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Medianeras - Innamorarsi

L'argentino Gustavo Taretto non ha esattamente la vocazione del realismo. È una premessa importante per capire come mai in «Medianeras», che la distribuzione italiana ha voluto arricchire di un «Innamorarsi a Buenos Aires» decisamente pleonastico, a fronte di un’ambientazione così impersonale ed effettivamente corrispondente alle architetture della capitale argentina, si abbia a un certo punto l’impressione di essere travolti dal buonismo, che sarebbe la destinazione sbagliata di un film altrimenti molto studiato e mai casuale.

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In realtà non si tratta di buonismo, ma della precisa volontà di raccontare la favola di due personaggi, Martin e Mariana, che a dispetto delle distanze, delle architetture, dei milioni di persone e della difficoltà dei rapporti umani, riescono comunque a conoscersi, ad avvicinarsi e a costruire un inizio che porterà chissà dove. Quindi, il fatto che si tratti di una favola esclude il buonismo e mantiene viva la percezione che la realtà non concederebbe tante chance a quelli che potremmo chiamare «i nostri eroi».

Dopo un’introduzione che ci parla dell’urbanizzazione selvaggia di Buenos Aires, dell’assoluta incoerenza del piano urbanistico, degli accostamenti scriteriati di architetture classiche e moderne, entrano in scena i protagonisti (virtuali, potremmo dire). Martin è un web designer afflitto da numerose fobie dalle quali sta cercando faticosamente di uscire. Il dato più preoccupante è rappresentato dal fatto che passa il suo tempo più in una realtà virtuale a misura propria che nel mondo vero. Mariana, invece, ha avuto una lunga storia d’amore da cui è bruscamente uscita e passa il suo tempo cercando un personaggio nascosto tra la folla in un libro per bambini. Potrebbe esserle quindi difficile impegnarsi in un nuovo rapporto. Curiosamente, i due vivono in due palazzi che si fronteggiano, ma entrambi sul lato delle medianeras, che sarebbero i lati inutilizzati di una costruzione (nessuna porta, nessuna finestra, tutt’al più qualche gigantesco messaggio pubblicitario). Su questi lati, occasionalmente, qualche argentino apre una finestra abusiva. Come si dice, uno spiraglio nella difesa più agguerrita può essere l’inizio dell’abbattimento delle barriere.

Taretto ha un tocco leggero che lo preserva dal pericolo di prendersi troppo sul serio e procede in scioltezza verso un lieto fine cui, purtroppo o per fortuna, non crediamo fino in fondo. Anche perché prima di arrivarci si concede una citazione (l’unica del film) inserendo una scena di «Manhattan» di Woody Allen in cui Mariel Hemingway, prima di partire, dice a Woody: «Dovresti avere un minimo di fiducia nella gente». La scelta non è casuale: Woody Allen sorride molto, ma è un pessimista incrollabile. Ed è come se Taretto ne prendesse atto, concludendo che l’unica possibilità, tanto per cominciare, è rifugiarsi nella favola. Per questo sceglie due personaggi che, pur rappresentando molte problematiche contemporanee, non sono esattamente realistici. In un certo senso, potrebbero essere gli innamorati di Peynet cui una strega malvagia abbia lanciato una maledizione che li costringa a sedute di psicanalisi a tempo indeterminato.

Intorno alle loro problematiche una città, Buenos Aires, che fa il possibile per riportare la fiaba a dimensioni reali e ad impedire di fatto un rapporto umano reale e continuativo. Non possiamo dire che «Medianeras» riesca a fondere armonicamente i due aspetti, ma neppure che Taretto lo volesse davvero: da una parte Martin e Mariana, dall’altra il resto del mondo che si adatta alla situazione e si disinteressa di loro. Resta il fatto che, nel suo piccolo, «Medianeras» è una voce fuori del coro in una cinematografia più impegnata a raccontare drammaticamente problemi presenti e passati come nei film di Solanas, Puenzo, Olivera e Campanella, che a cercare scampo sulle strade del sogno.
MEDIANERAS – INNAMORARSI
A BUENOS AIRES (Medianeras) di Gustavo Taretto. Con Javier Drolas, Pilar López de Ayala, Inés Efron. RA/E/D 2011; Commedia; Colore

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