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L’umanesimo di cui ha bisogno un mondo sempre più disumano

Il Convegno della Chiesa cattolica italiana, svoltosi a Firenze la settimana scorsa, si era appena concluso quando, a Parigi, venivano uccise molte, troppe persone innocenti a opera di terroristi islamici. La gioia per la riuscita di un evento davvero importante, promettente e nuovo per i cattolici e per l’Italia tutta si è unita all’orrore per un massacro ispirato a motivazioni pseudo-religiose. Ma la concomitanza temporale dei due eventi non è priva di significato.

In preghiera sul luogo di uno degli attentati di Parigi (Foto Sir)

A Firenze si è parlato della necessità di rilanciare un nuovo umanesimo. Dell’umanesimo, infatti, Firenze è stata la culla: di una prospettiva in cui l’essere umano non veniva isolato, ma stava in relazione con la natura, con gli altri esseri umani, con il divino. Diversamente, invece, sono andate le cose nei secoli successivi. L’isolamento autocentrato dell’individuo è divenuto manipolazione di sé e dell’altro, senza che per Dio ci fosse più spazio. Oggi le conseguenze negative di quest’impostazione sono evidenti. Oggi è necessario riproporre la domanda: chi siamo noi?

Nel suo discorso in Santa Maria del Fiore il Papa ha dato la sua risposta, non tanto in termini di dottrina, quanto come indicazione per l’agire. L’essere umano è colui che realizza la propria umanità nelle azioni concrete a favore del prossimo, e in tal modo rende testimonianza della sua ispirazione religiosa, evitando sia proclami astratti, sia scelte precostituite. Tutto ciò è stato sperimentato da coloro che, nei giorni del Convegno, hanno animato costruttivamente i vari lavori di gruppo, contribuendo a delineare la Chiesa italiana del futuro.

È  emersa una Chiesa inquieta, che deve uscire dal guscio per annunciare la Parola di Dio, per abitare il mondo e le relazioni quotidiane, per educare all’apertura nei confronti dell’altro, per trasfigurare, movendo da questa ispirazione, ogni esperienza. È emerso, soprattutto uno stile – lo stile sinodale: quello di un concreto camminare insieme di uomini e donne, di religiosi e laici, di vescovi e popolo – che è in grado di caratterizzare il cattolicesimo del nuovo millennio.

La gioia, l’entusiasmo di tutti i coloro che hanno partecipato al Convegno erano palpabili. Ma ora questa gioia e questo entusiasmo sono messi a dura prova dai fatti di Parigi. Il risveglio è stato brusco. Il mondo sembra voler realizzare la disumanità, anche nel nome di un Dio, invece che ispirarsi alle fonti, laiche e religiose, di un umanesimo rinnovato.

Ma la sfida per il nuovo umanesimo è ormai lanciata. E i cattolici italiani sanno bene che, proprio per il bene del paese, non possono tirarsi indietro. La consapevolezza della situazione in cui viviamo, e il realismo che essa suggerisce, non c’impedisce di uscire, di annunciare, di abitare, di educare, di trasfigurare: in una parola, di vivere concretamente e umanamente la Parola di Dio nel nostro tempo, a dispetto di ciò che i profeti della violenza vorrebbero indurci a fare. Ecco la sfida del nuovo umanesimo che ha di fronte, dopo Firenze, la nostra Chiesa: la sfida di realizzare, nonostante chi la nega, l’umanità di ciascuno. 

L’umanesimo di cui ha bisogno un mondo sempre più disumano
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