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«Gay pride», battaglia superata in partenza

Sul Gay pride, a Firenze o dovunque vogliate, è bene esser molto chiari. Intendiamoci, io parlo per me: come cattolico e come cittadino. Come cattolico, mi sembra che le posizioni della Chiesa siano attualmente molto limpide.

Percorsi: Firenze - Gay
Un matrimonio gay (Foto Sir)

È evidente che i cattolici non possono, in quanto tali, intrattenere alcun rapporto sessuale se non con persone di opposto sesso e nell’àmbito del matrimonio. Punto e basta. È evidente che molti cattolici trasgrediscono questo come altri precetti: è loro responsabilità ed essi sanno come regolarsi se vogliono correggersi. Gli ebrei non possono mangiar carne di maiale; i musulmani non possono bere liquidi fermentati; i cattolici non possono far sesso se non in un àmbito molto preciso e regolato.

È evidente che, in una società laica e pluralista, i cattolici stanno lealmente alle regole di essa dal momento che le hanno liberamente accettate. Se qualche omosessuale, quindi, vuol esternare le sue abitudini magari in modo chiassoso e provocatorio al fine di scandalizzare i cattolici o di indurli a chissà quali reazioni, si astenga dal farlo: è una battaglia superata in partenza, un argomento chiuso. Nella repubblica italiana v’è larga libertà per coppie di fatto, eterosessuali oppure omosessuali che siano.

Il resto, è un fatto di buon gusto. Io amo alla follìa l’insalata di cipolle: e quando mi càpita di star solo nel mio appartamento in una bella giornata d’estate me ne regalo colossali porzioni. Ma non mi sognerei nemmeno di offrirla a un ospite del quale conosco i gusti e li so avversi ai miei; e starei molto attento anche a cenar a base di cipolle sul terrazzo di casa mia se sapessi che il mio vicino non ne tollera l’odore. Oggi, gli omosessuali hanno piena libertà di vivere la loro vita sessuale a modo loro: se in passato ritenevano loro diritto e magari perfino dovere ostentare le loro scelte per ribadire il loro diritto ad esse, oggi non ne hanno più bisogno. Hanno vinto la loro battaglia civile: e, a parte qualche squilibrato, nessuno pensa di contestare la loro vittoria. A loro volta, però, debbono rendersi conto che esistono loro concittadini che, ben disposti a rispettare i loro diritti, non apprezzano manifestazioni sguaiate di essi. Il riserbo, la discrezione, il rispetto della libertà altrui, non tolgono niente alla propria.

Il Gay pride poteva in passato essere una carnevalata utile: perché faceva scandalo, e oportet ut scandala eveniant. In tal modo, chi se ne scandalizzava poteva anche però riflettere sull’obiettiva limitazione di libertà che il suo scandalo causava nei confronti altrui. Oggi, è una carnevalata inutile: disturba e offende una parte della cittadinanza e non giova ad alcuna battaglia civile. C’è d’altronde gente che vuol evitare che per esempio dei minorenni possano assistere ad ostentazioni di squallido cattivo gusto: si tratta di stupidi reazionari? Chi vuole, è liberissimo di pensarlo. Vuol dire che nella nostra società ci sono dei gays e ci sono degli stupidi reazionari: e hanno diritto di vivere entrambi insieme, nel reciproco rispetto, evitando ciascuno parole ed atti che potrebbero offendere gli altri e menomarne la libertà. Altrimenti, l’eccessiva libertà degli uni finisce col coincidere con la privazione o la limitazione di quella degli altri: e quando si agisce così è inevitabile entrar in una spirale che finisce col danneggiare tutti.

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