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Gli insetti nel piatto conquistano prime pagine e tg

E pensare che nelle stesse ore il Parlamento europeo prendeva decisioni ben più importanti della liberalizzazione continentale del «novel food», ovvero alghe, insetti, microrganismi e cibo sintetico. Ad esempio, si è discusso del futuro di profughi e migranti, come del terrorismo internazionale e del bilancio 2016 (100 miliardi di investimenti). Ma volete mettere l'attrazione del «famolo strano»?

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Insetti a tavola (Foto Sir)

La notizia c’è: il Parlamento europeo vota un progetto legislativo che potrebbe portarci a tavola il «novel food», ovvero alghe, insetti, microorganismi e chissà quale altra diavoleria. Così i media si gettano a capofitto sull’emiciclo di Strasburgo - solitamente ignorato dalle testate italiane - e sbattono in prima pagina e nei tg della sera di mercoledì 28 ottobre descrizioni e immagini forti, mettendo alla prova lo stomaco di molti: spicca, ad esempio, il piatto brulicante di vermi dal quale il coraggioso di turno attinge un inconsueto e viscido spuntino.

La notizia peraltro è vera: nel corso della sessione plenaria (26-29 ottobre) l’Euroassemblea - composta da 751 eurodeputati eletti dai cittadini, non dunque marziani catapultati da un altro pianeta - ha dato il via libera a una semplificazione normativa, sulla quale era già stato raggiunto l’accordo tra i governi dei 28 Paesi membri dell’Ue, tesa a favorire l’«innovazione alimentare». Nei supermercati e nei negozi sotto casa potranno dunque essere venduti cibi, prodotti in loco o importati, che comprendono appunto insetti, animali d’allevamento, funghi; oppure alimenti confezionati utilizzando anche cibi con struttura molecolare alterata, microorganismi, nanoparticelle, coloranti e additivi vari. Per i prodotti derivati da animali clonati sarà invece necessaria, nel caso, un’altra norma.

Ebbene, da tempo studiosi di varie discipline e nazionalità, nutrizionisti, esperti del settore agroalimentare, indicano proprio nei «novel food» una via praticabile e concreta per contrastare la fame nel mondo. Tanto che l’Expo di Milano è diventata, in questi mesi, una vera rassegna e un trampolino di lancio di tali prodotti, offerti alla degustazione dei visitatori. Si tratterebbe di alimenti dall’alto valore proteico o vitaminico, creati in genere con un maggior rispetto della sostenibilità ambientale e già diffusi in varie regioni del mondo dove - a partire da culture alimentari distanti da quella europea - questi cibi finiscono nel piatto di cinesi e ivoriani, brasiliani e australiani, nordamericani, zambiani, russi, iraniani, giapponesi…

Per chi ama la pastasciutta o il baccalà alla vicentina può certo risultare strano un dolcetto guarnito con uno scorpione liofilizzato. Ma si può stare altrettanto sicuri che in altri Paesi del mondo generano perplessità le rane fritte dell’area padana, il capitone del Natale napoletano, la «pajata» romana, la «cassoeula» milanese, la «cervella ripassata», i fegatini pugliesi («gnummarieddi«), la trippa nelle svariate ricette praticate «dall’Alpi a Sicilia…».

I dubbi sulla normativa sono peraltro leciti: per questo sulla sua applicazione vigilerà l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa, che ha fra l’altro sede in Italia, a Parma). Si tratta in sostanza di proteggere i consumatori, la salute degli europei e così pure i produttori della catena agro-alimentare comunitaria.

Detto ciò, non si può fare a meno di notare che la notizia-bomba sia trapelata da Strasburgo e poi rilanciata su scala continentale nei giorni in cui l’Europarlamento - nella stessa sessione plenaria dei «novel food» - ha discusso (e in alcuni caso deciso) di profughi e migranti, di terrorismo internazionale, della «neutralità» della Rete (libero accesso a internet), di abolizione delle tariffe roaming, dello scandalo Volkswagen e relative contromisure, di norme sugli Ogm, di regolazione delle emissioni inquinanti nell’aria e dell’utilizzo a scopi commerciali o ricreativi dei droni, di «pacchetti turistici», di legge elettorale su scala europea. Senza trascurare il bilancio 2016 dell’Ue, con un pacchetto da oltre 100 miliardi fra investimenti, fondi strutturali, azioni di impulso per l’economia, l’occupazione e la coesione sociale e territoriale, ricerca, energie rinnovabili, promozione della cultura e della formazione dei giovani…

Sorge la domanda: sulla base di quali informazioni gli europei, e fra questi gli italiani, conoscono l’Ue, ne interpretano ruolo e funzioni, azioni od omissioni, successi, limiti ed errori, per poterne essere parte da cittadini protagonisti?

Fonte: Sir
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