Commento al Vangelo
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Il coraggio di Giovanni Battista

Domenica 11 gennaio - BATTESIMO DEL SIGNORE - «Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»

Parole chiave: Vangelo (522)

Mi piace molto il coraggio di Giovanni Battista. Mentre parla ai discepoli, dice: «Viene dopo di me uno che è più forte di me». E indica Gesù come colui che «vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,7.8). Sono convinta che in tanti libri, in tanti discorsi, in tante iniziative della post-modernità, manchi il coraggio e l’umiltà di indicare alle persone Colui che solo è fonte di vita, di libertà, di gioia.

Ho letto recentemente «Per dieci minuti», di Chiara Gamberale (Premio Selezione Bancarella 2014). Nonostante una penna indiscutibilmente brillante, l’ho trovato un po’ superficiale. Spesso, la nostra epoca pubblica e recensisce i libri di chi non disturba troppo le coscienze, ma inculca un relativismo che diffonde sempre più inquietudine e malessere nel cuore delle persone. Allora, ti capita di leggere libri di autori parecchio lontani della capacità di scandagliare i sentimenti, le passioni e l’animo umano che avevano i classici. Che lasciano le persone dentro le loro sicurezze e non le aiutano a pensare.

L’uomo di oggi non si conosce più. Anche nel passato, spesso, l’uomo non trovava risposte alle domande più profonde, anzi, talvolta alcuni autori vivevano una drammatica ricerca della verità che sfociava in tragici epiloghi. Ma avevano il coraggio di tuffarsi nella vita. E c’era anche chi approdava a qualche riva. Oggi, invece, certe domande si evitano. E noi cristiani abbiamo paura di indicare alle persone Colui che, solo, può liberare l’uomo, aiutarlo a rientrare in sé, restituirlo a se stesso.

Riscoprire il nostro battesimo è stupirci per una splendida notizia: «Tu sei il Figlio mio, l’amato» (Mc 1,11). Queste parole rivolte a Gesù, oggi il Padre le dice anche a noi. A ogni uomo. E non si stanca mai di ripeterle, da vero innamorato. Ogni persona, infatti, è infinitamente amata dal Padre. Ognuno è suo figlio. E noi cristiani potremmo stare delle ore e dei giorni a pensare e ripensare a quanto amore ha Dio per noi. Riposare in questo amore. Per poter trasmetterne agli altri la gioia immensa.

L’amore di Dio squarcia i cieli, attraversa le nubi della nostra sordità, vuole raggiungerci nelle nostre insicurezze, vuole scomodare le nostre certezze. Dio vuole abitarci. Vuole viverci dentro. Dal giorno del nostro battesimo, gli apparteniamo come figli, e lui ci appartiene come Padre.  Egli è per noi fonte di vita e di infinita tenerezza. E, se siamo oggetto del suo amore speciale, se siamo suoi figli, siamo anche tutti fratelli e sorelle. Ciò non esclude la fatica del vivere come tali, ma dà un senso a ogni sforzo, a ogni tentativo di comunione. Ci mette la voglia di provarci, ogni giorno. Essere a immagine di Dio, Uno e Trino, è il nostro destino. Perciò, siamo tutti diversi, ma camminiamo verso l’unità. Ma solo il fuoco dello Spirito Santo, ricevuto nel battesimo, può operare questo miracolo. Che non avverrà mai senza la fede. Perché «chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5,4).

Questo è il passo più importante: affidarsi. Avere fede è imparare la fiducia in un Padre che ci tiene tra le braccia. Avere fede significa obbedire a un Dio che ascolta ogni nostro sospiro e conosce il nostro vero bene. Aderire a Lui con la fede, vuol dire fare esperienza che, quando accogli le sue vie piuttosto bizzarre, inizi a vivere in un’altra dimensione. Allora, ti accorgi che Cristo inizia a vivere in te. Si fa conoscere. Certo, il cammino della fede passa attraverso le fatiche di ogni giorno. Ma quando abbracci la fatica per amore di Lui, nel momento stesso in cui la stringi, la senti anche scivolare via. E ti resta dentro la vita: una vita nuova. La vita ricevuta in regalo nel battesimo. Improvvisamente, pur restando tutto uguale, ogni cosa cambia. E il tuo sguardo guarisce.

Molti autori della post-modernità si presentano con le loro belle copertine che sembrano dire: «Vieni, ti disseterò». Ma quando bevi le loro parole, ti ritrovi più assetato di prima. Dio invece ci promette: «O voi tutti assetati, venite all’acqua» (Is 55,1). E la sua acqua ti disseta per sempre. La sua acqua ti purifica. La sua acqua ti libera. Ma non lo farà senza di te. Per questo, la fede, pur essendo dono, chiede la nostra adesione. Il nostro sì. E ci permette di entrare nei pensieri di Dio, diversi dai nostri. Ci caccia dentro il Suo Cuore, immensamente più grande del nostro. Ci fa percorrere vie impensate. Perché la sua fantasia e il suo amore sono superlativi. Perciò «io avrò fiducia, non avrò timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza» (Sal 12,2-3).

Suor Mirella Caterina Soro

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