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Rischio «ponte» e scuola sulle elezioni regionali

Sarà un’impressione, ma non mi sembra di avvertire attesa o interesse per le elezioni regionali di questa domenica, soprattutto tra i giovani, ma non solo tra loro.

Elezioni

Se poi il «ponte» del 2 giugno dovesse spingere gli indecisi verso il mare, si rischia di aspettare il risultato delle amministrative come quello di un referendum per sapere se avrà votato almeno la metà degli aventi diritto. È ovvio che le elezioni sono sempre valide, qualsiasi sia il numero dei votanti, ma se l’astensionismo dovesse risultare il primo «partito» ci sarà da interrogarsi sulle capacità anche di questa classe politica di riportare i cittadini ad interessarsi del «bene comune».

Persino la scuola potrebbe avere un effetto negativo sulle elezioni. Lo scontento circa la riforma è diffuso. E la scuola, si sa, coinvolge tutti, non solo gli insegnanti e il personale non docente, ma anche le famiglie ai vari livelli: nonni, genitori e figli. Gli effetti del malcontento nel mondo scolastico si potrebbero ripercuotere proprio sulla partecipazione e in parte sul Pd, che qui in Toscana non avrà comunque particolari difficoltà a vincere le elezioni.

Bisogna anche ricordare le novità di questa tornata elettorale per quanto riguarda la nostra regione. Si vota nella sola giornata di domenica dalle 7 alle 23, ma soprattutto si vota con la nuova legge elettorale regionale, che riporta il voto di preferenza, che può essere espresso per uno o due candidati purché, nel secondo caso, siano un uomo e una donna o viceversa appartenenti, però, alla stessa lista: è il cosiddetto «voto di genere». È previsto anche il «voto disgiunto», ossia la possibilità di votare il candidato alla presidenza della Giunta regionale di una coalizione e al tempo stesso il gruppo e gli eventuali candidati di una coalizione che sostiene un altro candidato presidente.

Insomma, tante possibilità, ma anche il rischio di un po’ di confusione. L’importante è che non prevalga la paura di sbagliare e quindi non si sfrutti al meglio la possibilità del voto di preferenza, che invece è fondamentale.

Come in altre circostanze, non ho la presunzione di dare dei consigli ai nostri lettori, se non quello di andare in ogni caso a votare. Io penso che nei vari schieramenti si possano individuare candidati di nostra fiducia, qualcuno magari lo conosciamo anche di persona.

Da ricordare che in Toscana si rinnovano anche 9 Consigli comunali tra cui quello di Arezzo. Nel complesso prevale una frammentazione, che anziché semplificare il quadro politico lo complica. Nel capoluogo aretino, ad esempio, si presentano 9 candidati sindaco con 16 liste. Un fenomeno che a livello regionale non può che favorire il governatore uscente, Enrico Rossi, del Pd, che si presenta, oltre al suo partito, con il solo appoggio della nuova formazione denominata «Il popolo toscano». Molto scarse le possibilità del centro-destra che arriva al voto diviso in 4 schieramenti con 6 liste. Corrono a sé, con un proprio candidato alla guida della Giunta regionale, il Movimento 5 stelle e la sinistra di «Sì». Pertanto, l’unica incognita resta quella del ballottaggio se Rossi non superasse il 40% al primo turno. In quel caso, al secondo turno, potrebbe aumentare solo l’astensionismo, ma la sua rielezione sarebbe ugualmente sicura.

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