Commento al Vangelo
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Chi segue Gesù ha il cuore pieno

Domenica 25 maggio - VI Domenica di Pasqua: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama»

Parole chiave: Vangelo (502)

Mentre sta per i lasciare i suoi discepoli per ritornare al Padre, Gesù fa una promessa, l’unica capace di colmare il cuore umano, assetato di amore: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi» (Gv 14,18). Il cuore dell’uomo non può mai essere vuoto, perché è fatto per amare. Ma l’uomo è libero di riempirlo di bene o di male, di odio o di amore, di se stesso o di Dio. Per essere riempito di Dio, questo cuore assetato deve, prima, essere svuotato. Ma come sopportare la sete? Bisogna innamorarsi! Gli innamorati bruciano di desiderio. E, se non possiedono l’oggetto dell’amore, il desiderio non fa che crescere. Cercano di raggiungere l’amato. Ma noi, spesso, sentiamo solo il peso delle nostre paure, che ci separano dalla gioia: «Quando mi sarò unito a te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena dovunque. Sarà vera vita la mia vita, tutta piena di te. Tu sollevi chi riempi; io ora, non essendo pieno di te, sono un peso per me» (S. Agostino, Confessioni, IV).

Gesù lascia i discepoli ma promette che ritornerà. La sua presenza, però, sarà diversa, nuova, sorprendente, inattesa. Dio sempre ci sorprende. Ma noi abbiamo paura della sua fantasia. Solo chi ama Gesù può fare spazio alle sue sorprese e ricevere e riconoscere in sé lo Spirito del Risorto. «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (14,15), dice il Signore. Egli svuota il cuore di ambizioni, disegni umani, desideri che ci allontanano dal suo progetto di amore, per riempirlo dell’acqua viva dello Spirito Santo. Per essere riempiti, ci chiede di lasciare l’amore di noi stessi, e innamorarci di Lui e degli altri. L’amore di Gesù, infatti, lo possiede solo chi vive ciò che Lui ha vissuto: l’amore di Dio e l’amore del prossimo (cfr. 14,15.21).

La vita di Dio è vita di comunione. Se il mio cuore costruisce ponti, allora possiedo in me l’amore di Gesù e ricevo in dono un «altro Paraclito» (14,16). Questo Consolatore è lo Spirito di Gesù Risorto. Egli rimarrà per sempre con noi. È colui che il Vangelo di Giovanni chiama «Spirito della verità» (14,17), perché ricorda alla Chiesa tutto ciò che Gesù ha fatto e ha detto, le dona la forza e la capacità di seguire la sua Via e la rende partecipe della Sua conoscenza del Padre. Lo Spirito sempre dona vita, ma resta nascosto. Lo senti nella vita che ti è donata. È suo il dono della grazia, che rende partecipi della stessa vita intima di Dio e, quindi, della sua conoscenza, attraverso l’amore del Figlio accolto e vissuto.

Ma lo Spirito resta invisibile a chi non vive l’amore di Gesù (cfr. 14,19). Egli non si mostra a coloro che vivono secondo lo spirito del mondo. «Tu sei la verità che regna su tutto, io nella mia avidità non volevo perderti, ma volevo possedere insieme a te la menzogna. Così ti persi, poiché tu non accetti di essere posseduto insieme alla menzogna» (S. Agostino, Confessioni, IV). Lo spirito del mondo non può vedere Dio, perché Egli è Spirito di Verità. «Voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete» (14,19).

Allora, è necessario lasciare che Gesù entri in me e trasformi la mia esistenza e soprattutto i pensieri, le intenzioni e i sentimenti. Ciò che a tutti resta nascosto, infatti, è ciò che dà valore alle opere o le rende completamente inutili e infeconde, a seconda che siano conformi o meno al vangelo. La via di Gesù è piccola, debole, fragile. Il Signore sceglie strade umili. Chi le percorre, diventa capace di spostare le montagne, di far fermentare tutta la massa, di trasformare il mondo attorno a sé. La vita che Dio promette rimette in moto il cuore, i sentimenti, la fantasia, il corpo.

Lo Spirito conforma a Cristo. Chi accoglie Gesù, lo adora nel proprio cuore (1 Pt 3,15). Ciò significa che riconosce che Cristo abita dentro di lui ma è altro da sé. Il Dio che mi abita non è la proiezione dei miei desideri! Egli vive in me, dialoga con me, ma è altro da me! Mi propone vie diverse dalle mie. E mi rende testimone della speranza che mi abita (cfr. 1 Pt 3,15).

Ciò non toglie che ci sarà sempre chi maligna, chi parla male (cfr. 1 Pt 3,16). Così hanno fatto a Gesù e così faranno a chi lo segue. Sempre più innestati in Cristo, nella sua vita, nella sua morte e nella sua risurrezione, i cristiani diventano, allora, realmente fecondi. Entrano nell’amore del Figlio e sono trasformati dallo Spirito. Fanno esperienza dell’immensa tenerezza del Padre (cfr. Gv 14,21). Ovunque sono, portano l’amore Gesù. Ormai, egli abita il loro cuore.

Suor Mirella Caterina Soro

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