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Unità dei cristiani: riconoscere la presenza e l’agire di Dio nella storia

I più recenti incontri ecumenici si sono conclusi con un saluto che era un promettente arrivederci alla ormai prossima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Per molti, non ancora per tutti, si tratta di un tempo che, più che consuetudinario ormai, si propone come profetico.

Incontro ecumenico a Sibiu (Foto Sir)

Un tempo per chiedere e ricevere, insieme, nuovi stimoli e nuove consapevolezze quanto all’urgenza di un più incisivo impegno ecumenico in questo nostro tempo. Vi sono eventi, esigenze, aspirazioni che, oggi, richiedono maggiore coesione tra le diverse realtà di fede cristiana, unitamente a quella ebraica e musulmana, perché con coraggio si vada oltre il già noto, il già detto, il già pensato. Una Settimana di preghiere congiunte per acquisire dalla Parola propostaci nuove sensibilità per percepire i tanti gridi silenziosi di poveri, di emarginati, gridi che segnalano situazioni più complesse rispetto al recente passato e richiedono ascolti più attenti e connessi tra loro.

Il testo biblico proposto dalle chiese della Lettonia recita: «Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio» (2 Pietro 2:9). Si tratta di una citazione dal libro di Isaia, cosa che ci aiuta a comprendere che la Chiesa non sostituisce Israele nell’essere popolo di Dio. Con la religiosità di questo popolo occorre conservare e proteggere un’attenta e preziosa comunionalità per la quale altresì preghiamo prima che la Settimana cristiana inizi.

Aspetto rilevante del testo biblico proposto è nel senso primo che contiene e che occorre cogliere. «Annunziare le opere di Dio» è opportuno e doveroso perché si conosca e si riconosca la presenza e l’agire di Dio che opera nella nostra storia. Questa è la finalità di ogni sincera e vera proclamazione. Lo sottolinea autorevolmente lo stesso Gesù quando, in dialogo con il Padre, afferma: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio» (Gv 17:3). In questo si compendia il senso dell’opera di mediazione del Cristo: risolvere la quaestio de ponte fra l’uomo e Dio, cioè offrire all’uomo di entrare in relazione esistenziale, ancorché di fede, con il suo Creatore.

V'è da ritenere che il mondo cristiano abbia messo da parte il problema di Dio ritenendolo risolto definitivamente nella incarnazione del Cristo la cui opera mediatrice  è dichiarata  compiuta nel donarsi in sacrificio sulla croce dalla quale si ascoltò il grido: «È compiuto!» (Gv 19:30). È ormai possibile recuperare la relazione con Dio, è possibile entrare in dialogo con Lui come è possibile conoscerLo per le opere che Egli compie direttamente o indirettamente nelle varie storie personali.  Non sentire e non proporsi una ricerca di Dio, una conoscenza di Lui, comporta superficialità nelle nostre relazioni e rimane inattesa l’invocazione del Cristo: «Che siano tutti uno» (Gv 17:21, 22). La ricerca del Padre è motivo di unità perché fa conseguire il reciproco riconoscimento di «fratelli». Non è possibile essere e riconoscersi tali se prima non ci rimettiamo in cammino per riconoscere il Padre comune, Colui che opera indipendentemente dalle nostre richieste ed il cui agire è segnalato dalle opere che Egli compie, anche a nostra insaputa.

La prossima Settimana di preghiera ci offre una tale possibilità ed è comprensibile sperare che si sia più numerosi del passato nel riconoscere le Sue opere e nel testimoniare al mondo la realtà del Suo essere nostro contemporaneo per la Parola che ci rivolge e per la Sua reale presenza che rivela.

* Pastore della Chiesa Apostolica italiana

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