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Dio perdona, Antonio Ricci no!

Il guru della tv berlusconiana ci liquida tutti così: «…siamo un Paese ipocrita, mafioso e cattolico che per pigrizia attende il Pupazzo della Provvidenza per risolvere i problemi». Brutta equazione, falsa oltre che ingenerosa. Da moralisti privi di misericordia

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Dio perdona, Antonio Ricci no!

E' vero che non bisogna mai impiccare nessuno alle proprie parole, ma quando a parlare è un guru della televisione, berlusconiana prima che italiana, le parole pesano eccome. In una paginata intera del «Corriere della Sera» (che spreco, colleghi di Via Solferino!) Antonio Ricci la spara grossa. A registratore aperto (ché le domande a Ricci non si fanno, manco fosse il suo padrone Berlusconi…) il nostro miliardario televisivo (in vecchie lire) si avventura sul terreno socio-politico:  «Io nutro un sano ribrezzo per i partiti carismatici, ma dobbiamo prendere atto che siamo un Paese ipocrita, mafioso e cattolico che per pigrizia attende il Pupazzo della Provvidenza per risolvere i problemi».  E subito viene voglia di chiedergli se parli di Berlusconi o di Grillo. O meglio, forse parla all'amico Beppe perché il padrone Silvio intenda.

Ma se scrive Provvidenza con la maiuscola, deve avercela proprio con i cattolici. E quindi ci costringe a porre qualche domanda. Cosa sarà più grave: essere ipocriti, mafiosi o cattolici? Visto l'ordine prescelto, dovremmo rallegrarci: in fondo siamo solo terzi dopo gli ipocriti e i mafiosi? E se invece volesse dire che siamo ipocriti in quanto cattolici e cattolici in quanto mafiosi? E perché non tutte le tre cose insieme? E perché no, anche brutti e cattivi?

Quelli come Antonio Ricci che guardano il Paese dall'alto delle ville milionarie in Liguria (non è il solo rappresentante di quella lobby fortunata che vive raccontando le deviazioni antropologiche del popolo italiano, il cosiddetto carattere italiano, pontificando e costruendosi su carriere milionarie) hanno quel sano distacco che consente persino di concedere un elegante «siamo un Paese …». Ma chi ci crede a tanta generosità? Ma lui non è come noi («il popolo che attende il Pupazzo»). E' solo uno dei tanti intellettuali pret a porter che calcano la  scena mediatica italiana; un aristocratico che ci giudica e soprattutto massacra con i suoi pregiudizi un popolo intero.

Lui non può sapere che dirsi cattolici è facile, esserlo è estremamente difficile. Lo sanno tutti i battezzati con un minimo di retta coscienza. Ma vaglielo a spiegare all'inventore di «Striscia la notizia» che ha vestito per decenni i panni del fustigatore dei costumi di mezzo Paese che l'equazione ipocrita-mafioso-cattolico o anche solo l'accostamento dell'aggettivo cattolico agli altri due termini, è un'aperta contraddizione in termini? Non ci vorrebbe un buon teologo moralista, ma un Edmondo Berselli, forse, per rispondergli con l'ironia necessaria. Forse basterebbe aggiungere all'equazione - lo diciamo solo per rappresaglia - il termine «berlusconiano» e chiudere lì la polemica. Ma lui non si offenderebbe affatto, perché nel gioco delle parti ha sempre preso le distanze dal suo padrone, ma non ha mai toccato gli interessi (enormi) della «ditta». Quella del Cavaliere al quale non ha mai rotto… e al massimo ha fatto un po' di simpatico solletico. Così, giusto per salvare la faccia. Ma questa non è ipocrisia, per carità, né propensione mafiosa. E' solo saper vivere, meglio se alla grande con i soldi della pubblicità. E poi: volete mettere la soddisfazione di smascherare gli ipocriti, i mafiosi e i cattolici? E appunto, i cattolici cosa c'entrano? Al massimo dovrebbe dire di quelli che si dicono cattolici, ma… Con quelli faccia tutto quello che vuole, ma ogni tanto si chieda chi ha il diritto di scagliare la prima pietra…

Quelli come lui che hanno fatto più politica-spettacolo di quanta ne abbia fatto un medio leader politico, che almeno si è dovuto sottoporre al vaglio elettorale, meriterebbero solo di essere giudicati per quanto hanno dato al Paese rispetto a quanto hanno ricevuto. C'è per tutti una contabilità del dare e dell'avere. Qualcuno come noi crede che ci sarà nell'altra vita, altri possono sperare di farla quaggiù. E' probabile che Ricci abbia già un posto nella «Hall of Fame» della piccola tv con i suoi «Drive In» e la sua immarcescibile «Striscia la notizia», madre di tutte le Iene.  A dire il vero, ripetitiva e sempre più noiosa (ma è solo questione di gusti). Alla fine troverà spazio anche nei manuali della televisione moderna, impazzita come la maionese. Ma non potrà trovare un posto nel cuore degli italiani. Perché quando si fa i moralisti a un tanto al chilo, il setaccio è così stretto che di ipocriti e  mafiosi se ne trovano quanti ne vuoi, ma di cattolici pochi. E solo perché la fede autentica costa. Eppure, un certo Francesco ci invita tutti a lasciar perdere il setaccio.

Ovviamente, guai a toccare i guru. Quindi, possiamo aspettarci anche brutte sorprese e vendette a mezzo tv. Però vogliamo ricordargli che tutti i suoi sforzi per suscitare una sorta di morale civile sono miseramente naufragati. Anzi… denuncia dopo denuncia, invettiva dopo invettiva, è riuscito a far crescere solo la rabbia popolare e l'invidia sociale che hanno creato il brodo di coltura per tutti i populismi che agitano la scena politica italiana. Compreso il Grillismo del suo amico e compare Beppe. Oltre che il Berlusconismo del suo amato e detestato Silvio. E il Leghismo nordista e padano di Bossi e dei suoi fratelli.

Detto dell'arrabbiatura che ci ha provocato, corriamo a confessarci.  Ma faremo fatica, ci scusi Antonio Ricci, a dichiararci ipocriti e mafiosi. Non lo siamo, sino a prova televisiva… In quanto a dirci cattolici, non lo andiamo certo a raccontare a tipi come lui, giusto per farci crocifiggere. Amen.

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