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Wesołowski, in quell'arresto c'è un «mai più»

Con l'arresto in Vaticano dell'ex nunzio Józef Wesołowski, prosegue il «percorso di guarigione» voluto e indicato da Francesco. Il Papa della misericordia non vuole che la malattia devasti tutto il corpo. Ha usato il bisturi , perché gli abusi sono «un culto sacrilego» che lascia cicatrici per tutta la vita, una «terribile oscurità». Ora la Chiesa ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma.

Parole chiave: abusi (221)
L'ex nunzio Józef Wesołowski (Foto Sir)

«È il nostro percorso di guarigione», così Papa Francesco parlava della tolleranza zero, anzi di nessuna possibile omissione da parte della Chiesa nei confronti degli abusi sessuali sui minori compiuti da membri del clero. Ma si poteva immaginare che quel percorso «nel quale non ci saranno figli di papà», ossia «non ci sono privilegi» portasse sino agli arresti di un ex nunzio in Vaticano?

Sì, è un evento scioccante, che denuncia un reato e un peccato gravissimi. Se non ci fosse stato il caso di Paolo Gabriele, il domestico di Papa Ratzinger che passava carte segrete alla stampa, non avremmo neppure più immaginato che dentro le mura della Santa Sede vi fossero ancora delle carceri.

Si tratta di una decisione che, in ultima analisi, dopo il processo canonico che già ha condannato il prelato, viene dal Papa della misericordia. Perché la misericordia non può lasciare che la malattia devasti tutto il corpo. La pedofilia è «una lebbra che c'è nella Chiesa e colpisce anche i vescovi», aveva detto in un'intervista Papa Francesco. E allora la lebbra si cura anche con il bisturi, perché gli abusi sono «un culto sacrilego» che lascia cicatrici per tutta la vita, una «terribile oscurità».

Il perdono cristiano parte dall'accusa del male, dal riconoscimento del peccato commesso. Esige il pentimento e la riparazione. Comprende anche la condanna eterna, che spetta alla giustizia divina. A noi uomini tocca il compito di esercitare la giustizia terrena. Impegno di giustizia e di denuncia da cui non va esente la Chiesa, nessuna diocesi, nessun credente e nessun uomo che sia a conoscenza di abusi.

Ora l'avvertimento è chiaro. La giustizia della Santa Sede interverrà senza sconti a chicchessia. Poi vi sarà probabilmente l'azione penale di altri Stati. La Chiesa si è data un nuovo diritto penale severo che ha recepito anche le norme internazionali, ma soprattutto ha deciso di perseguire quei «figli che hanno tradito la loro missione» o, Dio non permetta, che tradiranno la loro missione.

Ora la Chiesa a livello di ogni singola nazione (Italia compresa) ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma, i trasgressori. Il suo impegno significa un netto «mai più». Certo il male è così subdolo, prepotente e travolgente, forse sostenuto da qualche lobby, che fin da ora occorre invocare la forza che viene dall'Alto.

Forza che è necessario impetrare perché lo scandalo provocato non ferisca talmente alcuni credenti da rifiutare Dio e allontanarsi dalla Chiesa e dallo stesso Vangelo. No! Per i cristiani il male, le tenebre come nella settimana santa durano poco, tre giorni. Poi Cristo ribalta la pietra del sepolcro. Quel sepolcro, che si è aperto per una ingiusta condanna, per un accumulo di dolore e di cattiveria abbattutasi sul Crocifisso, viene dischiuso dalla forza della risurrezione, del Risorto.

Fonte: Sir
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