Commento al Vangelo
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L’invito ad addentrarci con fiducia nel deserto

Domenica 22 febbraio - I DI QUARESIMA - «Gesù, tentato da Satana, è servito dagli angeli»

Parole chiave: Vangelo (501)

L'invito ad addentrarci con fiducia nel deserto è, in questa prima domenica di quaresima, forte, incalzante, improrogabile. Gesù fa questa intensa esperienza, mosso dallo Spirito. Tutto ciò è preludio di ciò che sarà tutta la sua vita: un combattimento vittorioso con le forze del male, con i Principati e le Potenze (cfr. 1 Pt 3,22). Ma se è vero che il diavolo lo tenta, è vero anche che gli angeli lo servono (cfr. Mc 1,13). E non lo lasciano mai solo. Nel deserto, Gesù accetta di vivere e portare a compimento il misterioso piano d’amore del Padre: il suo sogno di entrare nel deserto del cuore dell’uomo, per ridonargli vita.

La quaresima può essere, per noi, tempo propizio di silenzio, ascolto e preghiera per chiedere a Dio la grazia e la gioia di accogliere e fare nostro il suo amore folle per l’umanità. Un’umanità ferita, persa, sconvolta della quale, ogni giorno, tocchiamo con mano le contraddizioni profonde. Eppure, essa è infinitamente amata da Dio. Da Lui è stata scelta, creata, accolta, salvata. Non spetta a noi, quindi, salvarla: lo ha già fatto Gesù! Ma possiamo accogliere in noi stessi questa salvezza. E possiamo scegliere di entrare nel cuore del fratello, per assumerne i pesi e le fatiche, per farci vicini. Per diventare dono. Di fronte all’umanità di Cristo, il diavolo non ha voluto inginocchiarsi. E anche noi, spesso, viviamo la tentazione di andare a Dio senza passare per l’umanità del Figlio. E di separare Cristo dai fratelli.

Una grande donna del nostro tempo, Simone Weil, pur affermando di aver conosciuto Dio, di amare intensamente Lui, i sacramenti, i santi, scriveva a un sacerdote che sentiva di non volere essere battezzata per non separarsi dalla disorientata moltitudine dei non credenti. Per non lasciarli soli nella loro dolorosa ricerca. Si guardava dentro con incredibile verità e lucidità e non nascondeva le proprie contraddizioni. Ma leggendo certe sue pagine, ci si sente di fronte al cuore di un gigante in umanità. Di una donna profondamente evangelica, pur senza saperlo. Scriveva: «Avverto il bisogno essenziale, e credo di poter dire la vocazione, di passare fra gli uomini e i diversi ambienti umani fondendomi con essi, assumendone lo stesso colore, almeno nella misura in cui la coscienza non vi si opponesse, dissolvendomi fra loro, affinché si mostrino quali sono, senza dissimularsi ai miei occhi. Desidero conoscerli per poterli amare quali sono. Perché se non li amo quali sono non sono loro che amo, e il mio amore non è vero» (S. Weil, Attesa di Dio).

Noi amiamo gli altri per quello che sono? O vorremmo cambiarli a nostro piacimento? Nel deserto, impariamo a stare soli con Dio, per accogliere e amare l’uomo così come è. Nel Dialogo di S. Caterina da Siena, Dio Padre le rivela che chi giudica l’altro si separa realmente da Dio e dalla Chiesa, suo corpo mistico, spesso perdendo la grazia (cfr. S. Caterina da Siena, Dialogo, C). Il vero deserto non è fuga dal mondo, ma immersione in esso attraverso l’accoglienza profonda delle vie di Dio, la fiducia nella sua azione e l’amore ostinato al fratello. Scopriremo che il vero deserto abita, innanzitutto, il cuore di ognuno di noi. Ma è proprio questo il deserto che Cristo ha scelto di abitare. Per irrigarlo con il suo sangue e ridargli vita con i sacramenti. La quaresima è il tempo propizio in cui il deserto del nostro cuore può fiorire e riempirsi di mille colori e profumi. Possiamo ridargli vita, ma solo se permettiamo a Gesù di fare il «giardiniere» della nostra anima, se lasciamo che coltivi in noi i fiori delle virtù ed estirpi le cattive erbe dell’orgoglio e dell’egoismo. E se iniziamo ad accogliere le vie degli altri, spesso così diverse dalle nostre, ma che sono segno e manifestazione dell’infinita varietà e bellezza di Dio.

Ma nella nostra esistenza ci sono anche tanti deserti che non sono voluti da Dio. A volte, avvertiamo la noia della vita, la ripetitività delle persone e degli avvenimenti. Ma è un’aridità che non viene dall’esterno: la fabbrichiamo con le nostre stesse mani, quando siamo incapaci di uno sguardo creativo. Ci aspettiamo tutto dagli altri. Ci lamentiamo di tutto. Allora, la preghiera diventa arida, il rapporto con gli altri una continua pretesa o, peggio, un incessante giudizio e, quindi, una costante insoddisfazione. Alimentiamo in noi e diffondiamo fuori di noi la divisione e la disarmonia che ci abitano. Gesù ci indica una via nuova, che si realizzerà nella misura in cui avremo fede e fiducia in Lui e nella sua Parola di vita. Perché il tempo è compiuto per chi sceglie l’amore (cfr. Mc 1,15). Il frutto di questo cammino sarà certamente la croce, perché l’amore autentico si accompagna sempre al dolore. Ma sarà anche una vera, profonda letizia, dono gratuito dello Spirito Santo.

Suor Mirella Caterina Soro

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