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Erasmus e cittadinanza europea a suon di musica

L'Orchestra Erasmus, che si è esibita ieri a Firenze, ricordando le studentesse italiane morte in Spagna, contribuisce a sottolineare l'importanza di un progetto che ogni anno coinvolge 30 milioni di ragazzi in Europa.

L'orchestra Erasmus (dalla pagina facebook di Erasmus+-Indire)

C’è anche l’Orchestra Erasmus. Il 7 maggio, a Firenze, si è esibita in un concerto dedicato alle studentesse decedute in Spagna poco più di un anno fa, il 20 marzo 2016. Allora, in un tragico schianto in Catalogna, a Freginals, sull’autostrada Valencia-Barcellona, morirono 13 studentesse Erasmus, tra cui 7 italiane. Il concerto fiorentino è un bel modo, coinvolgente, di ricordare quel tragico incidente e insieme di ribadire l’importanza della condivisione e della mobilità, dell’Europa unita, in un momento in cui l’Unione europea attraversa una forte crisi.

La stessa Orchestra è anzitutto un progetto di condivisione, nello spirito dell’Erasmus: nata su iniziativa dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire, è composta da quaranta studentesse e studenti aderenti al programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, provenienti da venti conservatori di tutta Italia. Anche la ministra Valeria Fedeli ha voluto sottolineare questa valenza dell’iniziativa: «Festeggiamo – ha detto qualche giorno prima del concerto – l’Europa e l’Erasmus, il progetto che da 30 anni apre confini e orizzonti a milioni di ragazze e ragazzi in tutta l’Unione, con la musica suonata da questa orchestra, che è espressione dei nostri migliori talenti, della bellezza dello scambio, della condivisione, dell’incontro di tante differenze».

Per la ministra dell’Istruzione, si tratta di «celebrare e riconoscere l’importanza di questa esperienza unica che da 30 anni crea nuove cittadine e nuovi cittadini europei, ha dato vita alla cosiddetta ‘Generazione Erasmus’, e con questa a una nuova anima europea, rafforzando l’identità comunitaria».

In questo contesto, ecco il ricordo delle ragazze vittime dell’incidente mortale in Catalogna. «Alla presenza dei loro familiari – ha detto ancora la ministra Fedeli – ribadiamo il nostro impegno di donne e uomini di Governo per rendere l’Erasmus più sicuro, strutturato su regole condivise da tutti i Paesi partecipanti e stringenti, affinché non si ripetano più tragedie. In occasione della Festa dell’Europa, che celebriamo il 9 maggio, torniamo a farci garanti della fiducia che queste giovani e questi giovani ripongono nell’Unione e nel futuro».

La musica, dunque, e la memoria, per guardare avanti. Per rilanciare l’importanza dello scambio tra studenti di Paesi diversi, la conoscenza reciproca, l’intreccio di legami per costruire una autentica cittadinanza europea.

E un segnale nella stessa direzione, riguardante ancora i giovani studenti, viene anche dalla Gran Bretagna, che ha di recente votato la Brexit (che si sta avviando). Da Oltre Manica, infatti, viene la conferma che i giovani provenienti dai Paesi europei potranno ancora accedere ai prestiti scolastici e pagare le tasse universitarie per corsi di laurea breve e master secondo le stesse regole che riguardano gli allievi inglesi anche per l’anno scolastico 2018-2019. Non è cosa da poco, visto che le tasse già sono alte e per i non europei finiscono per diventare anche più del doppio.

Sincero europeismo? Probabilmente il già constatato calo delle iscrizioni agli atenei britannici prodotto dall’annuncio della Brexit ha spaventato le istituzioni. Che si appellano al talento, certo, ma guardano forse anche alla cassa.

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