Commento al Vangelo
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Dio esaudisce le preghiere?

Domenica 20 ottobre - XXIX del Tempo Ordinario. Dal vangelo di Luca 18,1-8: «Pregare sempre, senza stancarsi mai»

Parole chiave: Vangelo (501)

Può sembrare strano titolare il commento al brano evangelico di oggi con un punto interrogativo perché, così facendo, potrebbe sembrare di mettere in dubbio un’affermazione chiara di Gesù, circa la prontezza con cui Dio farà giustizia ai suoi eletti che, giorno e notte, gridano a lui: «Io vi dico che farà loro giustizia prontamente». Perché, allora, l’interrogativo? Il motivo è dato dalle parole con le quali si chiude il brano. E’ una domanda inquietante che Gesù affida a ciascuno di noi quasi come un ammonimento: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Ma, proseguiamo con ordine nella nostra meditazione - preghiera.

Anche questa parabola, come altre di Luca, ci lascia un certo amaro in bocca, perché ci sembra che Gesù paragoni Dio a un giudice disonesto che esaudisce le lagnanze di una vedova solo perché infastidito dalle sue continue richieste. In verità non è così. Gesù non paragona il Padre al giudice disonesto, ma si serve del paragone per dirci che se perfino un giudice di quella risma, «disonesto» appunto, esaudisce la giusta richiesta di una vedova (donna poco apprezzata in quel tempo), quanto più Dio Padre non si muoverà a compassione dei figli che lo invocano. L’insegnamento della parabola, infatti, è incentrato sulla richiesta insistente della vedova, e sulla certezza che Dio non lascia inesaudite le preghiere che Gli rivolgiamo. Da una parte una donna, vedova, che chiede con insistenza, con fiducia, con perseveranza, con coraggio, nella certezza che dovrà essere esaudita e, dall’altra parte, Dio che esaudisce le richieste perché è Padre. Il confronto con il giudice disonesto serve per rinforzare la certezza che si deve avere che Dio esaudirà le nostre richieste.

Nel momento in cui Gesù ci assicura che Dio esaudirà «prontamente» le richieste di giustizia fatte «dai suoi eletti, che giorno e notte gridano verso di lui», ci ferma a riflettere seriamente sulla domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Con questo interrogativo Gesù vuole dirci di essere attenti su quale sia il fondamento delle nostre richieste. La risposta la troviamo non nella parabola, ma nelle parole con le quali l’evangelista Luca la introduce. Scrive san Luca: «Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». La vedova della parabola, pertanto, è l’esemplare della preghiera continua, infatti, «andava (continuamente) da lui (il giudice) e gli diceva «Fammi giustizia con il mio avversario». Con la sua incessante, ostinata e fastidiosa (per il giudice) richiesta, «costringe» il giudice a «fare il giudice» e a farle giustizia nei confronti dell’avversario. La vedova è esaudita non, nonostante la richiesta incessante, ma proprio a causa di essa. Ecco perché Gesù dice anche a noi di pregare sempre, senza stancarsi mai. Così facendo, in certo senso, «costringeremo» il Padre a esaudirci.

Perché, poi, la «frenata» sull’esaudimento delle nostre preghiere? Perché Gesù ci invita a chiederci se abbiamo fede? Infatti, quello che accadrà alla fine dei tempi con il ritorno glorioso del Signore, accade ogni momento perché il Signore è sempre con noi. Che cosa spinge la vedova a insistere, con caparbietà, ad andare dal giudice a chiedergli di fare giustizia? Sono le sue parole o,  la correttezza della sua richiesta? Anche questo certamente, ma non come prima motivazione. Infatti la vedova è spinta dalla «certezza» che il giudice, prima o dopo, si piegherà alla sua insistenza. Benché la vedova sappia che il giudice è disonesto (perché prezzolato o prezzolabile), crede tuttavia che, per la sua ostinazione, le farà giustizia. E così è avvenuto. E voi, sembra dirci Gesù, quando pregate su cosa contate? Sulla validità delle vostre richieste, o sulla certezza che Dio è Padre e che vi esaudirà anche quando sembra tardare? Insomma, noi preghiamo perché ci sembrano giuste le nostre richieste o perché siamo certi della paternità di Dio? La fede è vivere nella certezza che Dio è Padre. E’ questa fede che facendoci abbandonare totalmente al Padre, ci dà sicurezza che Dio esaudirà sì le nostre richieste, ma in quanto coerenti con le sue promesse che sono sempre migliori delle nostre richieste. San Luca, infatti, in altra pagina del suo vangelo, il capitolo undici ci dice che Dio donerà lo Spirito santo, a coloro che lo pregano.

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