto di concreto – non limitandosi dunque alla sola, e comunque di per sé non disprezzabile, dimensione convegnistica e sensibilizzatrice – si potrebbe fare nelle singole parrocchie. Esperti e scienziati, politici e decisori privati, portatori di interessi non sempre trasparenti, non vanno lasciati soli. Tutto da analizzare, in questo senso, l’articolo 12 (quello dedicato «alla educazione, alla consapevolezza e alla partecipazione pubblica all’interno dei processi») inserito ex novo nel Paris Agreement raggiunto sabato 12 dicembre 2015.

Se COP21, come bene sintetizzato da Greenaccord onlus nel suo forum 2015, era «l’ultima chiamata» per evitare il disastro ambientale, allora prendiamole, luci e ombre dell’accordo finale, per ciò che sono e per il meglio che possono dare. Cerchiamo di conoscerle. Utilizziamole, nelle nostre comunità, per costruire insieme uno sviluppo «sostenibile e integrale». Perché – come scrive Papa Francesco – «sappiamo che le cose possono cambiare».

Cop21, al di là degli accordi tra i «grandi» per l’ambiente serve l’impegno di tutti
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento