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Una riflessione nella festa di San Giuseppe

Padre non è chi genera ma chi sta accanto ai figli

La paternità è un dono gravoso: ci attribuisce una responsabilità che non dovrebbe intaccare la libertà di chi abbiamo generato.  Si tratta, attraverso l’esempio, il sostegno e il sentimento, di accompagnare una nuova vita a trovare la propria strada, a trovare se stesso ed infine ad essere genitore a sua volta.

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Padre e figlio (Foto Sir)

Innanzi tutto auguri a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di diventare padre, con tutto il carico di impegno che ne deriva. Essere padre comporta diventare adulto ed imparare il valore del sacrificio. Badate bene che mettere al mondo un figlio non è la stessa cosa di essere padre. È doveroso specificarlo. A Dostoevskij piaceva dire che chi genera non è ancora padre, un padre è chi genera e chi lo merita.

Padre è colui che attraverso l’esempio, il sostegno e il sentimento accompagna una nuova vita a trovare la propria strada, a trovare se stesso ed infine ad essere genitore a sua volta. È un dono gravoso la paternità: ci attribuisce una responsabilità che non dovrebbe intaccare la libertà del figlio. Si rende necessario il sacrificio. Quando nominiamo questa parola si evoca, nella cultura contemporanea, un’idea di sforzo e privazione. Vogliamo qui intenderlo ricollegandolo al suo etimo, alla sua origine. Fare un sacrificio significa rendere sacro: rinunciare volontariamente e consapevolmente a qualcosa in nome di qualcosa di più importante. L’esempio classico è l’agnello grasso sacrificato a Dio. Perché non mangiarlo? Perché la nostra unione con Lui fosse sacra. È un discorso che gira intorno alla relazione e al sapergli dare importanza. Non è affatto facile.

I figli hanno necessità dei padri: Freud arrivò a considerare nessuna necessità nell’infanzia tanto forte come la necessità di protezione del padre. Ai figli vogliamo un mondo di bene e siamo spesso tentati di decidere al posto loro in modo da evitargli tutte quelle magagne che a nostro tempo sono toccate a noi. Abbiamo il potere di imporre il nostro volere dall’alto della nostra esperienza e della nostra posizione genitoriale (o per lo meno di provarci!). Ora riflettete su tutte le grandi religioni monoteiste: in ognuna di esse è previsto che dopo la creazione il creatore fornisca, in una forma o in un altra, il libero arbitrio alle sue creature. Libertà, nel bene e nel male. Questo mi ha sempre fatto pensare che sia previsto un certo numero di errori e sbagli nella vita di ognuno di noi. E che questi errori siano necessari alla crescita dell’individuo. Questa è una verità in psicologia evolutiva, dove ormai è chiaro come gli errori dei bambini servano, siano necessari, per un sano sviluppo. Come padri questo possiamo permettercelo. Impariamo a stare a fianco dei nostri figli, non davanti, non dietro. Al loro fianco. Sacrifichiamo le nostre ragioni, le nostre paure, parte del nostro potere, rendendo sacra la nostra relazione con loro. Sarà un regalo meraviglioso: per noi e per loro.

Una curiosità sull’origine di questa festa: auguri Rosolino! Rosolino è mio padre; approfitto di questo trafiletto per fargli sentire la mia gratitudine e il mio amore. Da sentimenti simili e da il medesimo desiderio nasce nel 1909 negli Stati Uniti d’America la festa del papà. Sonora Smart Dodd, una giovane ragazza, nel giorno dedicato alla festa della mamma prese la parola ad un comizio e spiegò a tutti che sua madre purtroppo era deceduta quando lei era molto piccola e che voleva ringraziare suo padre per averla cresciuta con amore. Si decise in seguito di istituire il 19 giugno (data della nascita del papà di Sonora) una giornata dedicata alla paternità in onore di questo babbo e di tutti i babbi del paese della ragazza.

Sapete come è andata finire: oggi tutto il mondo festeggia la festa del papà ed è stato scelto il 19 di marzo per rendere onore ad un papà speciale: San Giuseppe. Questa è l’origine dell’attuale e moderna festa. È indubbio che onorare il padre sia qualcosa di molto più antico. Pensate che è stata rinvenuta una piastra d’argilla vecchia di 4000 anni in cui un ragazzo babilonese, un certo Elmesu, lodava suo padre augurandogli buona salute e lunga vita. D’altro canto se siamo vivi siamo per necessità figli di qualcuno. Significa che indifferentemente da quanto il proprio babbo abbia saputo essere presente ha comunque contribuito all’esperienza a cui siamo sottoposti e che comunemente chiamiamo vita. Basterebbe questo per ricordare il padre, per rivolgergli un pensiero, per sentirsi grati. Non è un dovere, è un sacrosanto diritto. Come figli ci spetta! Riconoscere l’importanza di nostro padre è un passo nel riconoscere l’importanza della vita che ci è stata donata.

Buona festa del papà a chi ha saputo farci da padre. D’altronde non è difficile diventar padre… essere un padre, questo è difficile.

* psicologo e psicoterapeuta

Padre non è chi genera ma chi sta accanto ai figli
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