Commento al Vangelo
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Abbiamo voglia di cantare il Magnificat?

15 agosto - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»

Parole chiave: Vangelo (502)

La pagina del Vangelo di Luca ci aiuta ad avere il giusto atteggiamento interiore in questa festa chiamata qualche volta dal popolo cristiano «la Pasqua dell’estate»: la «dormitio Virginis» e l’assunzione in Oriente e in Occidente sono tra le più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dogmatica di Pio XII nel 1950.

I due ultimi dogmi mariani (Immacolata Concezione, 1854 - Assunzione in anima e corpo della beata Vergine Maria, 1950) si presentano chiaramente come un «atto di culto»: la loro motivazione immediata non è quella di rispondere ad una eresia particolare, di dirimere una controversia immediata, ma quella di rendere testimonianza alla verità, di  glorificare Dio nelle meraviglie da Lui compiute per noi.

Il bambino che, al saluto di Maria, sussulta nel  grembo di Elisabetta, la esclamazione di gioioso stupore che esce spontaneamente dalle sue labbra («A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» ) dicono bene quella contemplazione del cuore  che oggi la festa domanda e che faceva scrivere a Paul Claudel:
    

    «Nulla ho da offrirti, nulla da domandare …
    Vengo solamente, o Madre, per guardarti …
    … guardare il tuo volto,
    lasciare il cuore cantare nel suo proprio linguaggio …
    Madre di Gesù Cristo, che tu sia ringraziata».

Il Magnificat è stato definito un vero e proprio «discorso su Dio». È una pagina di catechesi, di morale, di contemplazione, di escatologia, di fiducia. La preghiera di Maria  è biblica, intessuta com’è di citazioni e reminiscenze veterotestamentarie;  è essenziale, costruita com’è sulle scelte di Dio che privilegia i poveri e gli umili;  è concreta, basata com’è anche su una dimensione di giustizia, di riequilibrio della storia, di liberazione;  è cristologica, centrata com’è sull’annunzio della rivelazione di Dio nel bambino che nasce in Maria e sulla consonanza con la preghiera che Gesù intonerà esultando nello Spirito Santo (Lc 10,21-22);  è universale,  perché le sue sette affermazioni dei  versetti 51-55  possono essere proclamate da tutti gli uomini di buona volontà e sono destinate a tutti gli uomini calpestati e umiliati sui quali si stende il manto amoroso della misericordia di Dio.

- Questo Magnificat che tu sai a memoria, hai mai avuto la voglia di cantarlo anche da solo,  di gridarlo nella solitudine di una chiesa o nel silenzio di una montagna?

- La commozione ti ha mai serrato la gola, come se ti mancasse il fiato o fossero troppe le parole che premevano per uscire fuori?  «L’anima mia magnifica il Signore» ,  « il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore», «grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente», «come aveva promesso»?     

- La madre di Cristo, che è anche tua madre, ti invita ad una profonda professione di fede. Credi che l’Onnipotente ha fatto  e fa per te grandi cose? Credi che Dio rimane sempre fedele al suo amore e mantiene la promessa che Egli ha fatto in favore degli uomini ? Sei pronto a lodare Dio perché disperde i superbi nei pensieri del loro cuore? Sei preparato a ringraziare Dio, perché, mentre i potenti sono abbassati e i ricchi soffrono la insoddisfazione del cuore, i piccoli e gli esclusi sono innalzati e il loro cuore è colmato di gioia?

Il cantico del Magnificat, sgorgato dal profondo della fede di Maria nella visitazione, non cessa nei secoli di vibrare nel cuore della Chiesa. Maria, assunta in cielo, ti domanda di farlo vibrare nel tuo cuore.

* Cardinale

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