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Il buono, il brutto, il cattivo

Giunge a proposito il lavoro di restauro della Cineteca di Bologna sulla trilogia del dollaro di Sergio Leone. Ci permette così di poter riavere su grande schermo opere che hanno segnato non solo il cinema italiano, ma la storia del cinema in generale, cambiando le regole di un genere che gli americani avevano codificate e smontando con ironia e magistrale tecnica del racconto una sovrastruttura romantica posticcia che aveva poco a che vedere con quanto era realmente accaduto nel cosiddetto Far West.

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Locandina del film

«Il buono, il brutto, il cattivo» chiude la trilogia e lo fa dilatando i tempi del racconto, organizzando una minuziosa geometria narrativa, dando il suo meglio nella tecnica del montaggio e, soprattutto, vivendo di una contraddizione che è paradossale solo in apparenza. Dei tre film è quello che, per la prima volta, offre riferimenti storici precisi inquadrando la caccia al tesoro dei tre pistoleri sullo sfondo della guerra di secessione, ma è anche di gran lunga il più italiano nello spirito, nella costruzione dei personaggi, nella composizione dei dialoghi e nell’alone picaresco che avvolge tutta la storia.

Non è un caso se tra gli sceneggiatori figurano Age e Scarpelli, che nello stesso anno, il 1966, avevano scritto con Mario Monicelli «L’armata Brancaleone». E, per quanto Leone non ne fosse soddisfatto, è probabile che un po’ di commedia italiana sia finita nel West anche grazie a loro. Di certo «Il buono, il brutto, il cattivo» fatica molto a essere catalogato come western a tutto tondo. Se fosse per il Biondo di Clint Eastwood e per Sentenza di Lee van Cleef potremmo ancora trovarci dalle parti di «Per qualche dollaro in più».

Ma il personaggio che si prende il film e scombina completamente le carte storiche è Tuco, il messicano interpretato con maestria da Eli Wallach. Si tratta di un personaggio che viene da più fonti. Nel suo essere un poveraccio che si arrangia per mangiare, non esita a fregare il prossimo e ha un’avversione congenita per ogni genere di ordine costituito ha indubbiamente discendenze e movenze chapliniane, ma nel suo essere un maneggione senza scrupoli, un organizzatore di inganni, uno che vive alla giornata e, in un certo senso, un servo scaltro, discende direttamente dalla commedia dell’arte.È a lui che Sergio Leone affida le sorti del film, permettendogli di rubare continuamente la scena agli altri e di assumere il ruolo di personaggio principale. Fu questa la causa della definitiva rottura tra Leone e Clint Eastwood, che nel frattempo aveva acquisito visibilità mondiale ed era diventato rapidamente una star, mal sopportando di conseguenza di non avere più il ruolo di protagonista assoluto.

Non staremo qui a raccontare la storia del film, che probabilmente tutti conoscono. Il Biondo, Tuco e Sentenza danno la caccia a un tesoro in dollari nascosto da qualche parte (in un cimitero, simbolicamente), ma per raggiungerlo devono guardarsi l’uno dall’altro e tutti dalla guerra di secessione. Lo scontro finale sarà proprio al centro del cimitero, nello spazio circolare che chiameremo dell’arena (reminiscenza classica). E la sequenza del duello a tre, ribattezzato triello, è entrata con pieno diritto nella storia del cinema ed è tuttora studiata all’Università del Cinema di Los Angeles come esempio di montaggio.

Di certo Sergio Leone ha fatto confluire nel film tutte le proprie passioni senza preoccuparsi di andare ben oltre la durata standard di un western. La fotografia di Tonino Delli Colli è un esempio luminoso di abilità nello sfruttare le peculiarità ambientali da abbinare agli stati d’animo dei protagonisti. E la musica di Ennio Morricone risuona con immutata maestria ritmica da applicarsi di volta in volta all’ironia, alla malinconia, al burlesque e a timidi accenni trionfalistici. Se avete visto «Il buono, il brutto, il cattivo» soltanto in televisione, non perdete l’occasione: sul grande schermo (casa sua) è tutto un altro film.
IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO
di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Eli Wallach, Lee Van Cleef, Aldo Giuffré, Luigi Pistilli. ITALIA 1966; Western; Colore

Il buono, il brutto, il cattivo
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