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A conclusione della Settimana sociale dei cattolici toscani

Per tornare ad essere significativi nella vita sociale e politica

È stata una bella esperienza quella che si è svolta a Pistoia dal 3 al 5 maggio. L’occasione di raccogliere i delegati di tutte le diocesi della nostra regione nel quadro della prima Settimana sociale dei cattolici toscani si è rivelata infatti felice e promettente. Felice: perché ha consentito di fare il punto sull’importanza e il valore dell’impegno dei cattolici a favore delle proprie comunità, sulle prospettive e il significato di tale impegno.

Parole chiave: Cattolici protagonisti (25)
I lavori della settimana sociale

Promettente: perché, visto l’entusiasmo palpabile e l’intensa partecipazione dei delegati, l’auspicio comune è che non ci si fermi a questo primo evento, collocato tra la Settimana sociale nazionale di Reggio Calabria del 2010 e quella di Torino del prossimo autunno, ma che si possa fare in modo che esso diventi un appuntamento periodico di confronto e di orientamento per i cattolici toscani.

Dai lavori di Pistoia sono emersi non solo diversi spunti di analisi del presente, ma anche una serie d’indicazioni concrete volte a incidere, in una prospettiva specificamente cristiana, sulla situazione di crisi che stiamo vivendo. Chi scrive ha insistito, nella sua relazione introduttiva, sulla necessità di recuperare la dimensione comunitaria dell’agire, facendo tesoro di alcuni segni, ben chiari nella nostra società, che vanno in questa direzione e superando in tal modo una mentalità individualistica ancora predominante. Che in effetti sia questa la prospettiva di fondo da cui partire per affrontare in maniera corretta i problemi che quotidianamente ci affliggono viene affermato appunto dalla Caritas in Veritate: la quale sottolinea (n. 75) che oggi «la questione sociale è diventata questione antropologica».

Su questo sfondo si sono collocate le sintesi della riflessione compiuta in questi mesi nelle varie diocesi, che sono state illustrate da monsignor Giovanni Santucci. In seguito sono state rilanciate e precisate, nella relazione di Luigino Bruni, le questioni di fondo sulle quali si sono poi concentrati i lavori dei gruppi di studio. Tali questioni corrispondevano ai cinque punti dell’agenda conclusiva della Settimana sociale di Reggio Calabria: concernenti rispettivamente l’urgenza del lavoro, la centralità dell’educare, la necessità di nuove forme d’inclusione, il bisogno di riattivare la mobilità sociale, il carattere indilazionabile del completamento della transizione istituzionale. Su ognuno di questi punti i delegati hanno compiuto significativi approfondimenti, guidati da esperti (Stefano Biondi, Paolo Nepi, Enrico Fiori, Emanuele Rossi e Giovanni Tarli Barbieri) che hanno preparato e coordinato la discussione.

I risultati sono stati oltremodo concreti. Come anche è emerso dalla rilettura che ne hanno dato Antonio Maria Baggio e padre Antonio Airò, essi hanno riguardato il ripensamento del fare impresa e, insieme, l’indicazione di forme alternative per promuovere un lavoro giusto; si sono concentrate sulla necessità di ristabilire un equilibrio educativo, rilanciando – come peraltro viene fatto dalla Chiesa italiana nei suoi Orientamenti pastorali per questo decennio – la centralità della formazione nell’interesse dell’intera società; hanno posto l’urgenza di creare spazi comuni e meccanismi d’inclusione, capaci di conciliare i diritti e i doveri di ciascuno; hanno indicato nella valorizzazione del merito la strada maestra per ripristinare la mobilità sociale; hanno ripreso infine alcuni strumenti giuridici e di riforma del sistema politico, a livello sia regionale che nazionale, capaci di favorire il completamento della transizione istituzionale.

Si tratta, come si vede, di proposte precise. Esse non solo s’inquadrano nel contesto più generale della missione della Chiesa in Italia e della riflessione elaborata nelle Settimane sociali nazionali, ma soprattutto dimostrano come anche i cattolici toscani abbiano molto da dire in questi tempi di crisi, offrendo una diagnosi e una terapia efficaci.

È stato comunque il cardinale Giuseppe Betori, nel suo intervento finale, a indicare il significato complessivo delle giornate di Pistoia. Betori ha inquadrato l’impegno dei cattolici toscani, e il modo in cui i temi dell’agenda di Reggio Calabria debbono essere declinati, nel quadro più ampio della costruzione di quel «nuovo umanesimo» che è fondato sulla fede e che è capace di generare cultura e impegno sociale. Non è un caso, naturalmente, che la ripresa di tali istanze umanistiche, non più separate da una prospettiva di fede, venga compiuta proprio in Toscana, che dell’umanesimo è stata la culla. E proprio a questo scopo Betori ha sottolineato che, «per tornare a essere significativi nella vita sociale e politica, è necessario che i cattolici osino di più nel loro quotidiano operare». Tenendo conto dell’intensa partecipazione alle giornate pistoiesi, non crediamo che questa esortazione andrà disattesa.

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