Commento al Vangelo
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L’amore è un bambino da custodire

Domenica 29 dicembre, Santa Famiglia di Gesù Giuseppe e Maria. «Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto».

Parole chiave: Vangelo (501)

Oggi è la festa di tutta la creazione. Tutta la creazione, infatti, è come una grande famiglia. Tutta la creazione è fatta a immagine di Dio, Uno e Trino. Il nostro corpo è una meravigliosa armonia di parti diverse tra loro eppure strettamente interdipendenti. I nostri sentimenti hanno la capacità di essere armoniosi. Gli alberi, le formiche, le stelle, i pianeti, sono stati creati come immagine della diversità e dell’unità delle Persone divine. E anche le nostre famiglie e le nostre comunità sono una scintilla dell’amore divino. 

Il vangelo di questa domenica ci parla della famiglia di Giuseppe. Egli custodisce un bambino e sua madre, come Dio custodisce lui. Giuseppe riceve la luce di Dio, sempre, di notte e in sogno. Dio ama la piccolezza. Dio arriva nella notte. Siamo assetati di luce, di pace, di chiarezza. Ma Dio non svela a Giuseppe il suo progetto tutto in una volta. Lo conduce per mano, notte dopo notte, e lo fa camminare insegnandogli ad amare coloro che Dio gli ha affidato. I più vicini. Perché «l’amore comincia a casa» (Madre Teresa di Calcutta).

La nostra vita è come una notte, perché non possiamo comprendere con chiarezza il progetto divino, che spesso si fa strada tra le nostre oscurità, le incertezze, i dolori e i dubbi. Ma nel vangelo di oggi c’è una confortante notizia: Dio è presente proprio nella fragilità. Dio, infatti, si rende presente in un bambino.

San Paolo invita a indossare una veste fatta di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, di perdono (cfr. Col 3,12-13). Ma ci dice anche che solo l’amore tiene uniti questi sentimenti (cfr. Col 3,14). Solo l’amore li rende possibili. L’amore che è capace di scorgere nell’altro quel bello che nessuno, eccetto che un innamorato, riesce a vedere. D’altra parte, solo la tenerezza, l’umiltà e la mitezza rendono possibile l’amore. L’amore è «un bambino» da custodire, da accudire, da proteggere dai pericoli. L’amore, qualche volta, è perdente. L’amore, come ci dice il poeta francese Jacques Prevert, è «tremante di paura come un bambino al buio / e così sicuro di sé / come un uomo tranquillo nel cuore della notte» (J. Prevert, Questo amore).

La luce dell’amore splende nella vulnerabilità di un bambino. Si fa strada nella notte. Molti cercano di farlo fuori, perché è scomodo (cfr. Mt 2,13). Il suo silenzio è come un urlo che scuote le coscienze dei grandi della Terra. Giuseppe percorre la terra di Israele e nessuno riconosce quel bambino. Anzi, cercano di ucciderlo. La profezia è scomoda. A volte, poco piacevole da ascoltare. È semplice come le parole di un bambino e forse per questo difficile da accogliere: le parole dei bambini sono essenziali e talmente luminose che accecano i grandi.

La luce bussa alla tua porta attraverso un sogno nascosto nel cuore. Si rivela tramite un annuncio di novità. Ti riempie di fiducia. Ti promette la vita. Ma la luce si riceve donandola, così come la strada  si costruisce percorrendola. Giuseppe custodisce l’amore al centro della sua famiglia. E ci aiuta a comprendere che ciò che unisce le nostre famiglie non è altri che Gesù. È lui che vuole entrare e regnare nelle nostre relazioni, per riempirle di tenerezza, bontà, mansuetudine e umiltà.
Non siamo ingenui: sappiamo che non è facile! Sappiamo che è una sfida per i nostri cuori complicati, razionali, calcolatori e poco capaci di custodire la semplicità delle cose e della vita. Ma il nostro nome è «amati da Dio» (Col 3,12). Così ci chiama San Paolo e questa è la nostra carta d’identità. Potrebbe diventare la nostra preghiera del cuore, il pensiero di questa settimana, il sogno che riempie di luce e speranza le nostre giornate. Sono amata da Dio. Amata! Cercata, desiderata, voluta. E chi è amato non può che riamare. Le mie fragilità sono il luogo in cui quel bambino oggi vuole nascere per riempire di luce la mia notte. Sono il luogo della guarigione dalla malattia dell’autosufficienza e dell’orgoglio. Sono il luogo della salvezza. Sono la casa della speranza.

Quando Gesù arriva con la sua luce, trasforma ogni cosa. E ci conduce verso la via della vita. Così come, bambino, guidò Giuseppe, aiutandolo a credere nei sogni e nella vulnerabilità di Dio.

Suor Mirella Caterina Soro

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