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Spider-man homecoming

La pellicola punta senza mezzi termini al mix tra azione e commedia, non facilissimo da ottenere ma, a cose fatte, assolutamente vincente.

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Abbiamo capito da tempo che gli eroi Marvel, più di altre serie sottoposte a serializzazione, potrebbero essere destinati a non aver mai fine. Prima di tutto sono tanti. Poi combattono singolarmente ma anche in team. E soprattutto non sono legati a vincoli temporali che prevedano un inizio e una fine. Per prolungare l’esistenza cinematografica di Spider-Man, che probabilmente è il più amato anche perché spopola tra il pubblico infantile, questa volta l’hanno fatto tornare a scuola. E soprattutto lo hanno temporaneamente sfrondato delle problematiche esistenziali che erano prioritarie nei film di Raimi riportandolo, in quanto adolescente, a una componente ludica che è anche quella dell’età.

Così nasce Spider-Man Homecoming dove, ringiovanendo Peter Parker, di conseguenza ringiovanisce anche zia May (che era Marisa Tomei già in «Captain America: Civil War»), si rileggono i primi passi del supereroe (già tale: il morso del ragno ci viene risparmiato) e si parametra tutto all’irruenza di una giovinezza non esattamente normale dominata dalla ferma volontà di salvare il mondo. Tutto prevedibile, se vogliamo, ma anche sostanzialmente divertente, ben ritmato e dominato da un’ironia costante che impedisce a cose incredibili di prendersi troppo sul serio.

Studente alle superiori, Peter Parker non può fare a meno di indirizzare la propria esistenza verso la lotta contro il male. Prima il morso del ragno e la scoperta dei superpoteri, poi l’incontro con gli Avengers per una collaborazione che Parker ritiene già cosa fatta, quindi l’ingresso nella sua vita di Tony Stark (ovverosia Iron Man) in qualità di tutor. Ma, mentre Stark vorrebbe farlo maturare prima di gettarlo nella mischia, Parker scalpita e trova terreno fertile nell’irresistibile ascesa di Adrian Toomes che, riciclando materiale extraterrestre, costruisce armi micidiali che vende al miglior offerente. Così Spider-Man si trova a dover combattere l’Avvoltoio. Con un po’ d’aiuto, ce la farà.

È evidente che Spider-Man Homecoming punti senza mezzi termini al mix tra azione e commedia, non facilissimo da ottenere ma, a cose fatte, assolutamente vincente. Dopo lunghe riflessioni sul ruolo dell’eroe, sulle grandi responsabilità che gravano su chi disponga di un grande potere e persino su una crisi d’identità che lo portava a dover combattere con un doppio vestito di nero, era proprio necessario che Peter Parker recuperasse una dimensione meno sofferta e più leggera senza per questo lasciare da parte il suo status di supereroe.

Gli sceneggiatori (cinque, tra cui anche il regista Jon Watts che conoscevamo per l’horror «Clown»), ovviamente in sintonia con il mentore Stan Lee, hanno deciso di rimandarlo alle scuole superiori e quindi di mostrarci un eroe tutt’altro che fatto e finito. Così facendo, hanno avuto la possibilità di pescare nel repertorio liceale inserendo un amico nerd orientale, un primo amore afroamericano (già, è anche un’operazione multirazziale) e svariate problematiche che investono chi pensa di essere arrivato e invece è appena all’inizio. Senza scivolare nel ridicolo, Watts si è tenuto costantemente sul filo dell’ironia ottenendo un risultato arricchito dal protagonista Tom Holland, che in effetti sembra tutt’altro che il prototipo del supereroe. E poi c’è il lato oscuro: raramente apparso in ruoli di cattivo (ricordiamo «Uno sconosciuto alla porta» e «Soluzione estrema»), Michael Keaton costruisce nei panni dell’Avvoltoio uno degli avversari più memorabili di Spider-Man, confermando la vecchia teoria di Hitchcock «più riuscito sarà il cattivo, più riuscito sarà il film».

Da notare che la forza di Keaton sta proprio nell’arma dell’ironia adottata dagli autori: dove si capisce bene come ironia e minaccia non debbano per forza appartenere a mondi diversi. Pur continuando a pensare che una durata inferiore alle due ore forse gioverebbe ai film Marvel, bisogna riconoscere che Stan Lee e compagni sanno come acchiappare il grande pubblico. E talvolta sanno anche ridersi addosso.

SPIDER-MAN HOMECOMING (Id.) di Jon Watts. Con Tom Holland, Michael Keaton, Robert Downey jr., Marisa Tomei, Laura Harrier, Jon Favreau. USA 2017; Avventura; Colore.

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