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Ottobre missionario: missioni o Missione?

Durante l’ultimo Consiglio nazionale missionario, al quale partecipano tutti gli incaricati regionali delle missioni, ci si sentiva in crisi e piuttosto avviliti dalla deriva verso cui sta andando ultimamente la Missione. In molte diocesi italiane viene ormai consigliato ai Centri missionari diocesani di ritornare a occuparsi di «missioni» e cioè: pensare alle missioni all’estero preoccupandosi soprattutto di raccogliere soldi per sostenere le tante e significative opere che nascono in questi luoghi.

Fabbrica di mattoni (Foto archivio Missio)

La Missione invece, quella fatta di primo annuncio, di elaborazione di contenuti significativi per l’evangelizzazione e la rievangelizzazione, di indicazione di prassi pastorali nuove, viene affidata ad altri organismi della Chiesa locale, lasciando in sordina, se non estromettendo dai cammini diocesani, proprio gli Uffici missionari. Stiamo tornando a una visione della Missione che era tipica del 1800, come se il Concilio Vaticano II, le encicliche sulla missione, l’apporto significativo del mondo missionario con la sua evoluzione di pensiero e di prassi, l’elaborazione biblica e teologica e i richiami di papa Francesco, non fossero esistiti.

La frase «la missione ad Gentes è paradigma per il rinnovamento di ogni pastorale ordinaria» è ripetuta come slogan, ma nel concreto non ci si avvale del mondo missionario per tentare con tutti gli altri Uffici pastorali di cambiare lo slogan in realtà viva della nostra vita ecclesiale. Questo è il quadro, non dissimile da quello delle altre regioni italiane, in cui vive e si muove il mondo missionario toscano, resistendo malgrado tutto. Il fuoco della Missione sembra spegnersi, ma resiste vivo sotto la brace e si prepara a riaccendersi per divampare al prossimo Convegno missionario nazionale che si terrà a Sacrofano (Roma) in novembre.

L’Ottobre missionario ci dovrebbe allora invitare a riflettere  liberamente, fraternamente e in stile sinodale su questi argomenti, tutti mossi da passione evangelica e da fedeltà alla chiesa di Gesù, uscita missionaria dal Cenacolo a Pentecoste. La passione per la Missione mi spinge anche a un’altra considerazione. Inviati dalle loro Chiese, ci sono nel mondo circa 40 missionari toscani, tra preti diocesani, laici e pochi religiosi/e. Per contro abbiamo invece presenti in Toscana circa 200 preti non italiani, senza contare i religiosi e chi si è incardinato in regione e che non è scontato siano automaticamente missionari! Mentre il discepolato dietro a Gesù richiede il dono di sé agli altri, mi sembra che noi accettiamo il dono degli altri per imprigionarli nei bisogni interni delle nostre Chiese.

Mons. Galantino, segretario della Cei, in un intervento al Cum di Verona, riportato in «Avvenire» di martedì 16 settembre, diceva: «Un certo pensiero sviluppatosi in questi anni, ha giustificato una sorta di calo di tensione per la missio ad gentes e questa è veramente una iattura, perché molte volte dire che l’Africa sta qui, o frasi simili, diventa una sorta di paravento per dover far poco, per quieta non movere». Lo Spirito Santo continua a spingerci sulle strade della Missione per la vita della Chiesa e del mondo: vogliamo tornare a collaborare con Lui?

*missionario saveriano
Incaricato regionale della pastorale missionaria della Toscana

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