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Pasolini

Il film di Abel Ferrara sulle ultime ventiquattr’ore di vita di Pier Paolo Pasolini non è esattamente un film biografico, né una ricerca di una verità non detta, né un’analisi politica sulle tracce di ipotesi di complotto sollevate all’epoca dei fatti e neppure una ricostruzione filologica di quel 1 novembre del 1975 fino all’alba del 2, del quale ripercorre comunque gli eventi.

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Locandina del film

Tutto questo non è nelle corde di Ferrara e non era neanche giusto aspettarselo. La domanda, però, resta lecita: che cos’è «Pasolini»? E la risposta non è facile. Partiamo da un presupposto che potrebbe essere essenziale, cioè che Abel Ferrara ha dichiarato (personalmente a noi) che se c’è un film che gli ha cambiato la vita d’artista è «Salò o le 120 giornate di Sodoma», l’ultimo di Pasolini, del 1975, che dopo la trilogia della vita («Decameron», «I racconti di Canterbury», «Il fiore delle mille e una notte») aveva messo mano alla trilogia della morte rimasta incompiuta. Quindi, più del Pasolini poeta, ideologo, classicista o politico, a Ferrara sembra interessare il Pasolini provocatore, in un certo senso disperato, ripiegato su un pessimismo cupo dal quale non è stato in grado di uscire. «Pasolini» è un’operazione molto rischiosa nella quale Ferrara ha riversato tutta la propria ammirazione per l’artista cercando contemporaneamente di sfrondare il racconto da ogni retorica, ogni polemica, ogni proclama, interessandosi esclusivamente degli eventi in quanto relazionati al corpo. Non ha avuto cioè la presunzione di addentrarsi nella mente di Pasolini, dando voce ai suoi pensieri soltanto nelle dichiarazioni rilasciate a Furio Colombo nella sua ultima intervista, titolata forse profeticamente «Siamo tutti in pericolo».

Pasolini ne esce dunque come un uomo (vogliamo dire qualunque?) che torna da Stoccolma, fa colazione con la madre Susanna, invia ad Alberto Moravia il manoscritto di «Petrolio» chiedendo consigli, pranza con Laura Betti e il cugino Nico Naldini, pensa alle vicissitudini censorie di «Salò» che pure aveva previsto, rilascia l’intervista a Furio Colombo e, prima di uscire verso l’ultimo appuntamento all’Idroscalo di Ostia, medita anche sul secondo tassello della trilogia che avrebbe dovuto chiamarsi «Porno-Teo-Kolossal» ed essere interpretato da Eduardo De Filippo (nel film Ninetto Davoli) e Ninetto Davoli (nel film Riccardo Scamarcio). Sono anche le ultime immagini del film: Epifanio, dopo aver seguito la cometa e, a causa di numerosi ritardi, trovato la grotta di Betlemme vuota, muore di stanchezza e arriva in Paradiso dopo una salita lunga e faticosa. Ma il Paradiso non c’è. La sua conclusione: «Mettiamoci a sedere e aspettiamo. Qualcosa succederà».

Diciamo che non è affatto facile dare un giudizio sul film di Abel Ferrara. E non è neanche possibile prendere o lasciare. Nonostante le intenzioni dell’autore, di realizzare cioè un film sulla vita e non sulla morte, gli eventi restano sotto i nostri occhi e non è consentito appigliarsi ad astrazioni che non ci sono. È come se Ferrara avesse realizzato una cronaca nuda e cruda per escludere tutto quello che era nella mente della vittima e degli assassini e che non gli sarebbe stato possibile conoscere. Quindi o si accetta questa autentica scarnificazione del personaggio o si rischia di continuare a interrogarsi sui perché di un’operazione che si faticano a cogliere. Di certo, tra tutte le opere realizzate in memoria di Pasolini («Pasolini – Un delitto italiano» di Giordana o «Nerolio» di Grimaldi) questa è la più lineare, semplice e spiazzante. Continuiamo a pensare che, più delle ultime ventiquattr’ore, di Pasolini contino i primi cinquantatré anni, nei quali avrà commesso errori, seguito vie sbagliate, utilizzato mezzi espressivi discutibili. Ma ha anche lasciato un patrimonio culturale che ancora è ben lontano dall’essere stato sviscerato. Abel Ferrara ha detto la sua. Tutto qui.
PASOLINI (Id.) di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Maria De Medeiros, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti, Francesco Siciliano. B/I/F 2014; Biografico; Colore

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