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Investire sulla vita per generare futuro

Si racconta che quando una colonia di topi diventa troppo numerosa e non trova più sufficienti risorse alimentari, tutti i componenti si suicidano in massa gettandosi in un fiume. Non so se questo sia provato sperimentalmente, ma è possibile che sia così.

Percorsi: Vita

Una simile «paura» sembra emergere periodicamente anche nella specie umana, almeno da quando Malthus (1798) ha insinuato il timore che in tempi abbastanza rapidi (profezia fallace a distanza di oltre due secoli) sarebbe mancato il cibo per l’umanità intera. Da allora si succedono campagne per la riduzione delle nascite (sterilizzazioni, contraccezione, aborti) sostenute e promosse anche da «grandi» organismi internazionali più attenti agli egoismi delle popolazioni ricche della terra che alla giustizia verso quelle più povere e sfruttate alle quali, in particolare, viene imposto di non crescere. Ma il «suicidio della specie» è alimentato anche, e ancor più, dagli «idoli» personali del mondo «sviluppato»: (carriera, potere, ricchezza, soddisfazione incondizionata di ogni desiderio, rifiuto di ciò che richiede sacrificio…a scapito del dono della vita), e da certe moderne teorie che, in ipotesi, per fortuna quanto mai remote, potrebbero portare allo scardinamento del concetto di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (dall’art. 29 della Costituzione italiana) e ad un ulteriore decremento degli indici di natalità, già molto bassi nel nostro paese.

La diffidenza verso la vita e la carenza di adeguate politiche familiari, come ricordano i Vescovi italiani nel messaggio per la 36ª Giornata per la vita, rischiano di mortificare il desiderio di generare, ancora vivo in molte giovani coppie, mentre «favorire questa aspirazione porterebbe a invertire la tendenza negativa della natalità e, soprattutto, ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale oltre che segno fecondo dell’amore sponsale».

Trasmettere la vita significa costruire il futuro ed avere speranza anche nei momenti di crisi economica. I giovani non sono una zavorra, hanno potenzialità che prima o poi esplodono. Basta pensare alle loro capacità di innovazione, di inventare nuove professioni, nuove modalità di lavoro, purché supportati nelle fasi iniziali. Non si può continuare ad assistere inerti alle migrazioni di giovani pieni di talento verso paesi che garantiscono loro la possibilità di esprimersi.

A queste «emorragie» di giovani, causa di impoverimento di risorse intellettuali, non si può seguitare ad aggiungere, inoltre, la perdita significativa di vite non ancora nate, causa di ulteriore impoverimento demografico. Ai provvedimenti volti a sostenere le energie giovanili vanno quindi aggiunti quelli a favore delle famiglie con figli, specialmente quelle numerose. Troppo di frequente le interruzioni volontarie della gravidanza sono dovute a motivi economici o sociali. Lo Stato e le Amministrazioni pubbliche devono e potrebbero fare molto di più per sostenere le famiglie o le donne sole in difficoltà a causa di una gravidanza incipiente.

Sono assai significativi i continui richiami di Papa Francesco a non considerare nessuno, compresi il non ancora nato o il vecchio, come «uno scarto» sociale. In realtà, dice il Papa, «se da un lato i giovani sono la forza per andare avanti, i vecchi sono la memoria di un popolo e la saggezza: senza di loro (giovani e anziani) non ci può essere sviluppo autentico».

Parlando delle fragilità verso le quali l’umanità intera e in particolare la Chiesa devono avere grande attenzione, il richiamo ai bambini non ancora nati è altrettanto esplicito e forte: la difesa dei nascituri non è una posizione ideologica, oscurantista o conservatrice, come spesso si vuol far credere, ma è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano e la condanna dell’aborto volontario «non è un argomento soggetto a presunte riforme o a modernizzazioni» (da parte della Chiesa). «Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana». Papa Francesco, secondo il suo stile improntato alla misericordia, conclude queste affermazioni richiamando al dovere di accogliere e di capire chi si è trovato in situazioni particolarmente dolorose e difficili, e chiedendosi se non abbiamo fatto troppo poco, come comunità ecclesiali, per accompagnare ed aiutare le donne sole o le famiglie in situazioni di grave difficoltà a causa di una nuova vita in arrivo. Tocca ad ognuno di noi, e non solo in occasione della Giornata per la vita, dare una sincera risposta.

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