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Europa nel mirino: le nuove mafie con il passaporto

«Impara l’arte e mettila da parte», recita un antico adagio. Che, a suo modo, inneggia al valore sacrosanto dell’esperienza, in attesa che torni utile un domani. Così, paradossalmente, e non senza qualche ironia di sottofondo, l’Italia si è messa al timone della commissione speciale antimafia, varata 18 mesi fa dal Parlamento europeo, con l’intento di definire un piano d’azione comune contro il crimine organizzato, operante entro e al di là delle frontiere Ue.

Europa nel mirino: le nuove mafie con il passaporto

Al battesimo della commissione non erano mancati i sorrisini di qualche deputato «estero»: alla guida dell’organismo era stata infatti eletta un’italiana (e per di più siciliana, aggiungeva qualche malalingua), Sonia Alfano; il relatore era stato scelto ancora tra gli eurodeputati italiani, Salvatore Iacolino (anch’egli siciliano). Ieri la commissione parlamentare ha presentato nell’emiciclo di Strasburgo il «piano d’azione» per il contrasto a tutte le attività criminose organizzate, ottenendo un voto favorevole a stragrande maggioranza.

Il piano si estende a una molteplicità di campi: tratta di esseri umani e lavoro forzato (a partire dalla prostituzione), droga, riciclaggio, corruzione, scommesse sportive, finanza, appalti… Perché le mafie non sono più rappresentate da folkloristici picciotti con la lupara, o da «padrini» che s’ingozzano di spaghetti, ma pervadono tutti i campi dell’economia e della vita civile, sono condotte da eleganti e scaltri esperti di leggi e di finanza e, soprattutto, hanno passaporto internazionale.

«L’Italia è già spremuta, e le organizzazioni mafiose, di varia nazionalità, da tempo guardano a tutta l’Europa», affermano gli esperti: alla ricca City londinese, dove si riciclano capitali, alle città serbe, punti di smistamento del traffico di organi. Armi, stupefacenti, denaro sporco di sangue, voto di scambio, corruzione e scommesse fanno ormai gola alla malavita francese quanto a quella svedese, in Turchia non meno che nei Paesi baltici.

Della dolorosa «esperienza» italiana (quante le vittime della mafia!) si è fatto dunque tesoro per proporre provvedimenti come il regime di carcere duro, il sequestro dei beni della malavita da riutilizzare per scopi sociali, la proposta di istituire un’unica procura antimafia europea, la regolamentazione del sistema degli appalti pubblici.

Così, mentre a Roma i partiti si facevano gli sgambetti per eleggere il presidente della commissione antimafia nazionale, fra Strasburgo e Bruxelles l’Italia metteva il suo know-how al servizio dell’Europa. «Impara l’arte…».

Fonte: Sir
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