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Disparità sociali e condizioni salariali: occorre un «riequilibrio retributivo»

C'è una crescente e inarrestabile presa di coscienza contro quella «disparità sociale» che consegue allo spaventoso divario retributivo che caratterizza questo nostro tempo. Ma come si spiega, cos’è successo negli ultimi decenni per avere una «forbice» salariale, stipendiale e di fine rapporto (liquidazione) così divaricante da raggiungere un rapporto inaccettabile (fino a mille euro mensili contro 1.000.000)?

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Disparità sociali e condizioni salariali: occorre un «riequilibrio retributivo»

Un cenno agli stipendi: 621.253 (capo della Polizia), 562.331 (Polizia penitenziaria), 362.000 Capo della Forestale), 364.000  (Capo Protezione civile). Se poi ci spostiamo sui trattamenti di «liquidazione» si arriva a cifre quali 5.551.000 (Finmeccanica), 4.984.000 (Telecom), 3.150.000 (Mediobanca).

C’è dunque una umiliante differenza di retribuzione che configura una ingiustizia sociale tout court che confligge palesemente con la dottrina sociale della Chiesa. Ma vediamo di richiamare, sinteticamente, dove riposa la fondatezza di una condizione retributiva più equa. Intanto negli articoli 3 e 36 della Costituzione: «[…] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...»; «[…] Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».

Gli ultimi anni hanno accelerato la precarizzazione e l’esternalizzazione del lavoro, il cui ultimo esito è l’ulteriore abbassamento dei livelli retributivi più bassi. Insomma, l’uguaglianza e l’equilibrio retributivo sono sempre più in un limbo fra nostalgia e speranza. Occorre allora introdurre – per legge – un progressivo provvedimento di «riequilibrio retributivo», ponendo delle soglie massime e un limite di «forbice» da 1 a 10 e non più, da raggiungersi nel primo decennio di applicazione.

Lo stesso provvedimento dovrebbe sospendere il riconoscimento delle cifre pazzesche che caratterizzano attualmente  le liquidazioni (come già detto oltre i tre milioni di euro); e dovrebbe anche bloccare le retribuzioni quando, sulla base dei bilanci, la gestione dell’amministratore delegato si fosse dimostrata incapace o fallimentare. È scandaloso infatti, veder distruggere imprese ed industrie per cattiva gestione, allontanarne l’amministratore delegato e conferirgli comunque fior di liquidazioni! Ma si tratta di una conquista sociale che non cadrà dall’alto e che sarà tanto più rapida e convincente quanto più l’impegno sociale si renderà avvertibile. E dunque, per consolidata esperienza, quando questo impegno sarà fatto proprio anche dalla comunità cristiana.

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