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A 10 anni dalla morte

Un fuoco, un vento, una luce: Giovanni Paolo II

Il 2 aprile di dieci anni fa moriva, dopo una lunga malattia, Karol Wojtyla. Era stato eletto papa il 16 ottobre 1978.

Giovanni Paolo II alla Gmg di Toronto

Dieci anni sono trascorsi da quella sera indimenticabile in cui Giovanni Paolo II lasciava questo mondo, cullato dalla preghiera sommessa di decine di migliaia di persone - «Vi ho chiamati e siete venuti» - che, ai piedi della sua stanza, in piazza San Pietro, lo accompagnavano nell’ultimo viaggio verso l’abbraccio con il Padre, verso l’incontro con Maria da lui tanto amata e venerata. Il giorno del funerale c’era la Chiesa universale, e con essa il mondo intero, a dirgli il grazie commosso per la sua vita, la sua testimonianza, il suo amore. Dieci anni sono bastati perché quel grido innalzato il giorno dei suoi funerali - «Santo subito!» - diventasse realtà.

Ripensando alla sua vita e alla sua morte, mi sembra di poterlo ricordare con parole che la Bibbia dedica al profeta Elia: «Sorse come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Beati coloro che ti hanno visto!» (Siracide 48,1.11).

Un fuoco: questo è stato il Papa «chiamato ’di’ un Paese lontano»; come il fuoco del Sinai, che brucia e non si consuma, perché è amore per sempre, che porta al popolo oppresso dal peccato la libertà dei figli di Dio; come il fuoco della Pentecoste, che sconvolge ogni previsione umana per dare origine a una nuova creazione.

Ma non solo questo è stato il nostro grande Papa. Egli è stato anche il vento/spirito di Dio che aleggiava sulle acque il giorno della creazione; quel «forte vento d’oriente» che divise in due il Mar Rosso per dare libertà al popolo di Dio in fuga dalla schiavitù d’Egitto; lo stesso vento della Pentecoste, che si abbatte impetuoso per preparare l’avvento del fuoco che trasforma la Chiesa in popolo di Dio. E, possiamo aggiungere, come il vento che il giorno del suo funerale agitò e sconvolse le pagine del Vangelo posto sulla sua bara.

E poi luce: in lui, nella sua missione, ancora una volta «il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce» (Isaia 9,1); la luce di Dio che, in un mondo di guerre, di prevaricazioni e di miserie umane, sa accendere ancora la speranza del bene, della giustizia, della fraternità universale.

Ecco, questo è stato Giovanni Paolo II nei quasi ventisette anni della sua missione petrina, anche visivamente, fisicamente: un vento, un fuoco, una luce per la Chiesa e per il mondo. E come il vento, il fuoco e la luce, che nessuno può spegnere, ha ridato forza alla parola di Dio, alla presenza della Chiesa nel mondo, ha guidato con mano sicura il popolo di Dio nel suo esodo verso il terzo millennio.

Come il re che tentò di spegnere il fuoco di Elia mettendone a tacere la voce, come il faraone che invano pretese di rendere nulla la forza del fuoco del Sinai che guidava Mosè, così una forza terrena tentò di spegnere con la violenza il vento, il fuoco, la luce di Giovanni Paolo II: invano. Era il 13 maggio 1981. Il fuoco fatuo degli uomini non può spegnere il fuoco gagliardo di Dio che infiamma la vita dei suoi profeti per incendiare, attraverso la loro testimonianza, tutta la Chiesa e il mondo. 

A dieci anni dalla sua morte, la sua vita, il suo ministero, il suo insegnamento restano per sempre narrati da quelle pagine di Vangelo che il vento a lungo sfogliò nella celebrazione del suo estremo addio. Quelle pagine che poi, da ultimo, il vento serrò. Perché la sua parola e il suo amore restassero per sempre sigillati nel cuore di chi lo ha conosciuto e amato.

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