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Quando l’informazione ha bisogno di ripensare se stessa

Stando a quanto riferito dal Sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, mons. Becciu, il Papa ci ha riso sopra, «ha fatto delle battute» sul suo presunto tumore al cervello, «ma era molto dispiaciuto delle notizie false». Perché di questo si tratta, di notizie false, subito smentite in modo perentorio da tutti i soggetti chiamati in causa.

Il servizio pubblicato dal Qn mercoledì 21 ottobre

Se ci fosse del vero, non ci sarebbe niente di male a pubblicarle. Il Papa è un essere umano, come tutti noi. Non è che può star lì tutti i giorni a lamentarsi se gli fa male la testa o un piede. E a noi questo interessa poco. Ma se avesse una malattia seria ne parlerebbe lui stesso. E noi avremmo il diritto di saperlo. Come abbiamo saputo sempre delle malattie di Giovanni Paolo II.

Qualcuno ha voluto accostare il falso scoop del «Quotidiano nazionale» con l’outing del monsignore omosessuale polacco e con la diffusione, apocrifa, di una lettera al Papa di 13 cardinali, critici sui metodi del Sinodo (e ai quali il Papa ha risposto davanti ai padri sinodali). Come se dietro ci fosse un’unica regia destabilizzante. La tesi del complotto è sempre affascinante, quanto spesso ingannevole. E in questo caso proprio non ci convince. Piuttosto il «Quotidiano nazionale» (testata che ha riunito «La Nazione», «Il Resto del Carlino» e «Il Giorno») si è fatto ingolosire da una notizia che avrebbe sicuramente fatto clamore. Mercoledì 21 ottobre ha titolato in prima pagina: «Papa Francesco è malato». E nel sommario spiegava: «Scoperta mesi fa una macchia scura al cervello: il piccolo tumore è curabile. Per il luminare giapponese che lo segue non servirebbe l’intervento chirurgico».

All’interno si aggiungevano altri particolari che un lettore si aspetterebbe veritieri e controllati. Dall’infermiera che avendo visto la cartella medica del Papa era corsa a pregare nella cappella della Casa di Cura San Rossore di Pisa, all’elicottero con le insegne vaticane atterrato nella piazzola dell’elisoccorso della clinica pisana per prelevare il professor Takanori Fukushima e la sua equipe e portarla all’interno del Vaticano. Dalla diagnosi fortunatamente benigna del luminare giapponese, al prossimo «annuncio a sorpresa» di Bergoglio, pronto a rinunciare come il suo predecessore.

Nel giro di poche ore nessuna di queste notizie ha retto alle verifiche, nonostante che per giorni il «Qn» abbia insistito a scrivere «avevamo ragione noi». Chi lavora in un giornale sa che può capitare di pubblicare una notizia sbagliata. Ma più questa notizia è importante (e la salute del Papa lo è) e più richiederebbe controlli e verifiche serie e una certa sobrietà nel darla ai lettori. Soprattutto, nel momento in cui ci si accorge di aver «toppato», si dovrebbe avere l’onestà di ammetterlo e abbozzarla lì. «L’informazione è malata e il Papa invece sta bene», titolava all’indomani il suo editoriale il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Perché al netto di tutte le dietrologie complottiste è questo il dato che preoccupa. La nostra informazione – sono sempre parole di Tarquinio – è «malata di pressapochismo. Malata di presunzione. Malata di sensazionalismo manipolatorio».

Lo diciamo senza puntare il dito contro nessuno, auspicando soltanto che chi opera nel mondo dell’informazione ci rifletta sopra e ne faccia tesoro. Noi per primi che pure cerchiamo di fare un’informazione diversa, meno pruriginosa.

Domenica scorsa in moltissime chiese della Toscana sono stati diffuse copie del quotidiano cattolico «Avvenire» (con all’interno uno speciale tutto «toscano» sulla prossima visita del Papa) e del nostro settimanale «Toscana Oggi». In molte, probabilmente, il celebrante ha anche ricordato che quella era la «giornata della stampa cattolica». Ci auguriamo che in molti ci abbiano sfogliato e letto. E abbiano apprezzato la differenza.

Quando l’informazione ha bisogno di ripensare se stessa
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