Commento al Vangelo
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Il Crocifisso è Re, Giudice e Salvatore

Domenica 24 novembre, Cristo Re dell'Universo. «O ammirabile malfattore! Hai visto un uomo crocifisso e l’hai proclamato Dio» (San Giovanni Crisostomo)

Con il commento alle letture di questa domenica, che conclude l’Anno liturgico, si conclude anche il ciclo di commenti curati da mons. Armando Volpi, Direttore dell’Ufficio per la cultura e la nuova evangelizzazione della Diocesi di Volterra e coordinatore de «L’Araldo», il dorso diocesano di Toscana Oggi. Ringraziamo mons. Volpi che per un intero anno liturgico  ci ha accompagnati anche sulle pagine regionali, domenica dopo domenica, con le sue parole ricche di sapienza biblica, spirituale e pastorale.
Forse non ci rendiamo conto, ma proclamare Re, Giudice e Salvatore un Crocifisso è follia e scandalo e, quindi, quanto coraggio ci volle ai primi cristiani affermarlo davanti all’autorità romana. L’immagine del crocifisso allora, non era avvolta dal rispetto e dall’onore che gli riserviamo oggi, dopo due mila anni di cristianesimo. Era, invece, l’immagine dell’uomo maledetto dagli uomini e da Dio, un non uomo; figurarsi, allora, se l’opinione pubblica poteva accettare che un gruppo di «fanatici» lo dichiarasse Dio e, perché tale, Re dell’universo. Eppure la nostra fede ci dice proprio questo: Gesù di Nazareth Crocifisso, è Re, Giudice e Salvatore. Così, infatti, si è mostrato al ladrone che ha manifestato pietà e ammirazione per lui.

Per il malfattore pentito Gesù è apparso Re, tanto è vero che Gli ha chiesto di ricordarsi di lui, quando sarebbe entrato nel suo regno. Pertanto, Lo riconosce Re: ma, di che tipo di re si tratta perché è evidente che non si assomiglia in nulla ai re di questa terra, che non servono i propri sudditi, ma si fanno servire da loro, spesso chiedendo anche di morire per loro. Gesù di Nazareth, invece, serve i fratelli e dona la vita per loro. Appunto per questo il Crocifisso è Re di coloro che sono disposti a donarsi, a perdere la propria vita per gli altri. E’ Re anche nel senso che ci ricorda S. Giovanni nel suo vangelo: tutti rivolgeranno lo sguardo al trafitto sulla croce, perché proprio Lui è l’Uomo che realizza in pieno il «disegno» che ha avuto Dio Padre nel creare l’uomo.

Si è detto che il Crocifisso è pure Giudice. Anche in questo caso occorre che ci chiediamo in che senso lo sia. Il suo giudizio non è di condanna, ma di perdono e di Grazia. E la Giustizia? In che senso il Crocifisso, nel valutare l’esistenza di ogni uomo sarà Giusto e Misericordioso allo stesso tempo? C’è una bella pagina nell’enciclica di Benedetto XVI Spe Salvi, che ci illumina in proposito. Non è facile riportare in modo esauriente il pensiero del Papa. Mi accontento di accennarvi e, chi si sente interessato ad approfondire la questione, legga i nn. 46 e 47 dell’enciclica. Rifacendosi a 1 Cor 3,12-15, il Papa afferma che se la nostra vita è costruita sul fondamento che è Cristo, questo fondamento resiste anche di fronte alla morte. Su questo fondamento possiamo aver costruito con paglia, fieno, legno, pietre preziose, argento, oro, e ciò si mostrerà in quel giorno che si manifesterà col fuoco, e questo proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come «attraverso il fuoco». Il fuoco, afferma Benedetto XVI è la fiamma dell’amore di Cristo.

«L’incontro con Lui è l’atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. E’ l’incontro con Lui che bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l’impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. […] E’, tuttavia un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio. Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e di grazia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cristo, verso la verità e l’amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo e in noi. Il dolore dell’amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia». (Spe Salvi, 47).

Oggi termina l’Anno delle Fede. La Fede cristiana è fare di Cristo il centro e il senso della nostra vita. Rinnoviamo l’impegno a non avere nella nostra vita altro fondamento che Cristo. Se rimarremo fedeli a questo proposito, nonostante le nostre miserie e debolezze, il «fuoco dell’amore di Cristo ci salverà». Speranza più grande non ci può essere data. Auguro a me e a tutti voi che questa speranza non tramonti mai nel nostro cuore.

Con questo augurio prendo commiato da voi, cari lettori, lodando Dio se qualcuno, da questi miei scritti, può aver tratto motivi di serenità e di pace in Cristo, unico Salvatore del mondo.

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