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Saving Mr. Banks

Le Walt Disney Productions raramente sono andate d’accordo con i grandi registi, intendendo con ciò qualcuno dalla forte personalità in grado di imprimere al film uno stile personale, di difendere le proprie idee e scelte espressive, di non lasciarsi imporre la volontà di qualcun altro.

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Locandina del film

I registi Disney sono Robert Stevenson (cui si deve tra l’altro «Mary Poppins»), Norman Tokar, Vincent McEveety: tutta gente di mestiere che difficilmente sarà ricordata per qualcos’altro che non sia, appunto, una produzione Disney. Quindi, il loro film sarà un film Disney, non un film Stevenson o Tokar. Per questo motivo era indispensabile, indipendentemente dal cast, dal budget e dal fatto che nel film comparisse Walt Disney (che è Tom Hanks) in persona, che «Saving Mr. Banks» fosse affidato a un regista normale e ordinario come John Lee Hancock, già autore di due film Disney come «Un sogno, una vittoria» e «Alamo – Gli ultimi eroi». Perché la storia dei difficili rapporti tra Walt Disney e Pamela Travers a proposito della realizzazione del film «Mary Poppins» non poteva finire in mano a qualcuno cui venisse voglia di raccontare proprio tutta la verità. Così «Saving Mr. Banks» è un film molto gradevole, saltuariamente approfondito, professionale fin nei più piccoli particolari, ma non dice proprio la verità.

Pamela Travers scrisse «Mary Poppins» nel 1934, dando il via a una fortunata serie di romanzi (otto per la precisione) conclusa nel 1989. Walt Disney, a quanto pare a seguito di una promessa fatta alle figlie, cominciò a contattarla negli anni Quaranta per ottenere i diritti cinematografici, ma dovette attendere vent’anni prima di poterla convincere. Nel 1961 Pamela Travers, che versava in gravi difficoltà economiche, accettò di recarsi a Los Angeles per incontrare il boss. Una donna sessantenne autrice di un romanzo che parlava della propria famiglia scoprendo ferite non ancora rimarginate non fu il soggetto più facile da convincere. Alla fine (nel film) Disney la convincerà un po’ con la musica, un po’ con una tattica psicologica molto azzeccata, un po’ mettendo in campo i propri ricordi d’infanzia altrettanto problematici. Così, nel 1964, «Mary Poppins» diventerà un film vincitore di Oscar e di grande successo mondiale.

Le Walt Disney Productions, naturalmente, omettono di precisare alcune cose. Pamela Travers non era sola al mondo: aveva un figlio adottivo. Ma soprattutto Disney e Travers non furono mai in buoni rapporti e, dopo il film, mai si riconciliarono, tanto è vero che di nessuno degli altri libri Disney ebbe mai i diritti. Ciò è dovuto al fatto che, aggirando alcuni veti posti dalla scrittrice, Walt finì per realizzare il film a modo proprio, cioè con inserti animati, con Dick Van Dyke nella parte dello spazzacamino e con balletti e canzoni che trasformarono il tutto in un musical. Hancock e la sceneggiatrice Kelly Marcel trasformano il tutto in una pillola che con lo zucchero va giù senza che né Pamela Travers né (soprattutto) Walt Disney ne escano con ombre ammonitrici. Lei è una compassata piantagrane che ha tutte le ragioni per difendere la propria opera in quanto specchio fedele (per quanto filtrato dalla fantasia) di una triste infanzia, accuratamente mostrata in flashback che talvolta allungano il racconto oltre la convenienza. Lui è un magnate della felicità che ha tutti i diritti di apportare le modifiche volute per portare gioia e serenità al mondo intero. Questo significa che hanno ragione entrambi e che (secondo le Disney Productions) ha vinto il migliore.

Pur sollevando qualche dubbio sull’obiettività di tutto ciò, bisogna riconoscere che «Saving Mr. Banks» funziona. Non tanto per il Disney di Tom Hanks, troppo aprioristicamente sorridente e buon padre di famiglia, quanto per la Travers di Emma Thompson, praticamente perfetta in ogni sfumatura. Forse i meriti del film vanno di pari passo con i suoi.
SAVING Mr. BANKS (Id.) di John Lee Hancock. Con Emma Thompson, Tom Hanks, Paul Giamatti, Colin Farrell, Jason Schwartzman. USA/GB/AUSTRALIA 2013; Drammatico; Colore

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