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L’Anno della misericordia in piena «guerra mondiale a pezzi»

Gli eventi drammatici di Parigi, lo scorso 13 novembre, ci hanno reso consapevoli del peso e delle conseguenze di questa «guerra mondiale a pezzi» che da due decenni sta incidendo profondamente e drammaticamente nella storia del mondo e nella vita quotidiana di un numero crescente di persone. Una scuola di odio che accresce la sua incisività via via che ci si addentra – nella mancanza di prospettive sul piano internazionale – nella spirale della violenza e delle rappresaglie. Una scuola purtroppo estremamente persuasiva.

Repubblica Centrafricana, apertura della Porta del Giubileo a Bangui (Foto Sir-L'Osservatore Romano)

La logica di guerra alimenta, oltre alle nostre paure, i discorsi, i sondaggi e quindi le scelte dei leaders mondiali. In questo contesto, nulla di più estraneo che la proclamazione dell’anno santo della misericordia, tuttavia il pensiero che quest’anno giubilare sia avulso dalla storia reale, va – sin dall’inizio – considerato come una pericolosa tentazione. La realtà profonda, infatti, che dà sussistenza e orizzonte alla storia del mondo è la misericordia di Dio, non l’odio, per quanto possa ingombrare e quasi riempire gli spazi degli uomini.

La solennità dell’Immacolata sta lì ad indicarcelo: Dio ha amato Maria, da sempre, come la mamma del Salvatore e come donna libera di essere, nell’amore, vera discepola di suo Figlio fino alla Croce e all’alba gloriosa della Resurrezione. Mentre in Adamo l’umanità si persuade che Dio non è misericordia e in Caino si inchioda alla spirale della violenza fratricida, Maria di Nazareth, è messa in grado di essere quel sì dell’umanità all’amore che salva, alla misericordia che si estende «di generazione in generazione», e che nel suo Figlio prende stabile dimora nella terra degli uomini.

La realtà è Cristo che ci rivela il Volto misericordioso di Dio; l’odio dei terroristi e la miopia politica (che non ha il coraggio di iniziare quei cambiamenti necessari per la distribuzione equa delle risorse della terra e per la sopravvivenza stessa del pianeta) non sono il destino che Dio sta preparandoci. Iniziare l’anno santo nella solennità dell’Immacolata, allora è richiamo a rivestire la veste candida del Battesimo che ci ha resi – come Maria – «santi e immacolati nell’amore». Una condizione che richiede di non cedere alla paura e alla disperazione e di rinnovarci continuamente –  grazie all’unzione dello Spirito Santo-Amore che ci è donato – nella la lotta che testimonia la misericordia, quale unica realtà che può informare e sostanziare le relazioni degli uomini e dei popoli.

Con questa grande speranza cinquanta anni fa, nella medesima solennità dell’Immacolata Concezione, il beato Paolo VI chiudeva il Concilio Vaticano II con parole che forse troppo presto sono state dimenticate, ma che papa Francesco ha voluto richiamare nella lettera di indizione dell’anno santo. Una solennità che in maniera speciale, in quest’anno santo della misericordia, richiama la Chiesa, tutti noi, al coraggio di un sì a quella rinnovata Pentecoste che fu e che è il Concilio. Esso proprio nella «medicina della misericordia», richiamata fin dal discorso di apertura di san Giovanni XXIII, trovò la sua chiave di volta.

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