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To the Wonder

«To the Wonder» è un film esasperante, molto più banale di quanto l’autore vorrebbe, interminabile e, alla fine, incapace di lasciare tracce se non quella di una sconfinata presunzione che, sia quale sia l’esito commerciale dell’opera, lascerà comunque l’autore soddisfatto.

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Locandina del film

Terrence Malick, filosofo, intellettuale, eremita, sceneggiatore e regista, sta vivendo un momento particolarmente complesso. Dopo un lungo periodo di silenzio tra «La rabbia giovane» e «La sottile linea rossa», ha preso a sfornare un film dopo l’altro e, complici gli entusiastici giudizi della stampa internazionale, si dev’essere convinto di essere un «eletto» capace di trasformare in assoluto anche le cose più ordinarie.

Questo, aggiunto alla sua invisibilità pubblica, all’abitudine di non concedere mai interviste e al suo rigore esistenziale, lo hanno trasformato in una specie di guru dalle cui labbra (e dalle cui immagini) non sono in pochi a pendere. «The Tree of Life», pretenzioso e criptico, ci aveva indotti a sospendere il giudizio in attesa di sviluppi. «To the Wonder» conferma le previsioni più pessimistiche. Si ha l’impressione di trovarci di fronte a un bambino che, messe in rima le parole «amore» e «cuore», si convinca di aver scritto «La Divina Commedia».

Detta in poche parole, la storia (che storia non è) racconta del grande amore sbocciato a Parigi tra Neil e Marina. Lei ha già una figlia, Tatiana. L’amore prosegue in Oklahoma, dove però la solitudine della bambina e i silenzi di Neil fanno apparire le prime crepe. Poi Marina torna a Parigi, mentre Neil riallaccia una vecchia relazione con Jane. Quindi il ritorno di Marina (senza Tatiana), il matrimonio, l’unione di due solitudini che difficilmente diverranno condivise. E padre Quintana, che dovrebbe vegliare su tutti, continua a chiedere a Dio perché non si lasci afferrare.

In soldoni, «To the Wonder» (che vuol dire «Fino alla meraviglia») dovrebbe rappresentare l’inadeguatezza dell’uomo di fronte ai misteri dell’esistenza. Un uomo che non è dato sapere se abbandonato da Dio o incapace di ascoltarne la voce. Un uomo la cui esistenza è in un certo senso paragonata alle maree di Mont Saint Michel: l’acqua va, l’acqua viene, l’isola è all’asciutto, l’isola è circondata dal mare. I personaggi non parlano mai tra sé: i dialoghi e i pensieri sono sempre fuori campo, ognuno con la propria lingua. Marina parla in francese, padre Quintana in spagnolo, Neil in inglese (ma questo è doppiato in italiano). Malick ama le immagini della natura, ma anche le inquadrature sghembe, insolite e con illuminazione prevalentemente fredda.

Non ama molto il lavoro sugli attori: Ben Affleck, Olga Kurylenko e Javier Bardem sono poco espressivi non per loro difetto, ma per sua scelta. Non sarebbe un esercizio inutile estrarre e separare le esternazioni dei vari personaggi, il che porterebbe con tutta probabilità alla conclusione che «To the Wonder», se girato e sceneggiato senza bizzarrie in perfetta consequenzialità, sarebbe opera di una ordinarietà assoluta. Pare di poter dire che un amore senza fine che barcolla al primo colpo di vento, un sacerdote in profonda crisi spirituale e un mondo distratto non sono esattamente un campione di originalità. Diremmo addirittura che Malick abbia deliberatamente scelto il già sentito per tentare di dimostrare come un’immagine curatissima e un accompagnamento musicale alto (ad esempio Berlioz, Dvorak e Respighi) sarebbero comunque stati in grado di rendere il tutto memorabile e alto. E invece, esasperando le lentezze simboliche di «The Tree of Life», Malick ha semplicemente dimostrato di sbagliarsi.

«To the Wonder» è un film esasperante, molto più banale di quanto l’autore vorrebbe, interminabile e, alla fine, incapace di lasciare tracce se non quella di una sconfinata presunzione che, sia quale sia l’esito commerciale dell’opera, lascerà comunque l’autore soddisfatto: di avere comunque un pubblico devoto e pronto alla lode (se l’esito dovesse essere positivo) o di aver scavato tanto a fondo da non poter essere compreso dalla massa dei blockbuster (se l’esito dovesse essere negativo). Sarebbe molto opportuno un piccolo esercizio di autoanalisi: essere Malick e voler per forza essere Kubrick potrebbe portare a risultati devastanti.
TO THE WONDER (Id.) di Terrence Malick. Con Ben Affleck, Olga Kurylenko, Javier Bardem, Rachel McAdams, Tatiana Chiline. USA 2012; Drammatico; Colore

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