Commento al Vangelo
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L’incontro con Cristo può cambiarci la vita

Domenica 23 marzo - III DOMENICA DI QUARESIMA. «Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno»

Parole chiave: Vangelo (502)

Il Vangelo di questa domenica ci propone, con un incontro denso di particolari, l’incontro tra Gesù e la Samaritana. Una prima immagine è di un Gesù stanco affaticato per il viaggio, e sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno, giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Gesù dice: dammi da bere. Di solito è Gesù che disseta, qui, vediamo un Gesù che chiede, una buona occasione per iniziare un dialogo. A quei tempi, un maestro non parlava da solo con una donna, per strada ma Gesù è al pozzo e parla con lei! Il pozzo diventa simbolo di vita, dove si attinge acqua sia per bere e ristorare il fisico ma, è il pozzo, dove si attinge l’acqua della vita, l’acqua della verità. Gesù si trova li, stanco e affaticato dal viaggio. L’ora precisa in cui avviene tutto questo è l’ora sesta. Questo dettaglio ci riporta all’ora della sua morte. Anche il pozzo ci riporta per immagine, al suo costato e da lì scaturirà acqua e sangue. Chiede da bere, ma sarà lui a dissetare l’arsura di ciascuno.

La donna arriva a mezzogiorno. È chiamata donna, ma sappiamo che Gesù chiama Donna solo la madre. Un titolo improprio noi diremmo, ma la samaritana ha un ruolo importante, è la peccatrice perdonata. Un’ora insolita per una donna di casa che a quell’ora si affaccenda per preparare il pranzo, un’ora insolita perché l’acqua serviva sin dalla mattina per ordinare, rassettare, per cucinare e quant’altro. Perché a mezzogiorno va ad attingere acqua? «chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno». Si è forse questa la sete della donna, una sete che non si placa se non con la ricerca della vera fonte. Questa donna diventa il modello di ogni esperienza di fede, come desiderio di incontro personale con l’altro, un incontro che cambia e trasforma passando dalla morte alla vita. È un racconto denso di significati, ma che in sintesi si potrebbe definire a una storia d’amore, un dialogo dove Gesù porta la donna a conoscere il suo dono. Questa donna ha cambiato vari mariti ma ancora non ha trovato il suo Sposo.

Il racconto è un graduale cammino che fa ripensare a quanto scritto in Osea 2, 16-20: La non-amata sarà finalmente amata, il non-mio-popolo sarà chiamato dal Signore mio-popolo. Un cammino che ne fa percepire l’ora, la fatica, il viaggio; la cosa bella è che in questo percorso Gesù non denuncia pubblicamente quanto ha fatto la donna, ma pone l’accento sulla sete e che niente e nessuno potranno placare se non il dono che Gesù le vuole fare. E qui vi è il riconoscimento del profeta: Vedo che tu sei un profeta! Nei versetti 19-26 Gesù le annuncia che l’ora è giunta, è presente il Messia, adesso, è Lui stesso a parlarle: Io sono che parlo a te. La samaritana ascolta la Parola fatta carne, la stessa parola che ascoltiamo anche noi oggi. Ciò che dice al cuore di questa donna, oggi lo dice a noi. La donna dopo aver ricevuto l’acqua che non si consuma, e dopo aver parlato con il Signore, abbandona il pozzo e la brocca e va, corre ad annunciare la sua scoperta. E qui arrivano i discepoli che si stupiscono, non comprendono, non chiedono.  Forse è solo stupore poiché vedono abolita la separazione tra fedeli e infedeli, tra uomo e donna? Per togliere dall’imbarazzo i discepoli dicono: Mangia!

Io ho un cibo che voi non conoscete. Gesù parla loro del cibo che dà la vita eterna. I discepoli non capiscono e si domandano se qualcuno gli ha portato da mangiare. Si, in effetti Egli aveva mangiato, ma un cibo speciale: «fare la volontà di colui che l’ha mandato», del Padre (v. 35).  Molti dei samaritani credettero in lui per la parola della donna che testimoniò. È importante credere alla parola di chi testimonia ciò che ha visto e ha udito. Qui la donna non riesce più a contenere la gioia, l’amore che ha toccato, che incontrato nel volto del Signore. Ora si sente leggera, libera dal peso del peccato perché il Signore l’ha invitata a risollevare il capo, a vivere una vita nuova, da redenta. Il Signore, oggi vuole donarci l’acqua viva, l’amore che salva, che ravviva e dà la vita eterna. Certi incontri ci cambiano la vita. Lasciamoci incontrare da Cristo. A volte siamo stanchi, delusi, confusi, sediamoci al pozzo e sentiamoci risollevare da Lui. La quaresima è il tempo favorevole alla conversione.

Suor Tiziana Chiara

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