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Montenegro nel Patto Atlantico, «una giornata storica»… per due

Il Montenegro si appresta a diventare il 29° membro della Nato. I ministri degli Esteri del Patto atlantico, riuniti a Bruxelles, hanno lanciato il loro invito al piccolo Paese balcanico. «Una giornata storica» l'ha definita il premier montenegrino Milo Djukanovic, quasi quanto quella del referendum del 2006 per l’indipendenza. A rischio, adesso, i rapporti tra Nato e Russia - già freddi dopo la questione Ucraina e Crimea - che non ha accolto bene questa decisione

Percorsi: Montenegro - Nato
Nato (Foto Sir)

I 28 ministri degli Esteri della Nato riuniti a Bruxelles hanno ufficialmente invitato il Montenegro ad entrare nell’Alleanza come 29° Paese membro. A dare oggi l’annuncio il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sottolineando come «la decisione storica di avviare colloqui di adesione con il Montenegro» sia stata presa all’unanimità. La notizia ha subito suscitato la reazione della Russia che, per bocca  del presidente della Commissione Difesa del Senato, Viktor Ozerov, ha dichiarato che un eventuale ingresso del Montenegro nella Nato renderebbe «impossibili molti programmi che prima erano realizzati con la Russia, anche di cooperazione tecnico-militare. Il Montenegro – ha aggiunto – oggi diventa per la Russia un paese che è un membro potenziale della minaccia alla sua sicurezza». Concetti ribaditi anche dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Più conciliante è invece apparso il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che si è detto disponibile anche a riprendere i contatti con la Nato nel Consiglio Nato-Russia che non era stato sospeso nemmeno dopo l’annessione russa della Crimea, sebbene le ultime due riunioni risalgano al 5 marzo e al 2 giugno del 2014. L’espansione a Est dell’Alleanza atlantica è stata accolta con soddisfazione dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni: «La decisione di invitare il Montenegro nella Nato non deve essere considerata una decisione contro qualcuno. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza sia nella zona dei Balcani che in quella dell’Adriatico: quindi interessa direttamente il nostro Paese». Stesse rassicurazioni anche dal segretario di Stato Usa, John Kerry: «la Nato è un’alleanza difensiva che esiste da 70 anni e non costituisce una minaccia per nessuno. Non è un’organizzazione offensiva e non è focalizzata sulla Russia, né su nessun altro».

Tempi di adesione. Sui tempi del processo di adesione del Montenegro al Patto Atlantico, Stoltenberg ha indicato «l’inizio del 2017. Seguirà la procedura di ratifica nei 28 parlamenti» che potrebbe richiedere circa un anno. Nonostante ciò il piccolo Paese balcanico «potrà partecipare, senza diritto di voto» a tutti gli incontri istituzionali della Nato. Il Montenegro ora è chiamato a continuare il cammino delle riforme, avviato al momento di approvare la sua adesione al Patto Atlantico. Riforme necessarie per soddisfare i criteri richiesti dall’organizzazione atlantica, soprattutto quelle sull’adeguamento della Difesa, sulle riforme interne e sullo stato di diritto. È la prima volta in sei anni che un Paese viene invitato a far parte della Nato. «La notizia non giunge inaspettata – conferma Riccardo Alcaro, responsabile di ricerca presso il Programma Transatlantico dello Iai, l’Istituto per gli affari internazionali –. Si tratta, infatti, di un processo di avvicinamento arrivato a compimento». Con un tempismo perfetto, per non dire sospetto, vista anche la complessa situazione internazionale.

Non la pensa così l’esperto per il quale «la situazione con la Russia è talmente complicata che in qualunque momento fosse stato avanzato l’invito al Montenegro, questo avrebbe comunque provocato polemiche e risentimento». «Dire ora quali conseguenze provocherà tale decisione – spiega Alcaro – è difficile. Di certo è lecito attendersi un irrigidimento della Russia verso potenziali forme di interazione pragmatica con la Nato, già ridotta al minimo da quando la Russia si è annessa la Crimea. Mi riferisco a una serie di tavoli tecnici, tutti più o meno bloccati, sui quali i russi si irrigidiranno ulteriormente rendendo più difficile una governance sostenibile europea almeno nel breve periodo». Una situazione che sembra non offrire vie di uscita, anche a sentire il segretario Stoltenberg: «la porta della Nato è aperta anche per Bosnia Erzegovina, Georgia ed ex repubblica jugoslava di Macedonia».

Parole che non stupiscono Alcaro che spiega: «ciò che la Nato sta facendo nei Balcani è completare un processo, cominciato al tempo della Guerra in Bosnia (1995), di pacificazione, stabilizzazione e democratizzazione della regione balcanica. Lo stesso attuato per la stabilizzazione dell’Europa orientale dopo la caduta del muro di Berlino». «Stati così piccoli – aggiunge l’esperto -, con strumenti militari insignificanti, non offrono reali vantaggi militari alla Nato, ma ne offrono dal lato politico poiché sono un argine all’influenza di potenze straniere, in questo caso la Russia che in Montenegro ha diversi interessi». «Entrare nella Nato, come nell’Ue, – sottolinea Alcaro – è uno strumento di potente stabilizzazione e di contenimento delle derive autoritarie e antidemocratiche interne. La Nato – è bene ricordarlo – è il principale strumento con cui gli Usa esercitano un’influenza decisiva in Europa. Da questo punto di vista i Russi hanno ragione nel dire che questo ingresso riduce la loro influenza in Montenegro. E sarà così  anche per le adesioni future al Patto atlantico, Bosnia in primis».

Fonte: Sir
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