Commento al Vangelo
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Il matrimonio secondo Gesù

Domenica 4 ottobre - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. «L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto»

Parole chiave: Vangelo (502)

La pagina del Vangelo di Marco chiarisce la questione del matrimonio: Gesù spezza i nodi intricati della legge divorzista dell’antico Israele andando al di là di Mosè, all’ordine originario della creazione di Dio.
I farisei mettono alla prova Gesù con la domanda: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».

La questione non è «divorzio sì o divorzio no», perché Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandare la propria moglie. Il problema è quello delle motivazioni per il ripudio. Infatti, una scuola ammetteva il divorzio per qualsiasi motivo anche futile, mentre un’altra scuola richiedeva un motivo grave, come l’adulterio.

Gesù considera il permesso autorizzato da Mosè (Deut 24, 1-4) come una regolamentazione concreta e contingente, necessitata dalla «durezza di cuore» degli Ebrei e  si ostina a riproporre la visione del mattino della creazione: per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma, ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Nel corpo uomo e donna diventano  «una carne», e poiché l’uomo lascia il padre e la madre per aderire alla sua donna, e la loro unione genera figli che devono essere educati, diventano entrambi a un tempo anche «uno spirito». Perciò l’unione che risale all’azione di Dio, è definitiva e non solvibile da parte dell’uomo. Di qui la sentenza lapidaria: L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto.

L’affermazione netta di Gesù non poteva non impressionare anche i discepoli, i quali, rientrati in casa, lo interrogarono di nuovo su questo argomento. E Gesù ribadisce con loro quanto ha detto prima ai farisei, e lo fa con parole che affermano che la donna ha gli stessi diritti e gli stessi doveri dell’uomo.

L’uomo  e la donna hanno la possibilità e il diritto di vivere la propria sessualità. Ma il sesso da solo è qualità animale e biologica e come tale è cieco ed istintivo. L’uomo e la donna hanno la possibilità di esaltare il sesso con l’eros che è sentimento, bellezza, passione:  cosa impossibile per l’animale. Ma l’eros da solo può essere sentimento egoistico e riduttivo dell’altro ad oggetto. L’uomo e la donna, soli tra tutti gli esseri, possono vivere l’amore che trasfigura  sessualità ed eros in comunione perfetta, in segno vivo dell’amore divino.

È evidente che quest’affermazione di principio non risolve tutti i problemi concreti - e giuridici - che nascono dal fallimento di una coppia, ma pone la coppia di fronte all’amore indefettibile di Dio, di cui le persone che si amano devono essere segno in questo mondo: un amore più grande dei nostri peccati.

Quando parliamo d’amore in una prospettiva cristiana, non possiamo rimuovere l’immagine «crocifissa» di Colui che ha amato sino alla fine, sino al dono totale di sé.  Il ricorso alle leggi è tipico del nostro tempo, caratterizzato dalla «durezza di cuore».

La capacità di fissare gli occhi sul progetto divino, con la spontaneità e la freschezza ingenua dei bambini (quei bambini «sgridati» dai discepoli, ma accolti, abbracciati con tenerezza e benedetti da Gesù), ci permette di «sognare» secondo il disegno di Dio e, in ogni situazione,  ripartire con fiducia contando sulla Parola del Signore e sul dono dello Spirito che Gesù ci ottiene dal Padre.
In questa nostra epoca, segnata da tanta violenza proprio nella famiglia, Dio difende la famiglia: la difende per difendere noi.

*Cardinale

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