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Sentinelle della natura in ogni parrocchia per cambiare i nostri stili di vita

Nei giorni della pubblicazione dell'enciclica del Papa si è tenuto a L'Aquila il convegno di Greenaccord, occasione davvero unica per approfondire i temi ambientali contenuti nella «Laudato si'».

Percorsi: Ambiente - Papa Francesco
Parole chiave: Greenaccord (33), Salvaguardia creato (91)
Sentinelle della natura in ogni parrocchia per cambiare i nostri stili di vita

«Agnostico, resto colpito: solo il Papa poteva darci lo scatto etico oggi necessario». Così Riccardo Valentini, del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, parlando al forum di Greenaccord che ha riunito giornalisti cattolici «per la custodia del Creato». Il testo di Papa Francesco era uscito il giorno prima e L’Aquila, sede del forum, ha ospitato la prima riflessione su quella che Raffaele Luise ha definito «enciclica straordinaria che apre tempi nuovi come accadde alla Pacem in Terris». In una città speranzosa e disperata, una cinquantina di giornalisti hanno lavorato sue due verbi («coltivare e costruire»), su un tema («le risorse naturali») e su un obiettivo («nutrire l’umanità») capace di rimandare anche alle contraddizioni di Expo. Sulle rovine del terremoto, sono risultate non casuali le parole che il Papa ha indirizzato al forum presieduto da Alfonso Cauteruccio. In particolare quell’essere «pronti a ostacolare i segni di distruzione e di morte che accompagnano il cammino dell’umanità».

Dal forum molti i contributi sul rapporto agricoltura/ambiente. Francesco Coccopalmerio, cardinale, ha puntato sull’approccio antropologico («Siamo cresciuti pensando che eravamo dominatori del Creato, che tutto era lecito, e così la nostra signoria non è stata amorevole ma predatoria»). Jakob Skoet (Fao), ricordato il fallimento degli obiettivi per dimezzare i malnutriti, ha invitato a investire su piccoli agricoltori, agricoltura familiare, mercati rurali. Il climatologo Valentini ha rilanciato sul cambio degli stili di vita necessario in chi ha cibo in abbondanza e spesso lo getta («Spreco di cibo non solo questione etica ma anche problema ambientale: per produrlo sono state utilizzate acque, fertilizzanti, pesticidi»).

Si è anche scandagliato sul consumo di suolo («Ogni secondo – ha detto Michele Munafò, di Ispra – l’Italia perde fra i 6 e i 7 metri quadrati di terra») e sulla lotta al riscaldamento globale («due gradi di aumento nella temperatura è il limite massimo che possiamo tollerare; oltre le conseguenze saranno disastrose»). Molti i racconti da chi «dice di no»: la «filiera corta» di Slow Food, le azioni di Coldiretti sulle biodiversità, la tv diversa di Paolo Ruffini, l’albergo diffuso sotto il Gran Sasso, il premio a giornalisti coraggiosi, le «mamme volanti» di Castenedolo (una decina di donne che, visti certi disastri ambientali nel bresciano, sono salite su un aereo girando dall’alto un video che spopola sul web e invitando tutti a «cambiare prospettiva»).

Tavola rotonda sull’enciclica con il vescovo Vincenzo Paglia («provvidenziale l’alleanza fra la prospettiva ecologica e la superficialità con cui affrontiamo i drammi delle povertà») e la giornalista Grazia Francescato sul rapporto fra concetto di «conversione ecologica» e testimonianza resa da Alex Langer. E un invito finale, da Greenaccord, alla Chiesa italiana per dare concretezza all’enciclica. Perché non sostenere, in ciascuna delle 25 mila parrocchie, la nascita di almeno due o tre «sentinelle del Creato», persone, preparate anche tecnicamente, che possano dar mano in azioni concrete? Con l’obiettivo, citando il Papa, di farci «uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando». Già: perché no?

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