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La radice misericordiosa del comunicare

Il Messaggio del Santo Padre per la 50a Giornata delle comunicazioni sociali ha come argomento un tema caro a Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato e, non a caso, posto al centro del Giubileo straordinario che la Chiesa cattolica sta celebrando quest’anno: la questione della misericordia.

La radice misericordiosa del comunicare

Tale questione, tuttavia, non può essere affatto considerata come un tema, un oggetto d’indagine. La misericordia è piuttosto un atteggiamento che il cristiano si trova ad assumere concretamente. Non solo il cristiano, però. Il riferimento alla misericordia è infatti propriamente biblico, si ritrova fin dall’inizio nel Corano, ha grande affinità con il richiamo alla compassione dei buddhisti. Ma, soprattutto, la misericordia è riconosciuta in generale come una virtù basilare dell’essere umano. In tal modo, su questa base etica, è possibile dunque cercar di costruire esperienze e percorsi comuni sia fra le religioni, sia fra credenti e non credenti. Forse anche per questo motivo la misericordia è al centro del Messaggio di quest’anno.

Più precisamente la sua questione di fondo riguarda proprio il modo in cui oggi è possibile comunicare la misericordia, in maniera efficace e buona. A tal proposito sono due le cose da tenere presenti. Da un lato la misericordia è un atteggiamento umano che accetta, apprezza e va incontro alla differenza dell’altro, tanto più quando questi si trova in difficoltà.

Dall’altro la stessa comunicazione, in senso proprio, è funzionale alla creazione di uno spazio comune, e non s’identifica semplicemente con l’informazione o la manipolazione dell’interlocutore. Se dunque le cose stanno così, allora comunicare la misericordia è possibile solo se si scopre – potremmo dire – la radice misericordiosa dello stesso comunicare e la si mette concretamente in pratica. Meglio: se la comunicazione stessa è intesa come l’atto in cui io vado incontro all’altro, mi faccio carico della sua diversità, considero questa diversità fondamentale per lo sviluppo e la fioritura delle relazioni nelle quali anch’io sono inserito.

In questo senso va compresa la conclusione del Messaggio, nella quale si sottolinea il potere della comunicazione di generare prossimità. La comunicazione è infatti in grado d’indurre allo sviluppo di relazioni. Come viene detto, essa esprime e mette in opera un prendersi cura, induce un conforto, «guarisce, accompagna e fa festa». Ciò significa che la comunicazione, se è intesa in senso proprio, fa misericordia. La fa in una specifica accezione. Costruisce relazioni. Delinea la cornice, la forma, in cui l’agire umano può essere detto buono. E induce, provoca gli interlocutori a comportamenti altrettanto buoni. Questo è l’elemento etico, da tutti condivisibile, che sta sullo sfondo anche del discorso del Papa.

In sintesi esso ci dice che comunicare la misericordia significa propriamente agire in maniera misericordiosa. Ciò vale, come accennavo, sia in ambiti religiosi che in ambiti che non si riconoscono come tali. C’è comunque una parola per dire questo e altri atteggiamenti analoghi. La parola è: testimonianza. Si tratta di vivere e di comprovare in prima persona ciò che si afferma. Si tratta di essere coerenti. Si tratta di contribuire, anche con la comunicazione, al miglioramento delle relazioni fra gli esseri umani.

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