Commento al Vangelo
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Entriamo con Gesù a Gerusalemme

Domenica 29 marzo - DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE. «Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco»

Parole chiave: Vangelo (502)

Entriamo nella settimana più importante di tutto l’anno, così importante da essere definita «santa». In questo tempo abbiamo seguito il Signore nel deserto, abbiamo innalzato il nostro sguardo verso il Tabor, verso la bellezza di Dio nella trasfigurazione del Figlio, lo abbiamo seguito, alla cacciata dei mercanti dal tempio e con Nicodemo, in continua ricerca per rinascere dall’alto.  È  tempo di fermarsi. Oggi assistiamo a una festa con rami di ulivo e palme che servono per osannare il Signore, un trionfo da gente povera, visto che non entra con esercito a seguito e nemmeno su un cavallo bianco, come quello delle principesse. La lettura della Passione di nostro  Signore dovrebbe insegnare a ciascuno di noi che la via verso la perfezione è l’amore del prossimo, spinto fino al punto di dare la vita.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme: dalla festa alla condanna, dall’«osanna» al «crocifiggilo». In questo passo l’evangelista Marco descrive bene quanto accade. Un primo aspetto  è collocato in una casa, quella di Betania qui una donna prefigura un segno, quello della sua stessa sepoltura. Un gesto che acquista un valore simbolico profondo. Un profumo, quello di nardo, versato su Gesù, che è giudicato da chi è presente, spreco visto l’enorme prezzo di quell’essenza. Un altro aspetto importante è focalizzato sulla figura di Giuda, il discepolo traditore, che si accorda con i sacerdoti per consegnare Gesù.

Prima però Gesù, celebra la cena pasquale con i suoi discepoli, in una sala da pranzo al piano superiore di una casa. L’evangelista poi ci presenta la figura di Giuda e i discepoli che preparano la cena, e Gesù abbandonato nell’orto del Getsemani. Qui Gesù si trattiene a lungo in preghiera, anche lui ha paura, anche lui sente l’angoscia. Ha con sé tre discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Si rivolge al Padre: Abbà, che significa paparino, papà. È l’appellativo più dolce del bambino quando chiama il suo papà. Qui i discepoli non resistono alle loro fatiche e si addormentano. Non riescono a capire il momento e presi dalle loro esigenze, quelle del sonno, dormono. È qui che arriva il traditore, accompagnato da una folla armata, capitanati da i capi del sinedrio. Con quel bacio, racconta il vangelo, Giuda dà il segnale a coloro che devono arrestare il Maestro.

Questa scena ha sempre catturato la mia attenzione, un bacio si dà a una persona che si ama, si dà all’amico per esprimere affetto, gioia, amore. Qui Giuda usa un bacio per dare l’ok e far catturare l’amico, con un falso gesto d’amore tradisce l’amico che sta dando la vita anche per lui. E qual è la reazione di Gesù? Lo guarda, sta in silenzio.

Anche Pietro contribuisce alla solitudine di Gesù nel cammino verso la croce. Quando il gallo canta, segno predetto da Gesù a Pietro, scende il velo di rimorso sugli occhi di Pietro.

La domenica delle palme ci aiuta a mettere insieme l’onore regale del Signore e la sua passione. La celebrazione di questa domenica, solitamente è preceduta dalla processione delle palme, Gesù presentato come il Messia, come il Signore della vita e la folla lo acclama, lo osanna.

Oggi a noi viene chiesto di seguirlo con fede e rendere grazie al Padre per averci donato suo Figlio. Oggi, siamo chiamati a rinnovare la nostra professione di fede in Gesù, Dio e Uomo, Salvatore e Maestro di tutto l’universo. Oggi siamo invitati a entrare con Gesù Cristo nel dramma della sua passione, per poi partecipare pienamente alla sua gloria.

Suor Tiziana Chiara

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