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Fecondazione eterologa, troppo spazio ai «diritti riproduttivi» e scarsa lotta all’infertilità

L'osservatore che valutasse la risposta italiana al drammatico tasso di infertilità locale, noterebbe una cosa: un’elevata spinta verso la fecondazione medica (eterologa o no) e uno scarso rilievo alla prevenzione e cura della sterilità. Non è un bel segno. È come se si volesse mettere fine ad un’epidemia dando un po’ di antibiotici qua e là senza invece vaccinare la popolazione. Perché siamo davvero in presenza di un’epidemia: la sterilità è in grave aumento nelle popolazioni occidentali, così come in quelle dei Paesi in via di sviluppo per via della diffusione di inquinamento e derivati.

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Parole chiave: maternità (15), eterologa (6)
Fecondazione eterologa, troppo spazio ai «diritti riproduttivi» e scarsa lotta all’infertilità

Ma in Italia, tanta pubblicità alla FIV (fecondazione in vitro) e poca informazione su come prevenire la sterilità, in pratica con un endorsement verso quel rimedio – la FIV – che è meno radicale e provoca più  dubbi etici. Come mai?
La sterilità ha delle cause che sono prevenibili in gran parte, per esempio intervenendo sull’età a cui si decide di avere il figlio, spesso troppo avanzata. Basta notare, come riporta la stampa, che in questi giorni tra le prime coppie in attesa dell’eterologa, «in sei casi su otto si tratta di donne che hanno problemi di fertilità, spesso legati all’età (una paziente è sui 30 anni, le altre sono tra i 43 e i 50)». Ma quale giornale riporta con la stessa foga con cui si chiede l’eterologa, che il primo nemico della fertilità è il tempo che passa (e nemmeno la FIV può molto oltre un certo limite)? Oggi l’età media delle donne italiane alla prima gravidanza è 31 anni: se avessero trovato modo di far famiglia, di trovar lavoro, o avessero asili nido, assegni familiari, avrebbero rimandato così tanto il lieto evento?

Ma oggi dire che l’età influisce sulla fertilità è tabù: sembra voler invitare le donne ad abbandonare il mondo del lavoro, o svelare il segreto che «non si è ragazzi all’infinito».

Bisognerebbe garantire l’ambiente dalla presenza di sostanze che mimano l’azione degli ormoni della fertilità e che se entrano nel nostro corpo interferiscono con lo sviluppo sessuale e attentano alle future gravidanze? Si chiamano «endocrine disruptors», sono solventi, plastiche (in particolare gli ftalati), pesticidi, idrocarburi e li ritroviamo un po’ dappertutto. Avevo avuto occasione di discutere di questi problemi con degli ecologisti laici, assieme ai quali come conseguenza di questi discorsi e dello stupore comune di quanto questi temi fossero trascurati, uscì un libro fatto in comune, intitolato appunto «Una gravidanza ecologica». Perché il tema della fertilità umana prima di essere un problema medico (cosa che oggi sembra essere l’unico punto di vista) è un problema ecologico, di sana ecologia che pretende un ambiente e uno stile di vita a misura e a rispetto della persona. Della persona concepita, della donna, della coppia. Ma non se ne parla. Non se ne parla neanche con la metà della foga con cui – ripetiamo – si richiede la FIV.

Invece riscontriamo sui media e nei dibattiti – e quanto questo sbilanciamento dovrebbe interrogare la politica! – tanto interesse per le varie forme di fecondazione artificiale tra cui l’eterologa (in pratica un rimedio a posteriori di scarsa portata ma di ampie implicazioni etiche), mentre sentiamo parlare tanto poco di pulizia ambientale e di agevolazioni a gravidanze «giovani» (la soluzione del problema)! L’impressione è che si è più attenti a dare spazio ai cosiddetti «nuovi diritti riproduttivi» piuttosto che a una seria lotta all’infertilità tramite una azione sociale, culturale ed ecologica, più complessa ma certo più efficace.

Fecondazione eterologa, troppo spazio ai «diritti riproduttivi» e scarsa lotta all’infertilità
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