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Se il telefonino rientra nelle nuove forme di digiuno

Qual è il senso dell’astinenza, dell’astinenza che, come cristiani, siamo indotti a praticare in Quaresima? Non si tratta di una semplice mortificazione. 

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D’accordo: siamo polvere e alla polvere ritorneremo, come ci ricorda il rito delle Ceneri. Ma nel mondo siamo chiamati non già a mortificare, bensì a far buon uso della nostra vita, in quanto immagine del Dio vivente. Anche l’astinenza può servire a questo scopo. Siamo in questo mondo, come sottolinea la Lettera a Diogneto, ma non siamo di questo mondo. Se è così, proprio le cose del mondo non devono assorbire tutti i nostri interessi.

Il tempo di Quaresima ce lo ricorda. Nella sua storia la Chiesa ha indicato ciò da cui è bene astenersi periodicamente, come ad esempio certi cibi o certe cose che danno piacere. Si tratta di tradizioni che vanno mantenute, in quanto patrimonio della nostra comunità. Tuttavia ogni tempo ha le sue tentazioni e le sue infedeltà. Così come emergono «nuovi peccati», allo stesso modo vi sono oggi altre forme, rispetto al passato, per ribadire il nostro distacco dal mondo, e cose a cui è bene saper rinunciare. Sono le cose che ci vengono anzitutto offerte dai cinque sensi, i quali sono le nostre finestre sul reale. Ma le curiosità e i desideri che essi veicolano sono oggi potenziati dall’uso degli strumenti tecnici e tecnologici di cui ci serviamo abitualmente.

Qualche anno fa si proponeva un’opportuna astinenza dalla tv. Oggi forse bisognerebbe parlare di un’astinenza dal telefonino, da internet, dai social network. C’è chi auspicherebbe addirittura che fosse proibito l’uso dello smartphone, soprattutto per i nostri figli. Si tratta in generale di richieste irrealistiche e velleitarie. Come mostra una recente indagine di Save the Children, l’età con cui i bambini interagiscono con i dispositivi digitali sta diminuendo sempre di più.

Se dunque non è possibile impedire loro di accedervi, dobbiamo dare a essi regole precise. È un po’ come accade in Quaresima. L’astinenza a cui siamo chiamati in questo tempo non è una rinuncia assoluta, non è – ripeto – una mortificazione. Sarebbe come proibire ogni forma di alimentazione, visto che è richiesto di non cibarsi della carne il venerdì.

Bisogna invece recuperare l’idea che non siamo noi schiavi di certe abitudini e di certe mode, ma siamo in grado di controllarle. La stessa cosa accade con le tecnologie. È necessario usarle in maniera buona e responsabile. È necessario insegnarlo ai nostri figli. È necessario che anche la scuola sia il luogo di quest’educazione. Dobbiamo stabilire i tempi dell’uso e del non uso di certi dispositivi. Dobbiamo capire le conseguenze, per noi e per gli altri, di ciò che facciamo con essi. In sintesi, le tecnologie ci offrono importanti possibilità di connessione. Ci avvicinano agli altri in modi diversi da quelli consueti. Ci permettono di esprimerci come mai era accaduto prima. Dobbiamo però usarle bene. Dobbiamo assumerne il controllo.

E dunque, per raggiungere questo scopo, cosa c’è di meglio, nel concreto, che sopportare periodicamente un po’ di digiuno, ad esempio dallo smartphone? La Quaresima può essere l’occasione per farlo. E per farci capire che, anche se il mondo è pieno di cose meravigliose, ce ne sono altre, ancora più belle, a cui siamo destinati.

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