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Giornata mondiale/1

Mai dimenticare che i migranti sono «persone in fuga» da violenze e povertà

Domenica 17 gennaio celebreremo in tutte le 27mila parrocchie italiane la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Le Migrantes di Roma e del Lazio porteranno oltre 6mila migranti e rifugiati in piazza S. Pietro all’Angelus di papa Francesco. Sarà un incontro, una festa.

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Migranti in Macedonia (Foto Sir)

Domenica 17 gennaio celebreremo in tutte le 27mila parrocchie italiane la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il clima culturale e politico in cui viene celebrata quest’anno la Giornata, che incrocia anche il Giubileo della misericordia, non è certamente favorevole nel leggere un fenomeno variegato come le migrazioni di oggi. La paura, ulteriormente alimentata da non ben precisate notizie inquietanti con protagonisti i migranti (i fatti di Colonia), i pregiudizi alimentati da affermazioni gratuite, ma popolari di politici, gli atti di terrorismo continui che ulteriormente alimentano la falsa coniugazione terrorismo uguale migranti e terrorismo uguale islam, non aiutano a leggere serenamente un fenomeno che sta cambiando i luoghi fondamentali della nostra vita, quale è la migrazione delle persone.

«Persone in fuga». Il Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2016 di Papa Francesco ci aiuta a ricordare in questo mondo delle migrazioni, anzitutto, le «persone in fuga», «vittime di violenza e povertà», che «sopravvivono agli abusi» di «trafficanti di persone umane». Un mondo di migranti in continua crescita: 232 milioni di persone nel 2014. Un mondo di nuovi schiavi: sfruttati in patria, sfruttati nel viaggio, spesso anche sfruttati nei luoghi d’arrivo. Sono i volti di coloro che sono arrivati in Italia, sbarcando soprattutto sulle coste italiane, greche, la maggior parte dei quali poi hanno continuato il loro viaggio in Europa. Persone che hanno trovato talora la morte nel Nostro Mare – oltre 3700 nel 2015 – , altre volte hanno visto nuovi muri di filo spinato impedire il loro cammino europeo, e ancora – come ricorda il S. Padre – spesso incontrano «paure e sospetti» nelle città e nei Paesi d’arrivo.

«Superare l’emergenza». Di fronte al nuovo mondo dei migranti che arrivano in Italia e in Europa, papa Francesco invita a «superare l’emergenza» attivando «programmi strutturali d’accoglienza». E’ l’invito a un’esperienza diffusa di accoglienza negli 8mila – e non solo in 400 come avviene oggi – Comuni italiani, invitati a costruire un nuovo servizio sociale strutturato di accoglienza sul territorio, con la collaborazione – come già avviene spesso – delle 27mila parrocchie italiane, del mondo dell’associazionismo e del volontariato, della scuola e dell’impresa. Si tratta di ripensare le nostre città sull’accoglienza di persone in fuga che, in un’Italia e in un’Europa che sta invecchiando, con più morti che nascite, costituirà la forza della sua rigenerazione. Da qui anche l’importanza di percorsi di inclusione e integrazione – come il Papa ricorda nel Messaggio e ha ribadito anche nel suo discorso alla città di Prato, lunedì 9 novembre 2015 –, tasselli fondamentali per costruire una «cultura dell’incontro», prove di Vangelo.

Migranti protagonisti in un percorso sinodale. Nel Messaggio della Giornata del Migrante e del Rifugiato 2016, Papa Francesco ci ricorda, in altri termini, che «La Parola cammina» (D.V. 13) anche attraverso i piedi, le strade, i viaggi dei migranti cattolici provati dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione politica e religiosa, dai disastri ambientali, e che interpretano concretamente il verbo ‘uscire’, una delle parole chiavi che papa Francesco indica quale missione della Chiesa nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n. 24) e una delle strade che hanno guidato il cammino della Chiesa in Italia verso il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. In una storia di Chiesa sinodale che, come mai, anche attraverso la presenza dei migranti, ha assunto un respiro ‘cattolico’, papa Francesco invita anche le nostre comunità a coniugare la misericordia con l’accoglienza. Questo chiede di guardare ai migranti come persone, prima ancora di fermare l’attenzione sulla loro situazione giuridica di regolari o irregolari. Un percorso di fede e di vita sociale che le Migrantes di Roma e del Lazio testimonieranno con un gesto concreto: portando oltre 6mila migranti e rifugiati in piazza S. Pietro all’Angelus di papa Francesco. Un incontro, una festa.

* direttore generale Fondazione Migrantes

Fonte: Sir
Mai dimenticare che i migranti sono «persone in fuga» da violenze e povertà
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