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La forza misteriosa di Maria: l’aspetto femminile di Dio

Il mese di maggio invita a una riflessione su Maria che aiuti a coglierne la forza dinamica. In lei si incarna l’aspetto femminile di Dio rivelandosi sulla scena del mondo.

La Madonan dell'Umiltà

Maria non è figura mitologica, è una donna in carne ed ossa che, aprendosi senza riserve a Dio, permette alla potenza generatrice e creatrice dello Spirito Santo di operare in pienezza nella sua umanità. L’evento storico diviene attivo sul piano psichico e spirituale attraverso un processo inverso rispetto al mito. Il mito proietta fuori dal tempo, invece Maria incarna una pienezza umana che diviene fortemente attiva nella storia di coloro, che affidandosi, permettono allo Spirito Santo di operare in loro. La coscienza si apre a una nuova immagine del materno, pervenendo progressivamente alla sostituzione del mito della Grande madre, sensuale, coercitiva, possessiva, con l’immagine della Vergine madre. Si realizza uno spostamento dal piano psichico al piano spirituale, si potrebbe dire dal mythos al logos.

Maria, figura storica, divenendo icona, dinamizza il processo d’incarnazione di un nuovo modello di femminile, puro, terso, nobile. La simbologia che accompagna i misteri della sessualità, della fecondità, della maternità, della nascita, subisce profonde trasformazioni che agiscono sul piano psichico, agevolando l’evoluzione spirituale. Questa icona, per la sua forza luminosa, ha scavato profondamente nell’anima umana suscitando ogni forma di devozione, ma quanto è stata compresa nella sua forza trasfigurante?

Fortezza, affidamento, silenzio, azione profetica. Proviamo a leggere i punti chiave della vita di Maria che ne mettono in evidenza la luce interiore. Innanzitutto la verginità non riguarda solo il piano fisico, ma allude a un percorso di purificazione del cuore. Il saluto alla piena di grazia dell’arcangelo Gabriele, il cui nome significa Forte di Dio, rivela la fortezza dell’anima radicata nello spirito. Il sì esprime il totale affidamento all’opera divina. La disponibilità ad accogliere una maternità fuori dal matrimonio mostra il coraggio di chi non si identifica con condizionamenti e convenzioni sociali. Con urgenza Maria va da Elisabetta. L’incontro produce il reciproco riconoscimento di due maternità straordinarie e misteriose. Dà origine a quell’intima solidarietà fra donne che le aiuta a proteggere e a custodire il mistero permettendogli di manifestarsi. Il Magnificat esprime il canto sublime dell’anima illuminata dallo spirito che sa vedere nel presente i germogli delle condizioni future. Offre una lettura profetica della storia che non giudica, ma aspetta pazientemente che il disegno divino si compia maturandosi dal di dentro i limiti del tempo. Il Magnificat esprime la coscienza di quella condizione dell’essere che solo la resurrezione sarà in grado di rivelare, ma che qui viene come anticipata. La discrezione, il silenzio rinviano al mistero della gestazione che chiede di essere accolto e custodito con amore abbandonandosi, avendo fiducia. Umiltà e nascondimento diventano connaturati in chi sa di proteggere un grande tesoro senza chiedere nulla, senza essere compreso. Ne emerge una passività estremamente attiva.

L’autorevolezza della Madre. Ci sono aspetti fondamentali di questa nuova icona di maternità e femminilità che affiorano nel Quarto vangelo. In Giovanni Maria è nominata due volte come «Madre di Gesù», mai chiamata per nome: alle nozze di Cana e sotto la croce. La vita pubblica di Gesù in Giovanni ha inizio a Cana di Galilea per la sollecitazione della Madre: Non hanno più vino. Il vino è l’ebrezza, la gioia della vita. La mancanza di vino allude al fatto che l’umanità è inaridita. Il vino rinvia al sangue eucaristico, al dono totale di sé che genera amore. L’effusione dell’amore passa dal corpo e dal sangue trasfigurati,  santificati. Corpo e sangue si sciolgono in amore, in sostanza divina. Questo spiega il senso profondo delle parole del Credo: della stessa sostanza del Padre. La sostanza è l’amore che si effonde, è lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. A Cana di Galilea il battesimo di acqua si trasforma in battesimo di fuoco. La Madre vede che manca il vino e inizia il figlio alla missione manifestando grande autorevolezza. Il battesimo di fuoco non riguarda più le possibilità umane, ma un’economia in cui è l’azione divina che agisce. L’essere umano però deve rispondere. Nell’annunciazione possiamo vedere il primo battesimo di fuoco: il sì dell’umanità all’irruzione dello Spirito Santo. Vivere il battesimo è accogliere lo Spirito santo, aprirsi all’amore. Ritroviamo la Madre sotto la croce, quando l’ora è giunta al suo culmine. In Giovanni sotto la croce avviene la trasmissione della figliolanza divina. Gesù allora, vedendo la Madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla Madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua Madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv. 19, 26-27). Lo Spirito Santo, ossia l’amore, colmando la Madre, genera Gesù. Da Gesù si riversa sul discepolo amato per espandersi verso tutta l’umanità. La forza misteriosa di Maria, che nel tempo si è manifestata anche con messaggi e apparizioni, mette in evidenza la grandiosità dell’opera spirituale in corso, rivela l’azione costante dello Spirito Santo tesa a  santificare l’umanità.

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