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Gigolò per caso

Anche semplicemente visionando il trailer di «Gigolò per caso» di John Turturro si ha la netta impressione di una doppia anima: da una parte la commedia, dall’altra la deriva esistenziale. Ma non solo, perché in tal caso non sarebbe una novità soprattutto dal momento che coprotagonista del film è Woody Allen, maestro di umorismo surreale, di commedia amara e di drammi esistenziali.

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Il punto è che tra i due personaggi principali, il libraio Murray e il fioraio Fioravante, esiste una netta suddivisione caratteriale: il primo è cinico, calcolatore, più insicuro di quanto non voglia dare a vedere e molto attento alla parte economica dell’esistenza; il secondo è invece intimamente romantico, quindi ben disposto a lasciarsi alle spalle il mestiere di gigolò che l’altro lo ha convinto a intraprendere per risolvere i problemi di lavoro.

Non ci sarebbe niente di male, se non fosse per il fatto che, così come è concepito e realizzato, «Gigolò per caso» appare a tutti gli effetti un film diviso in due. Ovvero, il percorso di Murray e Fioravante ha una partenza e una conclusione comune, ma nel mezzo due percorsi nettamente diversi e separati come se ciascuno dei due protagonisti avesse il proprio film indipendentemente dall’altro. È evidente che questo provoca una serie di problemi a livello non solo narrativo, ma anche tematico. Da una parte c’è un uomo pronto a cedere all’amore, dall’altra un affarista per caso la cui maggiore ambizione sembra quella di guadagnare e di confrontarsi in maniera quasi burlesca con la comunità ebraica di New York.

Ne conseguono due film: uno morale (quello di Turturro), uno burlesco e sarcastico (quello di Allen), che né la sceneggiatura né la messa in scena riescono a fondere in omogeneità né a far convergere in qualunque modo.

Murray ha una libreria sull’orlo del fallimento, è deciso a chiudere ma non ad abbandonare il business (di qualunque genere) per sopravvivere decentemente. Quando la sua dermatologa gli confessa di avere in mente un mènage a tre e gli chiede se conosca un uomo disponibile, lui pensa all’amico Fioravante, fioraio part time. Questi, una volta superata l’iniziale perplessità, accetta e inizia un’attività che, grazie al passa parola, ottiene un certo successo. Quando però incontra Avigal, vedova di un rabbino, capisce che il rapporto potrebbe andare oltre il semplice incontro sessuale (che per altro non avverrà) e riscopre in se stesso l’indole romantica che gli è più propria. Nel frattempo Murray è finito nel mirino di Dovi, una specie di vigilante del quartiere ebreo, e dovrà affrontare il processo di una commissione di rabbini.

È evidente che «Gigolò per caso» nasce da un progetto che non deve assomigliare molto al risultato finale e che nella sceneggiatura, anche se non accreditato, è presente lo zampino di Woody Allen. Questa collaborazione, che in altri casi avrebbe potuto giovare, diventa invece un impedimento ed è probabilmente la prima causa della netta separazione del film in due corpi indipendenti. A quanto pare, inoltre, Turturro ha giocato su situazioni e battute che in sé sono anche divertenti: la dermatologa interpretata da Sharon Stone che afferma «Per me è la prima volta» non può non suscitare ilarità, così come i tentativi di Murray/Allen di convincere Fioravante/Turturro o il personaggio più estremo interpretato da Sofia Vergara. Ma è anche evidente che il nucleo narrativo del film corrisponda all’incontro con Avigal (Vanessa Paradis) e sposti quindi la tonalità del racconto dal burlesco al malinconico e riflessivo.

Se però, contemporaneamente, viene rappresentata l’improbabile «corte marziale» ebraica per bilanciare il peso dei due protagonisti, i conti non tornano: tutta la parte del quartiere ebraico appare posticcia e molto legata ai precedenti di Woody Allen nei confronti della propria razza e confessione più che a un’effettiva necessità all’interno del racconto. Così «Gigolò per caso» diventa un film in buona parte incompiuto e soprattutto nel quale risulta piuttosto difficile attribuire meriti e responsabilità. In un certo senso un film a episodi: alcuni brillanti, altri modesti, altri ancora addirittura incomprensibili. I talenti di Turturro e Woody Allen, chissà perché, ci hanno ricordato le convergenze parallele teorizzate da Aldo Moro.
GIGOLÒ PER CASO (Fading Gigolo) di John Turturro. Con John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofia Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber. USA 2013; Commedia; Colore

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