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Se ne è parlato anche all'Assemblea dei vescovi italiani

I settimanali cattolici oltre la crisi

Il mondo dell’informazione ha vissuto negli ultimi anni una sorta di tsunami. I quotidiani italiani, nel loro insieme, hanno perso 3 milioni di copie. Per non parlare dei rotocalchi: dimezzati. Tutti i giornali sono nel frattempo sbarcati su internet, ma nessuno ha ancora trovato il modello ideale, il giusto equilibrio tra carta e web. Anche perché – lo diciamo da tempo – internet non paga.

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I settimanali cattolici oltre la crisi

Un periodo così difficile, tra calo degli abbonamenti (per ragioni soprattutto economiche), della pubblicità e dei contributi per l’editoria, non poteva non riguardare i settimanali cattolici come il nostro, che si affianca ad altri 180 in tutta Italia. È il momento in cui la sostenibilità economica di molte di queste testate potrebbe offuscare il valore di un’informazione vicina alla gente, capace di raccontare la Chiesa e il Paese, capillarmente diffusa al punto da essere invidiata da altri soggetti sociali o istituzionali.

Se lo sono sentito ripetere, riuniti a Roma per la loro assemblea, anche i vescovi italiani che hanno ascoltato e discusso una riflessione di monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali: «Ciò che oggi fa problema in questa risorsa così unica è appunto la sostenibilità economica, in ragione anche del drastico ridimensionamento dei fondi per l’editoria, che rappresenta obiettivamente un motivo di preoccupazione non solo perché mette a rischio il pluralismo informativo del Paese, ma anche perché costringe a sforzi esigenti e, in alcuni casi, al limite del possibile».

Ma non è certo questo il momento di mollare, anzi, lo sviluppo tecnologico ha suggerito a molte testate di avere accanto alla carta anche una versione digitale: «Se è certo che non si può pensare a testate solo digitali perché verrebbe meno l’identità e la riconoscibilità di giornali che hanno fatto la storia dei nostri centri, non si può restare con le mani in mano rispetto al ritmo che la Rete impone al mondo della comunicazione». Ed è a questo punto che il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, di fronte a tutti i vescovi italiani, ha citato per primo il nostro sito (www.toscanaoggi.it) come uno dei «più strutturati».

Questo ci fa piacere e non poco, ma quello che ci sta davanti è un periodo impegnativo in cui noi come gli altri periodici di ispirazione cristiana siamo chiamati a misurarci con la crisi, cercando di far quadrare i bilanci senza perdere nulla del radicamento sul territorio. «È questa – a giudizio di Pompili – una sfida che non ammette ritardi o distrazioni e chiede a questa significativa esperienze editoriale di cambiare pelle senza perdere il cuore che ha fin qui consentito di rendere prossima alla gente una comunicazione fatta di cose e di valori che si identificano con la vita della Chiesa dentro un preciso contesto socio-culturale».

Il sostegno dei vescovi ne è condizione inderogabile, si è detto all’assemblea della Cei. Ma a nostro giudizio è condizione inderogabile anche il sostegno dei lettori. Ci piace per questo chiudere con il messaggio arrivato da una coppia di Scarperia che ha aderito alla nostra iniziativa «Adotta un lettore»: «È una piccola cosa, ma è importante lo spirito per affrontare insieme questo periodo di difficoltà per tanti in attesa di rimodulare il nostro stile di vita e dare più valore alle cose non materiali (fra queste anche la vostra informazione)».

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